Caso Signorini, Roberto Alessi interviene in difesa del conduttore: "Si denuncia alla Polizia, non a Fabrizio Corona"

Il caso Corona-Signorini, tra gogna social e responsabilità: la riflessione dell'opinionista che invita alla cautela e sposta le colpe.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nelle ultime due settimane il caso Signorini è diventato un terreno di scontro continuo, animato da opinionisti, ex concorrenti del Grande Fratello, presenze fisse dei talk e commentatori social. In questo clima già saturo di prese di posizione, interviene Roberto Alessi, direttore di Novella 2000, che ha infatti firmato un articolo nel quale ha spiegato il proprio punto di vista. La posizione di Roberto Alessi prende forma in un pezzo scritto per il quotidiano L’Edicola, nel quale il giornalista dichiara apertamente di condividere gran parte delle considerazioni espresse da Selvaggia Lucarelli nella sua newsletter Vale Tutto.

La posizione di Roberto Alessi sul caso Signorini

C’è un passaggio particolarmente netto nel suo intervento, in cui il direttore di Novella 2000 afferma: "Il pubblico ludibrio è sempre un orrore. Questi sono giorni in cui tutti noi pensiamo a quello che dovremmo fare ed essere nel 2026. È il momento dei buoni propositi e purtroppo vedo sempre più spesso che il pubblico ludibrio, grazie ai social, è diventato uno sport nazionale ormai molto pericoloso. Ne è la dimostrazione il caso di cui tutti parlano: le rivelazioni fatte da Fabrizio Corona nel suo Falsissimo contro Alfonso Signorini, con cui ho lavorato a Chi quando ero vicedirettore e lui inviato".

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Il rischio di gesti estremi secondo l’opinionista

Nel suo articolo, Roberto Alessi prosegue spiegando come la condivisione di materiale sensibile, unita alla derisione di massa, abbia già prodotto in passato conseguenze drammatiche che, in alcuni casi, ha portato a gesti estremi, come dimostrano storie che hanno segnato profondamente l’opinione pubblica italiana. Il giornalista cita due esempi noti a tutti, ricordando vicende che non possono essere archiviate come semplici casi di cronaca. "Purtroppo si arriva anche ai casi estremi e parlo del ragazzo dei pantaloni rosa, che ha dato vita anche a un film, dove si racconta la storia realmente accaduta di Andrea Spezzacatena, vittima del bullismo via social (nessun condannato, nessun pentimento, tutto archiviato) che si è tolto la vita a 15 anni perché non ce l’ha fatta a sopportare ingiurie dirette e via social. Parlo del caso di Tiziana Cantone, una donna che nel 2016, a 33 anni, ha deciso di farla finita dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video privati".

Perché non punta il dito contro nessuno

Un altro passaggio chiave del ragionamento di Roberto Alessi riguarda la scelta di non puntare il dito contro nessuno, evitando processi sommari e sentenze anticipate. Per spiegare questa posizione, il giornalista richiama un caso del passato che conosce bene, quello legato a Vincenzo Muccioli e alla comunità di San Patrignano; "Per questo lo ripeto: difendo gli svergognati. Ricordo i colpevolisti che erano felici quando incarcerarono Vincenzo Muccioli, accusato di usare metodi violenti contro ricoverati di San Patrignano e che ha subito due processi (in uno fu assolto, in un altro fu condannato, anche se poi ammisero che fu un errore giudiziario poco prima che morisse), eppure erano in tanti a parlare per lui: migliaia di drogati salvati da morte sicura".

Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona: il ruolo delle denunce

Dopo aver espresso tutto il proprio orrore per la gogna social messa in atto da migliaia di utenti, Roberto Alessi conclude il suo articolo con una riflessione sulle accuse mosse ad Alfonso Signorini nel contesto di Falsissimo: "Sì, le parole sono pietre e bisogna stare attenti a usarle così come bisogna stare attenti a usare certe rivelazioni. Non voglio assolutamente entrare nella recente faccenda, anche se a volte mi domando fino a che punto si possa parlare di corruzione e adescamento. Se ci fossero stati davvero reati e molestie, quelli si denunciano ai Carabinieri, alla Polizia, non a Fabrizio Corona". Su quest’ultima affermazione, tuttavia, viene fatto un appunto importante. Antonio Medugno è stato trascinato nella vicenda proprio da Fabrizio Corona nel primo episodio di Falsissimo Il Prezzo del Potere, con l’ex gieffino che inizialmente ha negato tutto, cercando di minimizzare. Solo quando Corona ha dichiarato che Medugno sarebbe sceso a compromessi con Signorini per entrare al Grande Fratello, Antonio ha deciso di raccontare "la sua verità" a Falsissimo, intervenendo per smentire la versione fornita da Fabrizio Corona.


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