Sigfrido Ranucci abbandonato dalla Rai, l'emittente toglie la tutela legale nella causa Cipriani

Una decisione che riaccende le tensioni attorno al conduttore di Report e che alimenta il dibattito sul rapporto tra autonomia giornalistica, regolamenti aziendali e servizio pubblico,

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Si apre un nuovo capitolo nel complesso rapporto tra Sigfrido Ranucci e la Rai. Al centro della vicenda c’è la decisione dell’azienda di non garantire la copertura delle spese legali al giornalista nell’ambito della causa promossa dall’imprenditore Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Una scelta che, nel giro di poche ore, ha acceso il confronto politico e mediatico, alimentando interrogativi sulle motivazioni che hanno portato il servizio pubblico ad assumere questa posizione.

Rai revoca la copertura delle spese legali a Sigfrido Ranucci: le motivazioni

L’origine del caso risale ad alcune dichiarazioni rilasciate da Ranucci durante una puntata di È sempre Cartabianca. In quell’occasione il giornalista aveva parlato di una presunta visita del ministro Carlo Nordio presso una proprietà riconducibile a Cipriani in Uruguay. Una ricostruzione che successivamente era stata smentita dallo stesso ministro e che aveva generato ulteriori conseguenze sul piano legale. Secondo quanto emerso, proprio il contesto in cui quelle affermazioni sono state pronunciate avrebbe avuto un peso determinante nella valutazione della Rai. L’azienda ritiene infatti che le dichiarazioni contestate non siano state rese nell’ambito di un incarico direttamente collegato alle funzioni svolte dal giornalista per il servizio pubblico.

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La posizione ufficiale della Rai

Dopo le indiscrezioni circolate nel corso della giornata, è arrivata una nota ufficiale della Rai che ha confermato la sostanza della decisione, respingendo però le interpretazioni di carattere politico. Nel comunicato si legge che: "RAI smentisce la ricostruzione secondo cui la mancata attivazione della tutela legale nei confronti del conduttore e vice direttore ad personam Sigfrido Ranucci sarebbe riconducibile a valutazioni politiche o a scelte discrezionali estranee ai regolamenti aziendali". L’azienda ha inoltre precisato che la copertura legale è subordinata all’esistenza di un collegamento diretto tra i fatti contestati e l’esecuzione di incarichi affidati dalla Rai. Nel caso specifico, secondo Viale Mazzini, l’autorizzazione alla partecipazione a È sempre Cartabianca sarebbe stata concessa esclusivamente per la presentazione dell’ultimo libro del giornalista e non per lo svolgimento di attività riconducibili a un incarico aziendale. La stessa nota sottolinea inoltre che la tutela legale continuerà a essere garantita per le attività svolte all’interno di Report, compresi i servizi giornalistici legati al caso Minetti-Cipriani.

Le contestazioni e le reazioni politiche

La ricostruzione dell’azienda non coincide però con quella sostenuta da Ranucci. Il giornalista avrebbe infatti contestato formalmente questa interpretazione, sostenendo che le dichiarazioni finite al centro della controversia fossero strettamente connesse al lavoro d’inchiesta portato avanti nel corso della sua attività professionale. La vicenda ha inevitabilmente assunto anche una dimensione politica. Esponenti del Movimento 5 Stelle hanno criticato duramente la scelta della Rai, interpretandola come l’ennesimo episodio di tensione nei confronti del conduttore di Report. I parlamentari hanno annunciato iniziative per fare chiarezza sulla questione, parlando di una decisione che rischia di alimentare ulteriori polemiche sul tema dell’indipendenza editoriale del servizio pubblico.


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