Spider-Man: Brand New Day, la maturità di Peter Parker passa da un ottimo Tom Holland. Recensione

La nuova avventura di Spidey è oscura, cupa e malinconica: Tom Holland non è mai stato così credibile nei panni di Peter Parker

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

La Fase 6 del Marvel Cinematic Universe è iniziata un anno fa circa con l’avvento dell’ottimo I Fantastici Quattro: Gli Inizi, ma da quel momento le uscite nelle sale targate Casa delle Idee sono state sostanzialmente zero. Diverse serie tv, ma nessuna nuova grossa pellicola. Era lecito quindi aspettarsi che l’attenzione e l’aspettativa dei fan si concentrasse su Spider-Man: Brand New Day, pellicola che abbiamo avuto modo di vedere in anteprima e che proveremo a sviscerare in questa recensione. L’amichevole Arrampicamuri ha sempre avuto un posto speciale nel cuore degli appassionati di fumetti e cinecomic e in un’era in cui i film coi supertizi hanno bene o male deluso le aspettative (tolti casi estemporanei come Thunderbolts* e, appunto, I Fantastici Quattro), la nuova avventura di Spidey era vista come "la nuova cosa grossa" della Marvel, prima del big boom con Avengers: Doomsday.

Destin Daniel Cretton, regista per Marvel già con Shang-Chi e la Leggenda dei dieci anelli, riporta al cinema lo Spider-Man di Tom Holland in un’avventura matura, oscura e che si poggia su temi decisamente più adulti rispetto al passato. Anche grazie a un Tom Holland finalmente giunto alla maturazione nel ruolo, e che incarna Peter Parker e Spider-Man come i fan gli chiedevano da anni. Tornano nel cast Zendaya nei panni di MJ, Jacob Batalon in quelli di Ned Leeds, Mark Ruffalo come Bruce Banner, Jon Bernthal nelle vesti di The Punisher e si aggiungono Sadie Sink (Stranger Things), Tramell Tillman (Severance) e Liza Colón-Zayas (The Bear)

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Spider-Man: Brand New Day – La recensione del film

La nuova avventura di Spider-Man funziona per due motivi principali. In primo luogo, mostra finalmente un Peter Parker adulto e maturo. È una storia imperniata sull’elaborazione del lutto, sul superamento dell’adolescenza e sull’accettazione dello scorrere del tempo e del cambiamento. Tom Holland offre una performance molto buona, sia con addosso la calzamaglia da supereroe (che calzamaglia non è, occhiolino occhiolino), sia nei panni di Peter. Un Peter fragile, emotivamente provato dalle conseguenze di No Way Home e della cancellazione del ricordo di chi lui sia, soprattutto dalla mente dei suoi amici. Un Peter che deve fare finalmente i conti con se stesso e con quello che vuole diventare e che prova a seppellire la sofferenza buttandosi a capofitto nel lavoro. Ma funziona anche perchè è soprattutto un film di Spider-Man. Un film di Spider-Man a New York. La simbiosi tra l’eroe e "la sua" città è totale. Si respira a pieno l’atmosfera della Grande Mela anche quando essa è ricostruita digitalmente e le acrobazie e i salti da un palazzo all’altro faranno venire la pelle d’oca anche al più irriducibile dei fan.

Ma non è solo questo, perchè Spider-Man: Brand New Day è anche un film fortemente corale. Il Punisher di Jon Bernthal e il Bruce Banner di Mark Ruffalo non hanno solamente ruoli da comprimari. Il primo, in particolare, è il contraltare perfetto di Peter. Di questo Peter, convinto di dover essere come lui, di doversi isolare da tutto e da tutti, per poter compiere il proprio dovere. Entrambi perfettamente in parte e credibili e che speriamo vivamente di rivedere anche in futuro, magari proprio in Doomsday. Menzione d’onore, ovviamente, per Zendaya e Jacob Batalon: la chimica con Tom Holland è ancora presente e le scene in cui il trio si ricostituisce sono tra le più riuscite del film. Su Sadie Sink non vogliamo esporci troppo per evitare spoiler, ma lo spessore che è riuscita a dare al proprio personaggio merita una conferma nel ruolo senza se e senza ma.

Di cosa parla la trama di Spider-Man: Brand New Day

Sono passati anni da quando l’incantesimo di Dr Strange ha rimosso dalla memoria del mondo che Peter Parker (Holland) è Spider-Man. Senza più Ned (Batalon), MJ (Zendaya) e la Zia May (Marisa Tomei), la sua unica valvola di sfogo e l’attività da Spider-Man, che svolge alla perfezione. New York non è mai stata così sicura e tutta la città ama il suo Amichevole Spider-Man di quartiere. All’improvviso, però, una serie di attacchi al Damage Control, la società che si occupa di contenere i danni da attività superumana e di eventualmente detenere criminali pericolosi, squassa questo equilibrio apparentemente perfetto. Dietro vi si cela un’entità che può prendere il controllo delle persone semplicemente entrandogli nella mente. Peter si getta a capofitto in questa indagine, aiutato anche da The Punisher (Bernthal), mentre cerca allo stesso tempo il modo di raccontare tutta la verità sul proprio passati ai due suoi amici più cari.

In tutto questo deve fare i conti con una nuova mutazione del proprio corpo, che sembra stare subendo effetti imprevisti legati al suo dna ragnesco.

Cupo e oscuro, con qualche problema di ritmo

La regia di Destin Daniel Cretton riesce a enfatizzare e rendere giustizia alle numerose spettacolari scene di combattimento che popolano la pellicola. Non mancano i vezzi creativi, con alcune inquadrature che ricordano alla lontana i wuxia, i film di arti marziali orientali. Abbiamo apprezzato il grande uso di effetti pratici e di stunt con in cavi, per enfatizzare l’impressione di realismo delle scene. La fotografia, affidata a Brett Pawlak, restituisce una New York cupa e grigia, in netto contrasto con i colori sgargianti dei primi film e di quasi tutto l’MCU in generale, ma in piena coerenza con il mood della pellicola. È tutto oro quello che luccica, quindi? Purtroppo no. Il film soffre, soprattutto nella parte centrale, di qualche evidente calo di ritmo, con la sceneggiatura che concede eccessivo spazio a qualche sottotrama. Proprio la trama in sé è forse il tallone d’Achille maggiore di tutta la produzione. Non è assolutamente debole, ma dà la sensazione di essere eccessivamente sovraccarica. Il finale, poi, sembra volersi prendere la responsabilità di rilanciare il discorso Marvel nel suo insieme, più che chiudere questa particolare storia di Spider-Man.

Spider-Man: Brand New Day non è un film perfetto ma, come Thunderbolts* e I Fantastici Quattro: Gli Inizi prima di lui, fa un piccolo miracolo. Ovvero aggiungere un ulteriore tassello di credibilità al progetto MCU. Credibilità dilapidata negli anni post Endgame per via di una gestione scellerata di trame e personaggi (sia sul set, sia fuori) e che ha portato gran parte degli spettatori a disamorarsi di un universo che per i precedenti dieci anni aveva accompagnato le vite di tutti come una piacevolissima costante. Un film che ricorda un assioma della vita di un appassionato di fumetti e cinecomic: Peter Parker e Spider-Man pur tra mille nevrosi, dubbi e paure da superare, rimangono una certezza.

VOTO: 7.5/10


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