Silent Bob, il rapper gentile che ama Lucio Battisti ed Eminem torna col nuovo singolo: "Volevo smettere. Ora sono più libero" - Intervista

Un percorso che dura da 10 anni ma che solo ora lo ritrova fedele a se stesso: Silent Bob torna col nuovo singolo Voglio di più e infiamma il Mi Ami

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Forte e fragile, rapper dall’animo pop e uno sguardo puntato verso un futuro che sente già qui. Silent Bob è un artista che ha ridefinito il proprio percorso attraverso la vulnerabilità e il bisogno viscerale di libertà. Reduce da un tour straordinario che ha radunato ventimila persone, il rapper vive la musica come una dimensione intima e condivisa, dove il grande pubblico si trasforma in un caloroso "gruppo di amici". Al centro della sua evoluzione artistica e personale c’è il singolo Voglio Di Più, un brano nato dall’esigenza profonda di azzerare il passato, superare la paura di ricominciare da capo e abbattere ogni costrizione per ritrovare se stesso.

Cresciuto con una passione innata per la scrittura e influenzato da giganti d’oltreoceano come Eminem, Moby e Nina Simone – fino al sogno proibito di una collaborazione con il mito Lucio Battisti –, Silent Bob ha compreso che la musica non è solo un baricentro, ma una forza travolgente. Una spinta alimentata dal legame simbiotico con il produttore Sick Budd, iniziato nel 2017 e maturato nel tempo attraverso la fiducia reciproca che ha fatto incontrare due mondi opposti.

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Il debutto live del pezzo sul prestigioso palco del Mi Ami Festival, avvenuto sotto gli occhi di un pubblico che sapeva già cantarne le parole, segna l’inizio di un capitolo libero da scadenze o ansie da programmazione. Oggi Silent Bob si muove alla giornata, guidato dalla necessità della scrittura e pronto a calcare i palchi estivi, con una sincerità che è uno specchio in cui i suoi ascoltatori possono sempre riflettersi. Ecco cosa ci ha raccontato.

"Voglio Di Più" nasce in un momento di grandi cambiamenti. Che cosa stava succedendo nella tua vita?

Questo pezzo nasce perché a un certo punto ho capito che dovevo dare una sterzata. La direzione che stavo prendendo non mi faceva più stare bene. Volevo solo sentirmi libero di fare le mie cose, di essere me stesso senza avere costrizioni. Io fin da ragazzino ho sempre cercato di costruire legami forti, solidi, per sentirmi al sicuro; poi però la vita ti sbatte in faccia la realtà e capisci che devi azzerare tutto e ricostruire da capo.

Nel ritornello dici a te stesso di mettere da parte la paura. Da dare arrivava quella paura?

Proprio da quello che dicevamo prima: dalla paura che ti viene quando devi ricominciare tutto da zero, proprio dopo che pensavi di aver costruito una tua stabilità.

La musica ti ha aiutato a trovare il tuo centro?

Diciamo che la musica mi ha fatto capire quale fosse la direzione giusta. Più che trovarmi un centro, mi ha proprio travolto. Anzi, c’è stato un momento in cui non riuscivo più a farla, ed è stato proprio lì che ho capito cosa dovevo cambiare nella mia vita per sbloccarmi, sentirmi libero ed essere finalmente me stesso.

Tu e Sick Budd lavorate insieme dal 2017. Com’è cambiato il vostro modo di fare musica in studio da allora?

È cambiato proprio il nostro modo di viverci il rapporto. All’inizio io ero uno che voleva tenere le redini di tutto, decidere ogni singola cosa sulla mia musica e sulla strada da prendere. Poi, col tempo, ho capito che dovevo mollare la presa e imparare a fidarmi. Siamo due teste completamente diverse, veniamo da mondi opposti, ma proprio questa distanza ci incastra perfettamente: siamo uno il pezzo mancante dell’altro.

Venerdì scorso, 22 maggio, eravate al Mi Ami Festival. Com’è stato cantare questo pezzo live per la prima volta?

Direi benissimo. Abbiamo suonato dal vivo proprio nel giorno in cui usciva il brano ed è stato un riscontro bellissimo, la gente si è subito riconosciuta nelle nostre parole. Avevamo anche un bel po’ di ansia prima di salire, perché al Mi Ami l’attenzione è altissima e si punta tanto sulla qualità, ma sentire le persone che cantavano già il coro è stata una grande emozione.

Arrivi dalla provincia di Pavia e l’anno scorso hai fatto 20.000 persone in tour. Che effetto ti fa vedere che così tanta gente si rispecchia nelle tue parole?

È stato assurdo, molto bello, anche perché non avrei mai immaginato di raggiungere un traguardo del genere. Però mi accorgo che i concerti si muovono sempre in una dimensione molto personale. Alla fine, sotto il palco, mi sembra di stare in un gruppo di amici. L’emozione c’è, chiaro, ma la sensazione vera è quella di suonare per gente che si conosce da sempre.

Quanto è importante il pubblico per te? Se le persone smettessero di ascoltarti, continueresti comunque a scrivere?

Assolutamente sì. La passione per la scrittura ce l’ho fin da bambino. Scrivevo racconti che mia madre conserva ancora tutti nei cassetti. L’amore per la musica è venuto dopo ed è stato alimentato tanto in famiglia, soprattutto da mio padre che ne ascoltava tantissima. La scrittura musicale è stata una conseguenza naturale, quindi sì, ti direi che continuerei a scrivere anche solo per me stesso, in camera.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Sicuramente artisti che arrivano da oltreoceano. Moby, ad esempio, di cui mi ha sempre affascinato la parte più elettronica. Poi sicuramente Eminem, mi è proprio rimasto nelle orecchie fin da piccolo. E poi tante voci femminili come quella di Nina Simone. Chiaramente ho ascoltato tantissima roba e poi ho fatto mio quello che sentivo dentro. Quando hai iniziato un tuo percorso e hai le idee chiare su quello che vuoi fare con la tua musica, quello che ascolti rimane un’ispirazione, ma lo rielabori. Però sì, loro mi hanno decisamente ispirato.

Esiste un artista con cui vorresti collaborare?

Oddio, quelli che mi vengono in mente in questo momento sono tutti morti!

Allora un artista del passato con il quale avresti voluto collaborare?

Allora ti dico Lucio Battisti. Sarebbe stato davvero un sogno. Per me è un mito, un genio assoluto. Avrei voluto magari entrare con una mia parte su un suo ritornello. Sarebbe stato meraviglioso, è uno dei miei grandi idoli.

"Voglio di più" apre un nuovo capitolo? C’è un album in arrivo?

Sì, sono in studio a lavorare su un sacco di nuova musica, ma per il momento non voglio mettermi paletti o scadenze. Voglio sentirmi libero, senza avere nessun tipo di costrizione. Non ti dico "ho un album pronto in cantiere" perché in questo momento sto vivendo proprio alla giornata, senza programmi. Di certo, però, sentirete presto nuova musica.

Ti sentiremo dal vivo nei prossimi mesi?

Sì, quest’estate saremo in giro per un bel po’ di festival e sicuramente ci sarà modo di sentirmi ancora in concerto.


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