Scontro infuocato per il divieto ai minori di 14 anni del film vincitore a Cannes del Queer Award

Il film di Hafsia Herzi "La più piccola", trionfatore al Festival di Cannes e vincitore della Queer Palm, viene colpito dalla censura italiana

Marco Lucio Papaleo

Marco Lucio Papaleo

Content Editor

Per vivere (in ogni senso) scrivo e descrivo: mi interessa molto il contenuto, ma spesso resto affascinato dall'utilizzo del contenitore. Amo Tetris e le narrazioni interattive.

Scontro tra Fandango e Ministero della Cultura per il divieto ai minori di 14 anni del film vincitore a Cannes del Queer Award

A pochi giorni dal debutto nelle sale italiane, fissato per giovedì 23 aprile, "La più piccola" si ritrova al centro di un’accesa controversia istituzionale. La pellicola diretta da Hafsia Herzi, già celebrata a livello internazionale, è stata ufficialmente vietata ai minori di 14 anni dalla Commissione per la Classificazione delle Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura. Una decisione che ha colto di sorpresa la casa di distribuzione Fandango, la quale ha immediatamente espresso una ferma contrarietà annunciando il ricorso contro il provvedimento stabilito lo scorso 14 aprile. Lo scontro mette in luce una visione diametralmente opposta tra gli organi di controllo italiani e il percorso artistico globale intrapreso dal film.

Le ragioni del divieto e l’accusa di incitamento all’odio

Secondo il documento ufficiale rilasciato dalla Commissione del Dipartimento per le Attività Culturali, l’opera conterrebbe riferimenti sessuali dettagliati che, pur non essendo pornografici, potrebbero nuocere allo sviluppo emotivo degli adolescenti. Pesanti le indicazioni tematiche aggiuntive fornite dall’ente ministeriale: oltre a sesso e turpiloquio, nel verdetto si legge chiaramente il riferimento all’incitamento all’odio. "Riferimenti sessuali espliciti che, pur non essendo trasformati in immagini pornografiche, sono descritti in modo dettagliato e potrebbero influire negativamente sullo sviluppo emotivo dei minori di 14 anni. Per tali ragioni, l’opera è stata classificata con il divieto ai minori di 14 anni e con le seguenti indicazioni tematiche: sesso, linguaggio, turpiloquio e incitamento all’odio" si legge nella motivazione. Si tratta di una valutazione pesante per un’opera che racconta il viaggio intimo e spirituale di una diciassettenne musulmana alle prese con la propria identità, che secondo gli esperti ministeriali giustificherebbe la restrizione della visione, ma che non trova riscontro con la valutazione di commissioni analoghe di tutti gli altri Paesi in cui il film è stato distribuito.

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La replica di Fandango e il rammarico di Hafsia Herzi

La risposta di Fandango non si è fatta attendere, puntando il dito contro quella che viene definita come una forma di censura preventiva. Per la distribuzione, il film affronta temi delicati con misura e profondità, senza mai scadere in rappresentazioni esplicite. Impedire la visione a chi ha meno di 14 anni rappresenterebbe, secondo Fandango, un segnale di profonda "arretratezza del nostro Paese quando si tratta il tema dell’educazione sessuo-affettiva". La società sottolinea come il cinema debba poter parlare a tutti senza tabù, ricordando che in nessun altro territorio dove la pellicola è stata distribuita sono state applicate forme di censura o restrizioni analoghe.

Anche la regista Hafsia Herzi – nota per il suo legame artistico con il cinema di Abdellatif Kechiche – si è detta profondamente rattristata. "Il film è stato distribuito in tutto il mondo senza alcuna forma di censura e non contiene riferimenti sessuali espliciti", ha dichiarato l’autrice, sottolineando come durante un anno di tour internazionale non abbia mai ricevuto osservazioni di questo tipo dal pubblico. Herzi ha inoltre ricordato che il libro autobiografico da cui è tratta la storia non ha subito alcuna limitazione editoriale. La regista difende il valore sociale dell’opera, definendola una testimonianza importante per molte giovani donne che finalmente possono vedersi rappresentate sullo schermo in modo inedito.

Il contrasto tra la decisione italiana e il successo critico dell’opera è evidente anche analizzando i premi ottenuti. Presentato in concorso al Festival di Cannes, La più piccola ha vinto la Queer Palm e ha visto trionfare la giovane esordiente Nadia Melliti come Miglior Attrice, riconoscimento poi confermato anche ai César 2026 come Miglior Attrice Emergente. Anche in Italia la pellicola era stata accolta positivamente, vincendo il premio per la Miglior Regia al BIF&ST. La sinossi racconta di Fatima, studentessa di filosofia a Parigi divisa tra le tradizioni della sua famiglia musulmana e i propri sogni, in un viaggio alla ricerca di un equilibrio tra amore e devozione che ora, nelle sale italiane, sarà precluso a una fetta di pubblico giovanile, a meno che il ricorso non trovi terreno fertile in fretta.


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