Stefano D'Onghia: "Con Cash or Trash abbiamo abbattuto un muro. Vi consiglio di acquistare il vetro di Murano, potrebbe sparire per sempre"
Il mercante di Cash or Trash racconta il debutto di Buy It Now, la sua passione nata da bambino, i consigli per riconoscere una vera chicca vintage e il rapporto con Paolo Conticini e Gabriele Corsi

Stefano D’Onghia è uno dei volti ormai più riconoscibili di Cash or Trash – Chi offre di più?, il programma del Nove che ha trasformato aste, antiquariato, vintage e collezionismo in un appuntamento quotidiano capace di conquistare anche il pubblico più lontano da questo mondo. Dal 31 agosto il programma è tornato in prima tv assoluta con Paolo Conticini nella fascia dell’access prime time, mentre dal 9 settembre D’Onghia sarà anche protagonista di una nuova avventura televisiva: Buy It Now – Mai più senza, condotto da Gabriele Corsi e con una giuria composta, oltre che dal mercante, da Mara Maionchi e Giorgio Mastrota.
Stefano D’Onghia: "Cash or trash è pop e unisce le famiglie"
Partiamo da Cash or Trash. Che cosa pensa abbia cambiato nel rapporto del pubblico con il vintage, l’antiquariato e il collezionismo?
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppCash or Trash è un programma che amo alla follia. Se posso permettermi, abbiamo un po’ asfaltato una strada ghiaiata. Molto spesso dico che tutti conoscono il vintage e l’antiquariato, ma tutti chi? Tutti noi del settore. Siamo riusciti a divulgare un genere che non era così popolare: arte moderna, arte antica, vintage. Negli anni ’80, ad esempio, c’erano dei negozi di antiquariato con i cartelli "entrata libera". Pensa come sono cambiate le cose: era come entrare in chiesa. Tutto questo oggi non c’è più. Con Cash or Trash lo spettatore si sente come a casa. È stato come abbattere un muro che forse prima non era accessibile. La cosa bella è questa, e anche che piace ai bambini. Il format ha unito le famiglie. È all’orario di cena, un orario di aggregazione dove si è insieme. Si spegne il telefono e tutti sono catalizzati sull’oggetto: il prezzo, se la stima verrà raggiunta. Questo piccolo giochino ha unito le famiglie. Ne ho parlato con un docente di Padova che sta studiando il fenomeno.
Cosa ci dice della nuova avventura a Buy It Now?
Per Buy It Now, non voglio essere troppo melenso, ma quando me lo hanno proposto ero quasi commosso. Ho pensato a Portobello. C’è l’invenzione, un po’ come Enzo Tortora faceva quasi 50 anni fa. Abbiamo un oggetto che ha un rapporto con l’inventore ancora più profondo: l’ha creato. È un po’ il suo piccolo bambino fatto da bene materiale, da bene mobile. Per cui ci sarà tanta umanità. Io ho trattenuto le lacrime in tre episodi. C’è tanta fiducia, anche un po’ di difficoltà e tantissimo amore.
Il vintage oggi è diventato anche una moda e un mercato molto commerciale. Qual è il primo dettaglio che guarda quando ha davanti un oggetto che potrebbe essere una vera chicca? E quale errore dovremmo evitare quando acquistiamo online o nei mercatini?
Quando c’è un’onda alta tutti cercano di cavalcarla, anche con le riproduzioni, le imitazioni, i falsi. Si può inciampare in piccoli malcontenti. L’intuito scaturisce dall’esperienza nel toccare un oggetto, nel guardare il decoro, la patina. Se l’oggetto ha una cifra molto alta e se il venditore non si conosce o ha pochi feedback, l’imprevisto è dietro l’angolo. Io considero la materia, averla in mano. Se compri cose online non hai confronto, non hai parametro, non puoi parlare con il mercante. Non puoi chiedergli la provenienza, il marchio, il decoro. L’online è il futuro, ci sono professionisti straordinari che vendono in tutto il mondo, con una garanzia assoluta. Online vengono ormai contrattati oggetti da milioni di euro. Però chi te lo vende, come te lo vende, che garanzie hai, che foto ti ha fatto, che certificati hai? Insomma, su cifre importanti bisogna stare attenti.
Guardandola in tv e parlando con lei si percepisce una passione smisurata per l’antiquariato e il vintage. Come è nata questa passione e quando ha capito che poteva diventare il suo lavoro?
La mia vita da sempre mi ha detto quello che dovevo essere, cioè un collezionista, non tanto un commerciante. Io nasco collezionista, fin da piccino. Sotto i dieci anni avevo già, come ho ripetuto più volte, una catalogazione, un interesse, una ricerca. Non c’era la rete, ma c’era la curiosità. La vita mi ha sempre detto quello che ero destinato a fare. Ma non l’ho ascoltata. Ho fatto il cameriere, il cuoco, l’agente immobiliare, ho fatto tantissime cose. Dopo tanti sacrifici, ho svoltato a destra e mi sono buttato qui. Attenzione però alle passioni, perché seguendole puoi anche farti del male. Deve essere qualcosa in più. Qui si parla di qualcosa di più profondo della passione, qualcosa di innato, qualcosa che veramente hai dentro. Lo puoi scoprire subito o dopo, però è qualcosa veramente. C’è il tuo superpotere. È un po’ come Spiderman se non capisse che è un ragno, ma dopo un po’ diventa comunque l’Uomo Ragno. Deve esserci un talento alla base. Non possiamo improvvisarci quello che non potremmo essere mai, probabilmente.
La vediamo sul Nove con Cash or Trash e ora è anche nella giuria di Buy It Now. Com’è il clima sul set e che rapporto ha con Paolo Conticini e Gabriele Corsi?
Ho la fortuna di essere in famiglia, perché è una piccola famiglia. Tutto lo staff, la crew, le persone che sono parte di questo grandissimo nucleo che ha reso possibile proprio questa forma di successo, sono tutti giovani, dolci, appassionati, sinceri. Ma davvero, tutti. Anche persone di spettacolo di un certo livello mi hanno detto questo: "È incredibile, ma qui si sta benissimo". Tutto questo è un po’ magico. Le persone che sono responsabili delle luci o della fotografia, il caporedattore e quant’altro, sono tutte persone semplici. Con i colleghi va tutto bene, sono amici, ovviamente tutti con il loro carattere, i loro sorrisi e le loro tristezze, ma siamo tutti abbastanza affiatati. Paolo è un sogno. Non è una prima donna, non è niente, è un padrone di casa. Ma anche Gabriele è così. Sono due professionisti.
Se dovesse dare un consiglio a chi vuole iniziare a guardare il vintage con occhi diversi, quali oggetti invita a non sottovalutare? C’è qualcosa che secondo lei stiamo perdendo?
Attenzionate i vetri di Murano, firmati, belli. Perché il vetro di Murano ha fatto la sua esplosione, ma si vocifera che, per questione di costi, di difficoltà, di tecniche non tramandate, sparirà. Spero di no. Il vetro d’epoca è irriproducibile. Per cui, se tu riesci ad acquistarlo, hai qualcosa che non si può più riprodurre per vari motivi: per tecniche oggi che non sono più norma, per i mastri vetrai che non hanno tramandato. Quindi potrebbe anche assumere un valore sempre maggiore nel corso del tempo. Poi, gli anni ’90, gli anni 2000, i capisaldi, le firme di quel tempo, li puoi magari trovare ancora nei mercatini e possono essere oggetti di sperimentazione di quel decennio, che è così vicino, ma tra poco sarà lontano. Anche gli anni ’80 sono destinati a salire. Il design continua a essere in aumento. Ormai le persone investono in design importante. Una lampada che compri a 800 euro, già ne vale 5.000.
Parliamo proprio di acquisti: quanto conta non farsi prendere dall’impulso e scegliere invece un oggetto che abbia davvero valore?
Io ho una teoria. Se compri un oggetto a una data cifra, magari anche elevata, senza amare l’oggetto, ma solo per il mero profitto, verrai punito. Se, invece, compri quell’oggetto per te, lo regali alla mamma o al papà, lo regali a tuo fratello, il tuo fidanzato, tuo marito, lo prendi per la casa di tuo figlio, sarai premiato.
Tra televisione, bottega, fiere, eventi e perizie, dove vede Stefano D’Onghia tra cinque o dieci anni?
Questo è un momento intenso. Ho la famiglia, la mia bottega, faccio le perizie per il tribunale, faccio gli eventi, le fiere, i programmi. Ci saranno delle novità che non posso ancora dire. Non voglio assolutamente mollare nulla di quello che sto facendo, ma devo dosare il tempo. Io, però, mi vedo ancora qui, ancora io, lo Stefano di sempre.
