Nonostante un cast stellare e la vetrina di Cannes, Sharon Stone floppa al box office come produttrice

Un flop di critica e pubblico, ma che è poi stato rivalutato nel tempo: ecco perchè non dovreste perdervi questo piccolo cult

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Saim Raimi alla regia, Sharon Stone nei panni della protagonista, nonché co-produttrice, e un cast che vanta Leonardo Dicaprio, Russel Crowe e Gene Hackman. La formula per un successo assicurato, giusto? Sbagliato. Perchè Pronti a morire (1995), nonostante un passaggio persino al Festival di Cannes, ha floppato malissimo sia al box office, sia per quanto riguarda la critica. Una pellicola che non ha lasciato una grande memoria di sé, non c’è dubbio, ma che ha comunque avuto alcuni meriti.

Sharon Stone floppa come produttrice con Pronti a morire

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

La sceneggiatura di Pronti a Morire, scritta da Simon Moore, candidato all’Oscar per Traffic (2000) di Steven Soderbergh, vede la bella pistolera Ellen (Stone) arrivare nella cittadina di Redemption, nel West di fine ‘800. L’agglomerato urbano è dominato dal malvagio Herod (Hackman), che ogni anno organizza un torneo di pistoleri. Al vincitore va una cospicua somma di denaro. Ellen decide di iscriversi dopo aver salvato la vita al predicatore Cort (Crowe), vecchio compagno di ribalderie di Herod. Tra i concorrenti del torneo anche il giovane e ribelle Kid (Dicaprio).

Ma Ellen non è a Redemption solo per il torneo. Tra lei ed Herod c’è un contenzioso aperto, legato alla scomparsa del padre della donna (Gary Sinise), sceriffo nella loro vecchia città.

Un flop su tutta la linea, ma con un’eredità importante

Come abbiamo detto, Pronti a morire ha floppato in maniera imbarazzante sia al botteghino, sia tra i recensori professionisti. A fronte di un budget di circa 35 milioni di dollari, ne ha incassati "solo" 47, rientrando a malapena delle spese. Dopo un passaggio al 48° Festival di Cannes nella primavera del 1995, a giugno di quell’anno è uscito anche da noi, piazzandosi al 71esimo posto nella stagione cinematografica 1994-1995. La critica nostrana lo ha stroncato, definendolo scontato nel finale pur avendo delle idee di partenza abbastanza buone.

Qualche elemento a difesa di Pronti a morire c’è, però. Innanzitutto, è un diretto omaggio (per quanto non eccelso nel risultato) da parte di Sam Raimi nei confronti del modo di fare western all’italiana. Il film è inoltre un riassunto di tutti quei virtuosismi e stilemi tipici del regista della saga de La Casa. Sharon Stone ha poi chiamato in causa Russel Crowe, qui alla sua prima pellicola americana dopo gli esordi in patria. Il cast, infine, rimane di tutto rispetto. Un insieme di elementi che hanno permesso una parziale rivalutazione nel tempo da parte del pubblico, che lo ha elevato allo status di piccolo cult.


Potrebbe interessarti anche