Spot Sip con Massimo Lopez, il creatore Mortaroli non ne sapeva nulla: "Pensavo di essere nel 1994"

Nell'intervista a Libero Magazine, il creativo Mauro Mortaroli ci ha raccontato come è nata la pubblicità tornata virale sotto Sanremo 2026: "L'effetto curiosità c'è".

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Intervista Mortaroli
frame Tonidigrigio e spot Sip

È il 2026 o il 1994? Una domanda che si è posta tutta Italia quando, domenica scorsa, è riapparso sul piccolo schermo l’iconico spot della Sip con Massimo Lopez, quello in cui l’attore, di fronte a un plotone di esecuzione, chiede come ultimo desiderio di poter chiamare casa, per quella che fu la "Telefonata che allunga la vita". E mentre il pubblico è impazzito per quella rievocazione amarcord Anni ’90, anche il creatore della reclame, Mauro Mortaroli, è rimasto sotto choc: "Io non sapevo niente. Stavo guardando la televisione ed è apparso lo spot… mi sono guardato intorno e mi sono detto ‘Ma io questa casa non ce l’avevo nel ’94′". Un effetto sorpresa anche per chi quella reclame l’ha ideata con passione e impegno e che gli valse un Leone D’Oro a Cannes: "Sono poi rimasto stupito dei centinai e centinaia di commenti positivi – ha sottolineato il creativo nell’intervista a Libero Magazine -, cosa che sui social è abbastanza inusuale, dato che qualche critica la si trova sempre…. forse sarà l’effetto ‘si stava meglio quando si stava peggio’ (sorride, ndr)".

La pubblicità è stata trasmessa esattamente come era 32 anni fa, con il marchio Sip e senza nessun altra frase o informazione aggiunta, tanto che in molti si sono chiesti che senso avesse riproporla ora e forse, dato che la Tim è partner del Festival di Sanremo, il perché potrebbe essere presto svelato: "L’effetto curiosità è stato sicuramente raggiunto – ci ha spiegato Mortaroli e ora è probabile facciano qualcosa stasera (nella prima serata di Sanremo, ndr), perché hanno creato un’aspettativa enorme, un po’ come se si dovesse mandare in onda una partita di calcio e per lanciarla facessero vedere Italia-Germania". Il paragone non è forzato per nulla, anche se Mortaroli pensa di peccare un po’ di presunzione, ma se si pensa a come la frase "Una telefonata ti allunga la vita" sia entrata tra i nostri modi di dire e possa essere virale dopo 30 anni, allora è chiaro quanto geniale sia stata quell’intuizione.

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Ma perché lo spot della Sip con Massimo Lopez piace ancora così tanto? È solo l’effetto nostalgia o c’è altro?

Io ho la mia versione. Oggi la pubblicità purtroppo, non so per colpa di chi, si è sostituita alle telepromozioni. Non c’è più quello che per noi era normale cercare, cioè avere l’idea che in qualche maniera si doveva si pubblicizzare un prodotto, ma senza dire questo è il migliore o costa tot… piuttosto facendo analogie, usando metafore, creando insomma uno ‘spettacolo’ che attirasse il pubblico attraverso la fantasia e le emozioni. Oggi questo non c’è più, ma se chiedo alla gente attenzione per 30 secondi in cambio io devo per forza dare qualcosa.

Ci racconti un po’ come è nato lo spot Sip.

In quegli anni la Sip, che lavorava in regime di monopolio, era sotto attacco. Io avevo già lavorato con loro creando lo spot "Mi ami…ma quando mi ami?", e mi chiesero di farne uno nuovo per incrementare le telefonate. Per me fu complicato, anche l’approccio era difficile, perché come si fa a dire alla gente ‘telefona di più’ in un clima poi di monopolio… non perché la telefonata con loro fosse migliore o più bella (c’erano solo loro), ma perché così guadagniamo di più…eh insomma non era facile. La gente amava lo strumento, il telefono, ma mal sopportava di dover pagare il servizio, quindi parlando mi venne in mente che forse l’unico modo per portare qualcuno a fare una telefonata fosse che si trovasse di fronte a un plotone d’esecuzione, chiedendo appunto di poter chiamare a casa come ultimo desiderio.

Questa intuizione geniale le valse un Leone D’oro a Cannes.

Quello lo presi perché secondo me la giuria apprezzò l’italianità di quel concetto: solo un italiano poteva chiedere una telefonata invece di una sigaretta in punto di morte.

Come è stato lavorare con Massimo Lopez e con il regista Alessandro D’Alatri?

Meraviglioso. Ho lavorato anche con Tullio Solenghi e avrei tanto voluto farlo anche con Anna Marchesini. Per me loro erano il massimo in quegli anni. Lopez fu il primo e fu straordinario.

Nel 2007 vi siete anche ritrovati a lavorare con Christian De Sica, nei panni del vigile Persichetti, anche lui condannato a morte, che ricorre alla ‘telefonata che allunga la vita’ per salvarsi dalla fucilazione. Ma questa volta c’era il cellulare. Come è stato questo cambiamento?

In realtà, che sia telefono fisso o cellulare, non cambia molto: è solo uno strumento. Lì ruotava tutto attorno alla telefonata, la possibilità di comunicare tra individui. Quindi il messaggio restava lo stesso.

Lopez, De Sica ma anche la pubblicità Yomo con Aldo, Giovanni e Giacomo, la Lavazza con Paolo Bonolis e Luca Laurenti, il Crodino che fa impazzire il mondo e tante altre. Ma c’è una reclame a cui si è più affezionato?

Come faccio a scegliere. Certo è che quella con Lopez mi ha cambiato la vita… anche se devo dire che quando ho ricevuto il Leone D’Oro a Cannes sono sceso dal palco pensando che mi avrebbe veramente trasformato… e invece era una grande stron*ata (ride, ndr). In realtà noi corriamo come dei pazzi per raggiungere un obiettivo, pensando che dopo debba succedere chissà cosa. Dopo quel premio, forse, sono stati gli altri a vedermi in maniera diversa, io sono rimasto quello di sempre, grato sì per quel riconoscimento, ma sono rimasto sempre me stesso.

I suoi spot sono stati girati come piccoli film, ma ora i linguaggi delle pubblicità in Tv sono cambiati, tutto corre molto più veloce. Ma qual è il segreto per creare uno spot di successo oggi?

Ho una figlia che fa la social media manager, e mi dice la classica frase ‘i tempi sono cambiati’, mentre quello che le ripeto sempre è che nella storia a cambiare sono solo i mezzi con cui si comunica: siamo passati dai manifesti attaccati ai muri, ai giornali, fino alla radio, la Tv e i social. Quello che non cambia mai però, e per me è fondamentale, è capire con chi hai a che fare… Conoscere le persone, capire con chi sto parlando. Se non conosci il contesto e la cultura in cui operi e lavori, non avrai mai gli strumenti idonei per comunicare. Bisogna osservare il mondo che ci circonda, essere curiosi della realtà in cui viviamo, della gente e delle sue abitudini e vizi. Il nostro mestiere non è come l’arte che devi studiare per comprenderla, la pubblicità deve arrivarti immediata e, come diceva Armando Testa, ‘Parcheggiare nella memoria’.

Ed è proprio il caso di dire che il claim "Una telefonata che allunga la vita", si è ‘parcheggiato’ definitivamente nella nostra memoria collettiva.


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