Scarlett Johansson ha conquistato Robert Redford ad appena 13 anni: il ruolo nel film L'uomo che sussurrava ai cavalli che pochi ricordano
Molti baby prodigio si sono persi crescendo. Scarlett Johansson no: quel film del 1998 racconta già il segreto di una carriera lunga quasi trent'anni, da Match Point alla Marvel

Grace si ferma davanti al suo amato cavallo e rimane immobile, perchè l’incidente ha lasciato addosso a entrambi una paura che sembra impossibile scrollarsi di dosso. Nel 1998 Robert Redford costruisce L’uomo che sussurrava ai cavalli attorno a quel rapporto spezzato e affida il cuore della storia alla giovanissima Scarlett Johansson, che all’epoca ha solo tredici anni. Il cast comprende anche Kristin Scott Thomas e Sam Neill, ma è Grace a sostenere il peso emotivo del film.
Johansson interpreta il personaggio con una sicurezza sorprendente per la sua età. Lavora sui silenzi, sugli sguardi, sui piccoli cambiamenti di espressione, il tutto senza cercare facili scorciatoie emotive. Redford, che oltre a essere il regista del film ne è anche il protagonista maschile (Tom Booker), lo capisce subito e le lascia spazio. A distanza di quasi trent’anni, del film colpisce soprattutto questo: un’attrice a malapena adolescente capace di reggere la scena – se non di rubarla – accanto a uno dei più grandi interpreti del cinema americano.
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Entra nel canale WhatsAppScarlett Johansson e la maledizione dei baby prodigio
Crescere davanti alla macchina da presa è molto più complicato che arrivarci da adulti. Non a caso il cinema è pieno di giovanissimi che sembravano destinati a una carriera straordinaria ma che si sono fermati lungo il percorso. Macaulay Culkin è rimasto per sempre il bambino di Mamma, ho perso l’aereo. Daniel Radcliffe ha impiegato anni per convincere il pubblico a guardare oltre Harry Potter.
Scarlett Johansson invece prende una strada diversa. Dopo L’uomo che sussurrava ai cavalli arrivano Ghost World (2001), Lost in Translation – L’amore tradotto (2003) e soprattutto Match Point (2005), tre film che raccontano una crescita continua, senza strappi e senza cambi di rotta improvvisi. Con Sofia Coppola arriva la malinconia di Charlotte, Woody Allen la porta in territori molto più ambigui con Nola Rice: Scarlett Johansson cambia registro senza perdere riconoscibilità.
Da Match Point alla Marvel, senza perdere la sua identità
L’esplosione commerciale arriva nei primi 2010 con Natasha Romanoff e il Marvel Cinematic Universe: per molti attori un franchise così potente potrebbe diventare una gabbia, invece Scarlett Johansson continua a spostarsi da un set all’altro con una naturalezza rara. Nel giro di pochi anni interpreta una madre alle prese con un divorzio in Storia di un matrimonio, presta la voce a Samantha in Lei, entra nei mondi surreali di Wes Anderson e torna poi ai dinosauri di Jurassic World – La rinascita. Pochi attori riescono a muoversi con questa libertà tra cinema d’autore e grandi produzioni.
È anche questo il motivo per cui L’uomo che sussurrava ai cavalli continua ad avere un posto speciale nella sua filmografia. Non perché rappresenti il debutto di una futura star — Scarlett Johansson aveva già recitato in altri film — ma perché è il primo titolo in cui il suo talento diventa impossibile da ignorare.
Nel 1998 nessuno è andato al cinema per Scarlett Johansson. Oggi, invece, sono in molti a rispolverare L’uomo che sussurrava ai cavalli proprio per rivivere i primi passi di un’attrice che, a tredici anni, senza saperlo aveva già trovato la sua strada.