Non solo Stephen Baldwin, gli attori che hanno scelto Dio: il caso emblematico di Mel Gibson che si è costruito una Chiesa. Tutti i nomi

Folgorati sulla Via di Damasco: dopo Stephen Baldwin, ci siamo chiesti se altri avessero scelto Dio. E ci siamo risposti di sì: i nomi che abbiamo raccolto per voi

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Stephen Baldwin
IPA

È ufficiale: Stephen Baldwin ha deciso che la vera carriera non è quella da protagonista nei thriller anni ’90, ma quella da testimonial fisso di Gesù Cristo e dello Spirito Santo. L’uomo che avrebbe potuto inseguire il destino da "nuovo Tom Cruise" ha preferito restare, parole sue, "uno schmuck di Massapequa" e mollare Hollywood nel momento in cui poteva spingere sull’acceleratore del box office: cento film all’attivo, soldi a palate, una moglie da copertina e un curriculum pronto per il sequel, ma lui ha scelto la skateboard ministry sulla spiaggia e i tour nelle chiese invece del red carpet.

La scena chiave sembra scritta da uno sceneggiatore particolarmente ispirato: dopo la nascita della figlia, la domestica brasiliana Augusta annuncia alla coppia che Dio l’ha mandata non per pulire casa, ma per aprire il loro spin‑off spirituale come "cristiani rinati con ministero incorporato". Baldwin all’inizio ride, poi si ritrova a girare Livin’ It, film di skate cristiano che vende migliaia di copie, lo porta a più di cento chiese e diventa l’episodio pilota della sua nuova serie: "Ho mollato tutto per Gesù". Da lì in poi, per Hollywood lui è il "Jesus freak" da tenere lontano dalle riunioni con i produttori, ma Baldwin non sembra particolarmente turbato: ha deciso che la vera star non è lui sul set, bensì il Dio che, a suo dire, gli ha riscritto il finale di carriera. Ma chi, come lui, ha scelto questa strada? Sono tanti, ne abbiamo raccolto alcuni per voi.

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Shia LaBeouf, da "enfant terrible" a candidato diacono

Shia LaBeouf ha trasformato la preparazione al ruolo di Padre Pio in qualcosa di più di un semplice metodo Stanislavskij: mesi in monastero con i frati cappuccini e immersione nella Messa in latino lo hanno portato prima a entrare in RCIA, poi a ricevere la confermazione cattolica a fine 2023. Lui stesso racconta che "Padre Pio gli ha salvato la vita", trascinandolo fuori da un’esistenza piena di scandali, accuse di abuso e crisi di ego, verso un cristianesimo che ora vorrebbe vivere addirittura come diacono permanente.

Russell Brand: battesimo nel Tamigi e reboot dell’anima

Il comico britannico, ex sacerdotale del culto di droga, sesso e rivoluzione permanente, nel 2024 ha annunciato di aver trovato Cristo e si è fatto battezzare nel Tamigi, assistito da Bear Grylls come se fosse un episodio speciale di Man vs. Sin. Brand descrive il battesimo come "un’opportunità di morire e rinascere", dichiarando di sentirsi "cambiato, transizionato" e di aver finalmente trovato la pace che inseguiva in anni di dipendenze, mentre la stampa si divide tra chi vede una sincera conversione e chi un elegante tentativo di riscrivere il proprio dossier mediatico.

Mel Gibson, il cattolico tradizionalista che ha messo in scena la Passione

Mel Gibson non si è "convertito" in senso stretto: è cresciuto in una famiglia cattolica ultra-tradizionalista e oggi abbraccia una visione che rifiuta buona parte delle riforme del Vaticano II, al punto da costruirsi una propria chiesa indipendente a California, la Holy Family. Con The Passion of the Christ ha trasformato la Passione in un blockbuster iper-violento, venerato da molti ambienti conservatori ma criticato da studiosi e gruppi ebraici per un potenziale antisemitismo e una lettura molto "vecchio rito" della responsabilità della crocifissione.

Anthony Hopkins, dal nichilismo al Dio "discreto"

Tra le conversioni più citate c’è quella di Anthony Hopkins, raccontata in numerose testimonianze come passaggio dall’ateismo e dall’alcolismo a una fede cristiana sobria, che lui stesso collega a un momento di svolta in cui smette di bere e ritrova senso e disciplina. Il grande attore che ha incarnato il male in Il silenzio degli innocenti oggi parla di preghiera, grazia e riconciliazione, diventando il testimonial perfetto per l’idea che nemmeno Hannibal Lecter è troppo lontano per essere raggiunto dalla misericordia.

Jim Caviezel, l’uomo che ha interpretato Gesù e non è più tornato indietro

Jim Caviezel, protagonista della Passion di Gibson, ha costruito quasi tutta la sua immagine pubblica intorno a una devozione cattolica militante: testimonianze, film cristiani, interventi sulla sofferenza e sulla salvezza sono diventati la sua nuova filmografia parallela. Le interviste che lo riguardano insistono sul prezzo pagato per aver incarnato Cristo – carriera rallentata, ruoli che spariscono – ma anche sulla scelta consapevole di privilegiare progetti di evangelizzazione rispetto alla normale scalata hollywoodiana.

Denzel Washington, il profeta sul set

Denzel Washington ripete spesso che "segue solo Dio", e in video dedicati agli attori cristiani viene raccontato come un protagonista che ha trasformato premi, status e notorietà in piattaforma per sermoni improvvisati su grazia, disciplina e responsabilità. Tra racconti di profezie ricevute in chiesa e discorsi pubblici sul senso di usare il talento come vocazione, la sua figura si muove tra il predicatore motivazionale e il profeta da red carpet, uno che sul palco degli awards preferisce citare la Bibbia invece di ringraziare lo stylist.

Mark Wahlberg, dal carcere al rosario in mano

La storia di Mark Wahlberg rientra alla perfezione nel cliché "ragazzo di strada redento": adolescenza violenta, un periodo in prigione e poi una lenta ricostruzione personale che nei racconti cristiani culmina in una fede esplicita e in film come Father Stu, centrati proprio su un sacerdote ex delinquente. Nelle interviste più recenti, viene dipinto come star che ha "totalmente cambiato vita dopo aver trovato la fede", fra messa quotidiana, digiuni pubblici e un’abilità notevole nel trasformare il percorso spirituale in narrazione cinematografica ben vendibile al pubblico devoto.

Sylvester Stallone, Rocky torna al Vangelo

Sylvester Stallone ha raccontato più volte di essere tornato alla fede cristiana in età avanzata, dopo anni di distacco, tratteggiando la sua riscoperta del Vangelo come una seconda chance che arriva dopo i 70 anni, quando persino Rocky capisce che la vera corsa non è quella sul ring. La sua parabola viene presentata come quella dell’eroe action che, dopo aver vinto tutte le battaglie cinematografiche, ammette di aver bisogno di una guida che non sia l’allenatore né il produttore ma qualcosa – o Qualcuno – più in alto.

Kirk Cameron, dal teen idol al predicatore full time

Kirk Cameron, volto storico della sitcom Genitori in blue jeans, racconta la propria conversione a 17 anni: in quegli anni inizia a frequentare la chiesa, si definisce born again Christian e progressivamente sposta la sua carriera verso film e progetti esplicitamente evangelici. Oggi appare in molti elenchi di "attori che hanno trovato Dio", come esempio di star che ha messo da parte la corsa al mainstream per abbracciare cinema "di nicchia" ma perfettamente allineato con la sua missione di predicatore mediatico.

Guardando insieme queste storie, si nota un modello da manuale: crisi personali, dipendenze, scandali, alti e bassi di carriera e poi la scena finale in cui l’attore abbraccia una fede che promette riconciliazione, senso e, a volte, un nuovo pubblico. Potrebbe trattarsi di un battesimo nel Tamigi, di una confermazione in una missione francescana o di una chiesa costruita su misura fuori dal sistema romano, Hollywood continua a dimostrare che la redenzione è il genere narrativo più redditizio di tutti: in sala e sul set.


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