Scott Eastwood, perché per anni non ha usato il cognome del padre Clint: la scelta che gli ha cambiato la carriera

In Overdrive recita con il cognome Eastwood, ma agli inizi era Scott Reeves. Una scelta legata al rapporto con Clint Eastwood, tra provini, rifiuti e un'educazione "old school"

Diego Scappini

Diego Scappini

Giornalista

Classe 1987, lo sport è il mio habitat naturale ma sono appassionato anche di TV, serie e cinema, soprattutto horror.

Scott Eastwood - Overdrive
Facebook - Overdrive

In Overdrive Scott Eastwood interpreta Andrew Foster, uno dei due fratelli protagonisti dell’action diretto da Antonio Negret. Al suo fianco ci sono Freddie Thorp e Ana de Armas, e nei titoli di coda compare con il cognome Eastwood, quello che il pubblico associa subito al padre Clint. Eppure, quando iniziò a fare l’attore, si presentava in modo diverso: Scott Reeves.

Non era uno pseudonimo, bensì il cognome con cui era nato, quello della madre Jacelyn Reeves. Solo qualche anno più tardi decise di adottare anche professionalmente il cognome del padre, una scelta che dice molto del rapporto tra i due e dell’educazione "old school" ricevuta in famiglia.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Perché Scott Reeves è diventato Scott Eastwood

Scott ha raccontato che agli inizi preferì continuare a usare il cognome con cui era nato e cresciuto. Agenti e produttori gli suggerivano di sfruttare quello del padre, decisamente più conosciuto, ma lui non aveva fretta di farlo: se un provino non funzionava, nessun nome famoso avrebbe cambiato il risultato.

Solo dopo i primi ruoli, quindi, decise di presentarsi come Scott Eastwood, il nome con cui il pubblico lo avrebbe poi conosciuto e apprezzato in film come Suicide Squad, Fast & Furious 8 e appunto Overdrive.

Quella volta che Clint Eastwood gli negò un’auto

Quel rapporto con il cognome rifletteva anche il modo in cui Clint aveva cresciuto il figlio. Scott ha raccontato di aver sostenuto normalmente i provini anche per i film diretti dal padre, senza ricevere corsie preferenziali. In passato Clint lo aveva voluto in piccoli ruoli in Flags of Our Fathers, Gran Torino e Invictus – L’invincibile, ma non gli evitò nemmeno i rifiuti. Per American Sniper, ad esempio, Scott sostenne il provino senza ottenere la parte.

Lo stesso valeva nella vita privata. Recentemente in un podcast ha ricordato che per il sedicesimo compleanno era sicuro che il padre gli avrebbe regalato un’auto. Clint gli rispose che, se la voleva, avrebbe dovuto comprarsela da solo. Così continuò ad andare al lavoro in bicicletta, mentre faceva il parcheggiatore, il barista e altri lavori saltuari. All’epoca ci rimase malissimo, oggi racconta quell’episodio come una delle lezioni più importanti ricevute dal padre.

Più che spingerlo verso Hollywood, Clint gli ripeteva una frase molto semplice: non importa se scegli di fare l’attore, l’idraulico o il falegname, l’importante è fare bene il proprio lavoro.

Dai blockbuster al rifiuto più famoso

Quando arrivò sul set di Overdrive, nel 2017, Scott Eastwood aveva ormai trovato la sua dimensione tra action e thriller. Tra le scelte più discusse della sua carriera c’è quella di rifiutare il ruolo di Christian Grey in Cinquanta sfumature di grigio, poi assegnato a Jamie Dornan: l’attore spiegò che la nudità integrale prevista e diversi aspetti del personaggio non erano nelle sue corde, anche se negli stessi anni circolò anche un retroscena secondo cui sarebbe stato proprio Clint Eastwood a "impedirgli" di accattare il ruolo nel film, definito "una porcata", anche se l’aneddoto non è mai stato confermato direttamente dal regista.


Potrebbe interessarti anche