Sfera Ebbasta, l’eredità nascosta di De Andrè: senza che nessuno se ne accorgesse il re del trap italiano è diventato la voce degli emarginati
Perché la poetica degli emarginati si è trasferita dai vicoli di Genova di Fabrizio De Andrè alle case popolari di Cinisello di Sfera Ebbasta. E perché chi non lo capisce sta solo difendendo un museo

Leggete questi due versi senza sapere chi li ha scritti. Il primo: "Se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo". Il secondo: "Pisci* sull’Italia, se son fiori fumeranno". Il primo lo troviamo poetico, quasi commovente. Il secondo ci sembra solo volgare. Eppure raccontano la stessa cosa: gente ai margini, vite difficili in un mondo che fa sempre più fatica. Cambiano gli anni e i quartieri – Genova negli anni Sessanta, Cinisello Balsamo negli anni 2010 – ma il punto di partenza pare essere molto simile.
Se Fabrizio De André fosse nato oggi in una periferia milanese, probabilmente non suonerebbe la chitarra: userebbe FL Studio e l’autotune, e parlerebbe di soldi invece che di povertà romantica, perché sono questi gli strumenti e i temi con cui la sua generazione racconta se stessa. Non vuol dire che la canzone d’autore sia morta, ma che oggi è diventata un genere di nicchia, ascoltato soprattutto da chi cerca conferme delle proprie idee più che nuove storie. La trap, con tutti i suoi limiti, resta uno dei pochi generi che racconta ancora la strada così com’è, senza condizionamenti.
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Entra nel canale WhatsAppSfera Ebbasta, il nuovo De Andrè che fatichiamo a comprendere
Fabrizio De André dava voce a chi la società giudicava e basta: prostitute, ladri, gente ai margini di Genova. Non li salvava moralmente, li raccontava con rispetto. Oggi chi occupa quel posto? I ragazzi di seconda generazione che i media chiamano "maranza", i minorenni stranieri che vivono per strada nelle grandi città del Nord.
Per molti di loro, lo spaccio è quello che resta quando le alternative sono un lavoro precario in un magazzino o niente. Sfera Ebbasta, con XDVR e con il suo primo album, ha raccontato Cinisello Balsamo con lo stesso spirito con cui De André raccontava i vicoli di Genova: dando voce a un posto che nessuno considerava, ai "ragazzi di Cini" sospesi tra il sogno di uscirne e la vicinanza a piccoli reati. Sfera è cresciuto in un’infanzia complicata, tra genitori separati e un padre morto presto: la sua musica racconta quello che ha vissuto, non uno stile a caso. Baby Gang fa qualcosa di simile, raccontando la provincia lombarda – Lecco, Calolziocorte, Zingonia – e il carcere non come redenzione ma come un altro modo di essere esclusi.
Un nuovo modo di parlare italiano
Molti criticano la trap per il linguaggio: gergo, parole storpiate, autotune che "rovina" la voce. Ma le lingue cambiano sempre partendo dalla strada, non dalle università. Pasolini scriveva in romanesco, De André ha fatto interi album in genovese: cercavano lo stesso obiettivo, un italiano meno artificiale.
Sfera Ebbasta ha fatto qualcosa di simile con parole come "bufu" (nata nella scena della Dark Polo Gang, poi finita persino nel vocabolario della Crusca come sinonimo ironico di "perdente") o soprannomi come "Ciny" per Cinisello. Non è un impoverimento della lingua, è lo specchio di un‘Italia più mescolata, dove il modo di parlare dei giovani prende pezzi da dialetti, arabo, francese e internet. È una lingua diversa da quella di De André, ma non per questo meno vera.
Il denaro raccontato senza filtri
La differenza più forte tra i due mondi è come si parla del denaro. De André cantava la povertà come valore, quasi come scelta morale. Sfera Ebbasta canta il lusso senza vergogna. Ma prima di giudicare, vale la pena guardare da dove vengono i due.
De André veniva da una famiglia benestante di Genova: suo padre era un imprenditore con scuole private. Questo gli permetteva di scegliere la povertà come tema letterario, sapendo che non l’avrebbe mai vissuta davvero. Sfera Ebbasta viene invece da una famiglia con difficoltà reali. Per chi cresce senza soldi, il denaro non è un vizio da criticare: è la differenza tra avere delle possibilità o non averne. Da qui nasce l’ostentazione di macchine, vestiti e gioielli: più che vanità, è un modo per dire "ce l’ho fatta", in un mondo che giudica le persone soprattutto in base a quanto guadagnano.
Cosa dimostra "The André"
Esiste già un progetto che rende bene questo parallelo: The André, che ha cantato i pezzi trap con la voce e la chitarra classica in stile De André. È nato quasi per gioco, da un vocale scherzoso mandato a un amico, e ha incuriosito persino Dori Ghezzi, moglie di De André. Ascoltando i testi di Sfera Ebbasta o Ghali suonati così, spogliati di beat e autotune, si sente che raccontano malinconia e difficoltà vere, non solo slogan.
Questo non significa che la trap sia automaticamente arte allo stesso livello di De André, ma che liquidarla come musica vuota è una scorciatoia troppo comoda. Ascoltare solo cantautorato classico e ignorare la trap per principio significa perdere un pezzo di racconto dell’Italia di oggi, con le sue periferie, le sue tensioni, le sue contraddizioni. Non serve amare Sfera Ebbasta per riconoscere che, insieme ai tanti altri, sta raccontando qualcosa di reale su chi vive ai margini adesso.
