Serena Rossi ammette il suo punto debole: “Cerco sempre l’approvazione degli altri”, poi svela la soddisfazione più grande (c'entra il figlio)

L’attrice, protagonista alla Mostra del Cinema con Scherzetto e il Campari Passion for Film Award, racconta ambizioni, timidezze e il legame con il figlio.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Serena Rossi continua a godersi (e non le si può dare torto) il premio Campari Passion for Film Award, ricevuto a Venezia 2026 e, in un’intervista a Vanity Fair, racconta un po’ di tutto. In particolare, la persona che è, i riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera, le sue debolezze e, soprattutto, il rapporto speciale con suo figlio. Di seguito, tutti i dettagli.

Serena Rossi, a sedici anni la sua vittoria più grande

Intervistata da Vanity Fair, Serena Rossi racconta il momento particolarmente intenso della sua carriera, segnata da importanti film, premi e nuove esperienze professionali. Tornata alla Mostra del Cinema di Venezia, l’attrice celebra il Campari Passion for Film Award e la partecipazione a Scherzetto di Mario Martone. Rossi si definisce competitiva soprattutto nei confronti di se stessa: "Lo sono, ma non a discapito dei miei concorrenti: lo sono soprattutto con me stessa. Mi piace fare cose che penso di non saper fare, nelle quali temo di non essere all’altezza. Mi piace vincere, come a tutti, credo, e accetto con fatica la sconfitta. È inutile negarlo, non diciamo bugie." Pur apprezzando i riconoscimenti, sostiene che oggi ci siano "troppi" premi. Tra i suoi ricordi più emozionanti, infatti, non c’è soltanto il David di Donatello conquistato per Ammore e malavita, ma soprattutto il primo autografo richiesto da una fan quando aveva appena sedici anni: "Avevo 16 anni, erano i tempi di Un posto al sole, stavo facendo uno spettacolo teatrale e, alla fine, nei camerini, c’era questa ragazza che mi ha chiesto un autografo. Per me è stata una vittoria enorme. Se parliamo di premi importanti, penso al David per Ammore e malavita, al Nastro d’Argento. Quelli sono a casa."

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Serena Rossi e la sua debolezza: "Mi piace essere voluta bene"

Il rapporto con il pubblico occupa un posto importante nella sua vita. Serena ammette di essere felice quando viene riconosciuta e apprezzata, arrivando a definirlo una propria debolezza: "Non sono una che si imbarazza. Le leggo come dimostrazioni di affetto e di stima. Certo, quando capisci che a volte sfociano in una voglia un po’ perversa di strapparti un pezzo di te, e può succedere, lì diventa un po’ fastidioso. Però io dico quasi sempre di sì a tutto. Mi piace essere voluta bene, è proprio una mia debolezza. Cerco sempre l’approvazione degli altri e quindi sentirmi apprezzata e voluta bene dal pubblico mi fa felice". L’affetto di donne, bambini e adolescenti la gratifica, ma allo stesso tempo le fa percepire una responsabilità, soprattutto quando i più giovani le dicono di considerarla un esempio: "Mi fa sentire anche un senso di responsabilità. Nelle scelte che faccio, insieme alle persone che lavorano con me, c’è sempre anche questo pensiero: non deludere chi mi segue, cercare di essere un modello positivo in un tempo in cui è facile perdersi un po’, soprattutto in questo mestiere, ma non solo."

Serena Rossi e il retroscena con Penelope Cruz: "Non ho avuto il coraggio"

Nonostante la popolarità, Rossi conserva una certa timidezza nei confronti degli artisti che ammira. Ricorda, per esempio, di non aver trovato il coraggio di avvicinarsi a Liliana Segre, che aveva incontrato su un treno, e racconta l’imbarazzo provato davanti a Penélope Cruz durante la sua esperienza veneziana: "Quando ho fatto la madrina a Venezia c’era Penélope Cruz. In teoria eravamo colleghe, però era lei, quindi io ero morta. Mi hanno dovuto presentare gli altri, perché io non avrei mai trovato il coraggio di avvicinarmi. Infatti non ho una foto né con lei né con Pedro Almodóvar, con cui però ho chiacchierato. Forse, anche per timidezza, preferisco godermi l’esperienza vera. Il ricordo ce l’ho dentro di me, non è certo una foto a fare la differenza. Però magari ricapiterà, magari proprio qui a Venezia."

Venezia rappresenta così un insieme di esperienze molto diverse: dalla leggerezza vissuta con i Manetti Bros. durante Ammore e malavita, fino alla responsabilità istituzionale della conduzione della Mostra. Un ruolo che Rossi definisce "un’esperienza totalizzante", proprio per la preparazione e l’attenzione richieste: "Sono tanti giorni, preceduti da una lunga preparazione, perché si tratta di un ruolo istituzionale. Parli a nome della Biennale, quindi ogni volta che fai un’intervista o sali sul palcoscenico parli a nome del presidente e del direttore. Hai una responsabilità."

Serena Rossi e la sua soddisfazione più grande

Alla fine, però, il riconoscimento più importante non riguarda né il cinema né i premi. Quando, nel corso dell’intervista, le viene chiesto quale sia la soddisfazione più grande, la risposta è tutta personale: "Sentirmi dire ‘brava mamma’. Mi basta. L’approvazione e l’amore di mio figlio."


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