Selvaggia Lucarelli gelida su Ranucci e Report: “Opacità quando eroe diventa intoccabile”. E la Rai chiama Gabanelli (che non ci sta)

La giornalista interviene sul caso che continua a scuotere la Rai e invita a separare il valore del lavoro giornalistico dalle questioni ancora da chiarire.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Il caso Ranucci continua a dividere l’opinione pubblica e, soprattutto, sembra aver reso sempre più difficile parlare di Report senza finire immediatamente dentro uno schieramento. È proprio su questo terreno che interviene Selvaggia Lucarelli, con una riflessione pubblicata sui social nella quale prova a tenere insieme due aspetti che, in queste settimane, sono stati spesso considerati inconciliabili: il riconoscimento per il lavoro svolto dal giornalista e le perplessità nate attorno ai suoi rapporti personali e professionali.

Il ragionamento di Selvaggia Lucarelli sul caso Report

Sul caso, su X si sfoga la Lucarelli, che scrive: "Sul caso Ranucci è diventato quasi impossibile ragionare senza essere arruolati in una tifoseria. Da una parte c’è chi continua a considerarlo un eroe intoccabile, dall’altra chi usa il caso Lavitola per demolire in blocco lui e Report. Io ho provato a guardare alle zone d’ombra senza dimenticare il valore di molte cose che ha fatto. Perché Ranucci negli anni è diventato un simbolo, ma quando il simbolo diventa intoccabile, succede che errori, opacità e rapporti discutibili smettono di essere guardati con la stessa severità che lui pretende dagli altri. E questo è accaduto: dal metoo abortito al suo rapporto con le collaboratrici, dalle imbarazzanti giustificazioni sui contenuti discutibili del suo libro ad una sua auto-recensione che aveva firmato con un nome di fantasia (poi cancellata), dai servizi di Report discutibili (l’ultimo, quello sulle brioche nei bar fortemente criticato dalla scienza) alla costruzione del ruolo del martire (gli ultimi post ne sono la dimostrazione), ho scritto tutto quello che ho visto e pensato di Ranucci in questi anni, mentre si costruiva il mito dell’eroe solitario contro tutti. Compreso ciò che penso del caso Lavitola. Nel quale è una vittima, con molti ‘ma’". È questo il passaggio centrale della riflessione di Lucarelli, che sceglie quindi di mettere sullo stesso piano il riconoscimento per il lavoro svolto negli anni e una serie di criticità che, a suo giudizio, meritano di essere analizzate senza protezioni o automatismi

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Il futuro di Report e il possibile dopo Ranucci

Mentre il caso continua a essere analizzato dalla Rai e dagli inquirenti, resta aperta anche la questione della guida di Report. Nei giorni scorsi sono circolate diverse ipotesi sui possibili sostituti, soprattutto nel caso in cui Ranucci dovesse lasciare il programma. Tra i nomi maggiormente considerati ci sarebbe Federico Ruffo, già inviato storico della trasmissione e oggi alla guida di Mi manda Rai3. Un’altra possibilità sarebbe quella di puntare su una soluzione interna, con Giorgio Mottola e Giulio Valesini, oppure su una conduzione condivisa capace di mantenere un forte legame con la redazione storica. Si tratta comunque di scenari e indiscrezioni, non di una decisione ufficiale della Rai.

Milena Gabanelli dice no al suo ritorno

A sorprendere, però, è soprattutto il nome di Milena Gabanelli. La fondatrice e storica conduttrice di Report, che aveva lasciato il programma nel 2016 passando poi il testimone a Ranucci, sarebbe stata sondata dalla Rai per un eventuale ritorno. Secondo le indiscrezioni circolate, Gabanelli avrebbe però declinato l’ipotesi, preferendo non tornare alla conduzione. Una scelta che, se confermata, chiuderebbe almeno per il momento la possibilità di rivedere proprio il volto con cui Report ha costruito la propria identità televisiva.


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