Skunk Anansie, lo show (dissacrante) in piazza e l’omaggio alla Resistenza. E Skin 'striglia' l’Italia: “Triste lo spostamento a destra”
Ieri sera il gruppo britannico è stato protagonista del Pisa Summer Knights. E la frontwoman, ex di X Factor, non ha risparmiato attacchi politici al nostro Paese.

Gli Skunk Anansie, band britannica guidata da Skin, hanno chiuso ieri il Pisa Summer Knights con uno show che ha tenuto insieme rito collettivo, dichiarazione politica e puro intrattenimento. Un’esibizione magica, terminata eloquentemente sulle note di Bella Ciao dopo una scaletta da venti canzoni circa. Mentre la cantante ex giudice di X Factor, alla vigilia, aveva già espresso pensieri molto forti sullo stato del nostro Paese. Ecco qui sotto tutti i dettagli.
Skunk Anansie, lo show a Pisa e l’omaggio alla Resistenza
Piazza dei Cavalieri, a Pisa, per una sera è diventata una cassa di risonanza di rock e slogan gridati a tutto volume. Sul palco gli Skunk Anansie – la formazione storica con Skin alla voce, Cass Lewis al basso, Ace alla chitarra e Mark Richardson alla batteria – e uno show unico che ha alternato classici e brani tratti da The Painful Truth, l’album del 2025 che ha riportato il gruppo al centro del dibattito rock contemporaneo.
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Entra nel canale WhatsAppLa scaletta ha mescolato pezzi simbolo come "Charlie Big Potato", "Hedonism", "Yes It’s Fucking Political", "Secretly" e "Little Baby Swastikkka" con le tracce più recenti. Una sola cover, Highway to Hell degli AC/DC, scelta più per l’energia che per la nostalgia e reinterpretata con quella carica vocale che ha reso Skin una delle frontwoman più riconoscibili degli anni Novanta e oltre.
Poi la dimensione politica, da sempre intrecciata con la scrittura della band, è emersa con forza nel finale, quando le note di Bella Ciao hanno invaso la piazza. Un canto di Resistenza che in Italia, nel 2026, suona come un commento esplicito al clima sociale e alle tensioni che attraversano il Paese. E in effetti le parole della cantante, alla vigilia dello show, erano state molto chiare.
Skin, tra amore per l’Italia e allarme politico
Le canzoni, da sole, non bastano a raccontare la serata di Pisa. Poco prima del concerto, Skin aveva infatti spiegato a SkyTg24 con lucidità e passione cosa significa, per lei, salire su un palco italiano nel 2026. "Ci piace molto pubblico italiano, l’Italia la lasciamo sempre con tristezza, è una parte divertente del nostro tour, mai hanno perso entusiasmo", ha detto. Subito dopo, però, ha ammesso di essere "triste per lo spostamento a destra della vostra politica", sintetizzando in poche parole un sentimento condiviso da molti osservatori internazionali.
L’apertura del live con "This Means War" non è casuale: è un brano che parla di resistenza, di lotta fino alla fine, e Skin lo ha collegato a un mondo in cui "le informazioni controllano le persone, gli algoritmi controllano le persone" e in cui il pensiero critico è diventato un bene raro da difendere. Citando la relazione a strappi tra leader come Trump e Meloni, Skin ha messo in guardia dal rischio di ridurre la complessità politica a una serie di scontri personali, mentre sullo sfondo restano questioni come la gestione dei flussi migratori, la redistribuzione del potere e la tutela delle minoranze.
Anche di Palestina l’artista ha parlato a SkyTg24, senza giri di parole: "Ci sono bambini massacrati, molti non sopportano Hamas e lo stermino serve per prendere posizioni", ha detto, ricordando che chi sceglie il silenzio davanti alle violazioni dei diritti umani contribuisce di fatto a un meccanismo che colpisce prima una minoranza, poi un’altra, fino a toccare tutti. Da artista nera e queer, Skin ha rivendicato il diritto di usare il palco per prendere posizione, sottolineando che chi afferma che un cantante debba "solo cantare" – la stoccata è a De Gregori – parla spesso da un punto di vista estremamente privilegiato.
