Stefano D'Orazio, battaglia per l'eredità: la vedova chiede 100 mila euro alla figlia "segreta". Perché

Tra tribunali, richieste di risarcimento e una verità familiare emersa solo dopo la morte, il patrimonio dello storico batterista dei Pooh torna al centro di una battaglia legale.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

A distanza di anni dalla scomparsa di Stefano D’Orazio, batterista dei Pooh, il suo nome torna al centro dell’attenzione pubblica per una vicenda privata ricca di colpi di scena, con un’eredità che oggi divide due donne, la vedova di lui, e la figlia tenuta inizialmente nascosta.

Il ritorno in tribunale per l’eredità di Stefano D’Orazio

Il confronto si è riaperto davanti alla Corte d’Appello di Roma, dove è iniziato il processo di secondo grado sull’eredità del musicista, morto nel 2020 per complicazioni legate al Covid. Al centro del procedimento ci sono la vedova Tiziana Giardoni e Francesca Michelon, figlia biologica di Stefano D’Orazio, riconosciuta tale in primo grado grazie al test del Dna. Su questo punto non ci sono più dubbi né margini di discussione. La paternità è stata accertata in modo definitivo e non è più oggetto del contenzioso. Quello che ora divide le parti è la gestione e la ripartizione del patrimonio lasciato dal batterista dei Pooh.

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Il testamento annullato e la prima sentenza

Nel processo di primo grado, il Tribunale aveva annullato il testamento pubblico redatto da Stefano D’Orazio nel 2016, stabilendo che l’intera massa ereditaria dovesse essere divisa in parti uguali tra la vedova e la figlia. Una decisione che aveva riconosciuto a Francesca Michelon non solo lo status di figlia, ma anche una posizione centrale nella successione. In quella stessa sentenza, Tiziana Giardoni era stata condannata a versare 60 mila euro a Michelon a titolo di danni esistenziali. Un risarcimento che, però, non è mai stato corrisposto, perché l’esecuzione della decisione è rimasta sospesa in attesa dell’esito del giudizio di Appello.

Stefano D’Orazioni, la nuova mossa della vedova

È proprio nel ricorso presentato in secondo grado che la vedova di Stefano D’Orazio ha deciso di cambiare passo. Giardoni ha avanzato una nuova richiesta economica, chiedendo 100 mila euro di danni esistenziali a Francesca Michelon, ribaltando di fatto l’impostazione emersa in primo grado. Secondo questa linea difensiva, il mancato rapporto tra padre e figlia non sarebbe stato il frutto di una scelta di D’Orazio, ma la conseguenza del comportamento della stessa Michelon, che si sarebbe volontariamente tenuta distante dal musicista mentre era in vita. Per questo motivo, sempre secondo la ricostruzione della vedova, Stefano non avrebbe mai voluto riconoscerla. Da queste premesse, Giardoni sostiene che alla figlia spetterebbe al massimo la quota legittima dell’eredità, pari a un terzo del patrimonio, e non la metà stabilita dal Tribunale in primo grado.

La versione di Francesca Michelon

Dopo il riconoscimento della paternità, Francesca Michelon aveva raccontato pubblicamente il suo punto di vista, parlando di un percorso giudiziario lungo e doloroso e di anni segnati da accuse e sospetti. In un messaggio affidato ai social aveva scritto che il processo era stato difficile e che Stefano D’Orazio avrebbe fatto di tutto per rallentare o bloccare le procedure, aggiungendo di aver dovuto affrontare anche un processo penale per falso ideologico insieme ai suoi familiari. Un altro nodo centrale resta l’entità complessiva dell’eredità di Stefano D’Orazio, che non è mai stata quantificata pubblicamente. Solo dopo la sentenza di secondo grado sarà possibile ricostruire nel dettaglio i beni mobili e immobili che compongono il patrimonio del musicista.

Nel frattempo, resta aperta anche l’ipotesi di una soluzione fuori dalle aule di tribunale. Un primo tentativo di mediazione era già fallito durante il processo di primo grado, ma la possibilità di un accordo tra le parti non è esclusa, soprattutto per evitare tempi ancora più lunghi e un ulteriore inasprimento del conflitto. La Corte d’Appello si è riservata la decisione e la prossima udienza, nella quale sono attese le conclusioni delle parti, potrebbe tenersi nel 2026. Fino ad allora, l’eredità di Stefano D’Orazio resta sospesa.


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