Il metodo De Martino sta già cambiando il Festival di Sanremo: perché ha capito quello che Conti e Amadeus avevano dimenticato
Stefano De Martino ha già battuto Amadeus e Conti: il suo segreto è aver rimesso il Festival di Sanremo al centro

C’è qualcosa di curioso in quello che sta accadendo attorno al Festival di Sanremo 2027. Per la prima volta dopo molti anni, infatti, il protagonista designato del Festival sembra essere l’unico a non voler occupare il centro della scena. Mentre il nome di Stefano De Martino continua a dominare le cronache televisive e mentre le indiscrezioni sulla sua prima edizione iniziano a moltiplicarsi, emerge una sensazione sempre più netta: il nuovo direttore artistico sta costruendo il suo Sanremo seguendo una filosofia completamente diversa da quella dei suoi predecessori. Ed è proprio questa differenza che potrebbe trasformarsi nel suo più grande punto di forza.
Perché Stefano De Martino ha già un vantaggio enorme su Amadeus e Conti prima ancora di Sanremo 2027
Le prime notizie parlano di circa 500 canzoni arrivate alla direzione artistica. Numeri importanti, che raccontano una fiducia enorme da parte dell’industria discografica e degli artisti. Si parla poi di una squadra di lavoro che coinvolge professionisti come Fabrizio Ferraguzzo, di ascolti continui, di confronti internazionali e perfino di una possibile serata dedicata all’Eurovision destinata a rafforzare il legame tra il Festival e il mercato musicale europeo. Tutti elementi interessanti. Ma la vera notizia è un’altra. Da settimane si parla di De Martino senza che sia De Martino a parlare di sé. Può sembrare una sfumatura, ma in realtà è una rivoluzione. Negli ultimi anni il Festival è stato spesso raccontato anche attraverso le figure dei suoi direttori artistici. Amadeus è stato protagonista di un quinquennio straordinario, capace di riportare Sanremo al centro della cultura pop italiana. Ha avuto intuizioni brillanti, ha intercettato nuove generazioni, ha trasformato il Festival in un gigantesco fenomeno social.
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Entra nel canale WhatsAppMa col passare del tempo il racconto del Festival è diventato anche il racconto di Amadeus. Le sue scelte, le sue amicizie, le sue strategie, i suoi ospiti, le sue dichiarazioni. Tutto contribuiva a costruire una narrazione nella quale il direttore artistico finiva inevitabilmente per diventare uno dei protagonisti assoluti dell’evento. Lo stesso discorso, seppur in modo diverso, vale per Carlo Conti. Il conduttore toscano ha sempre rappresentato una televisione fortemente nazionalpopolare, rassicurante, trasversale. Un professionista impeccabile, capace di parlare a pubblici differenti. Eppure anche il suo Festival è sempre stato strettamente associato alla sua figura, al suo stile, alla sua identità televisiva. Con De Martino, almeno per ora, sta accadendo il contrario. Il nuovo direttore artistico sembra aver scelto una strada molto meno rumorosa. Nessuna intervista quotidiana. Non c’è presenza costante nel dibattito mediatico o necessità di commentare ogni indiscrezione. Zero ricerca spasmodica di attenzione. Anzi. Più passano le settimane e più emerge l’idea di una gestione che preferisce il lavoro all’esposizione. De Martino volerà negli USA insieme ai collaboratori e al figlio Santiago per concentrarsi e non avere alcun tipo di interferenza: è questa la chiave del successo assicurato?
Metodo De Martino verso Sanremo 2027: perché è l’intuizione più intelligente
Quella di De Martino è una scelta controcorrente in un’epoca in cui ogni personaggio televisivo è spinto a trasformarsi in un brand permanente. In un sistema mediatico che vive di anticipazioni, retroscena e dichiarazioni, Stefano sembra voler sottrarre ossigeno proprio a quel meccanismo. Forse è questa la sua intuizione più intelligente. Perché negli ultimi anni Sanremo è diventato talmente grande da rischiare, a tratti, di essere soffocato dal rumore che lo circonda. Rumore mediatico, social, politico e televisivo. Tutto veniva commentato mesi prima, diventava dibattito e si trasformava in polemica o in evento. Il risultato era un Festival che spesso iniziava molto prima della prima serata. De Martino sembra voler invertire questo processo. Le indiscrezioni che filtrano riguardano soprattutto il lavoro sui contenuti. Le canzoni. La selezione artistica. Le possibili novità regolamentari. Il rapporto con l’Eurovision. Gli ospiti (si parla della reunion dei Maneskin e di Vasco Rossi per i 50 anni di carriera).
Non il personaggio De Martino. Il Festival torna così a essere il centro della discussione. E questo non è certo un dettaglio da poco. Anzi, potrebbe essere la vera differenza rispetto al passato e ai suoi predecessori. La storia della televisione insegna che i programmi più forti sono quelli che riescono a vivere indipendentemente dai loro conduttori. Quando un format diventa troppo dipendente da una singola personalità, inevitabilmente si espone a un rischio. Quello di confondere il successo del programma con la popolarità del suo padrone di casa. Sanremo, invece, dovrebbe essere qualcosa di più grande. Dovrebbe essere l’evento per eccellenza, a prescindere da tutto e tutti. Non il palcoscenico personale di chi lo conduce. In questo senso De Martino sembra aver compreso perfettamente la responsabilità che comporta raccogliere l’eredità di chi lo ha preceduto. Non sta cercando di imitare Amadeus e Conti. Soprattutto non sta cercando di dimostrare ogni giorno di essere all’altezza del ruolo.
Sanremo con De Martino: spazio solo alla buona musica. Niente gossip nell’estate più decisiva
Sta semplicemente lavorando. Può sembrare poco, ma in realtà è moltissimo. Il silenzio può diventare una forma di leadership in una televisione dominata sempre più dall’autopromozione. In un sistema che premia chi occupa costantemente la scena, scegliere di arretrare può rappresentare un gesto di forza. Naturalmente tutto questo dovrà essere confermato dai fatti. Le canzoni dovranno essere all’altezza, le serate dovranno funzionare e le novità dovranno convincere il pubblico, anno dopo anno, sempre più esigente. Nessuno può sapere oggi quale sarà il risultato finale, ma una cosa appare già evidente. Molti si aspettavano che Stefano De Martino trasformasse Sanremo in un’estensione della propria immagine pubblica, lui sta facendo esattamente il contrario. Sta cercando di trasformare se stesso in uno strumento al servizio della kermesse. Ed è proprio qui che si nasconde il suo vantaggio a mesi dall’inizio della nuova era. Mentre Amadeus ha costruito un Festival che parlava anche di Amadeus e Conti ha costruito un Festival che parlava anche di Conti, De Martino, almeno per ora, sembra voler costruire un Festival che parli soprattutto di musica, di novità e di qualità. Se riuscirà a mantenere questa promessa, potrebbe aver già trovato il modo più efficace per superare entrambi e diventare il nuovo re della manifestazione.
