Il nuovo album di Sayf dopo Sanremo è un abbraccio seducente a una Genova mai nominata. La recensione di Santissimo

Il primo album di Sayf è la vera scoperta di questo post Sanremo 2026 che non ha lasciato spazio a grandi guizzi. Il secondo classificato ora è pronto per prendersi la scena

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Attenti a Sayf. Perché Santissimo è il tipo di esordio che ti guarda dritto negli occhi per dirti: "Io sono già qui, non sto facendo prove". Un primo album ufficiale che arriva dopo il Sanremo da vice‑campione con Tu mi piaci tanto e tutto il faro puntato addosso, ma che non sembra affatto un compito in classe. Siamo di fronte a un diario di bordo di uno che ha già fatto parecchie notti in porto e ora mette tutto in ordine.

Sayf esce con un album lungo, 18 tracce, pubblicato l’8 maggio 2026 per La Santa/Atlantic/Warner, pieno di featuring pesanti e nessuna paura di contaminare il suo mondo. C’è il rap, il cantautorato, il latin, le influenze nordafricane. Pure il funk, se vogliamo, e il pop nel senso più puro del termine. La tromba che apre e richiude il disco è il suo vero logo sonoro in cui si alternano swing sghembo, mare, banchine, notti storte in una Genova che non viene quasi mai nominata, ma che senti in ogni angolo.

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Santissimo è un diario in formato XL in cui ci sono le origini, il lavoro di prima, la fatica, il tempo che corre veloce, il successo che ti allontana dagli amici di sempre e ti riempie la vita di nuove conoscenze, non sempre gradite. Tutto dentro un suono pensato per i live, con una band vera sotto e produzioni che cambiano aspetto senza perdere identità. Ecco cosa ne pensiamo del primo album di Sayf.

Sex on la Santa

Apertura a sportellate, ma con stile. Sex on la Santa è la porta del locale che si spalanca e ti butta subito dentro il mondo di Sayf con un groove che non molla mai, una tromba che ondeggia come un’insegna al neon sul mare, rime ironiche e autoironiche che ti presentano il personaggio senza bisogno di bio. È un’intro ma si comporta già da pezzo vero. Corto, tirato, perfetto per far capire che qui si balla, ma non si spegne il cervello.
Voto: 7,5

Ricordi (feat. Geolier)

Due voci quasi coetanee, due mondi diversi che si incontrano su un terreno comunissimo perché "le cose che ti restano addosso anche quando la vita ti porta altrove". Il pezzo suona classico e moderno insieme: c’è il rap che racconta, il ritornello che allarga il campo, la sensazione di sentire una storia personale anche se quella specifica non l’hai vissuta tu.
Voto: 7

Salsa Maghreb

Qui Sayf si prende la libertà di fare quello che vuole davvero, fino ad aprire le finestre e lasciare entrare il Mediterraneo. Le percussioni, i giri melodici, quel modo di piegare le parole verso un pop nordafricano che non è cosplay di altri, ma una cosa sua. Salsa Maghreb è un piccolo inno misto che potrebbe mettere d’accordo generazioni diverse, quelli che vengono per il rap e quelli che restano per il sapore di casa. È uno dei momenti più larghi e identitari del disco.
Voto: 7,5

No Boutique

Giochiamo in casa rap pura con un esercizio di stile, incastri, punchline, autocelebrazione quanto basta. È il brano in cui Sayf ricorda al mondo che sì, gli piace cantare, ma il primo amore restano le barre. Il dubbio, in mezzo a un album così pieno di immagini e melodie, è che No Boutique sgusci via come il pezzo "per i fan del genere". Però sul palco, con la band che spinge, questo tipo di traccia tende a prendere tutto il suo senso.
Voto: 7

Perché piango (feat. Kid Yugi)

La penna si fa pesante, nel senso buono. È una delle vette liriche del disco che parla di scioperi, G8, guerra, degrado, ma anche la necessità di resistere e rialzarsi. Tutta roba che in mano ad altri diventerebbe il solito sermone, mentre qui assume un significato difficile da ignorare. La strofa di Sayf e quella di Kid Yugi si incastrano senza gare di ego mentre la produzione è sospesa, con uno special che rimane davvero addosso.
Voto: 8

Bratz (feat. Nerissima Serpe)

Bratz ti prende subito per il bacino con ritmo vicino alle grandi hit globali, ma poi si piega in uno special quasi reggae che ribalta il pezzo in corsa. Sayf e Nerissima Serpe si passano il microfono come se stessero improvvisando in un backstage affollato, tra frecciatine, ironia, voglia di prendersi poco sul serio.
Voto: 7

Santissimo

La title track è il centro del disco, anche se dura poco e sembra quasi un sogno. Il mare sotto, la sensazione di sospensione, quella chitarra che ti illude di una ballad tranquilla, poi l’assolo finale che guarda a certo rock psichedelico senza scadere nella citazione scolastica. È la traccia che dà la chiave del titolo: Santissimo come superlativo, sì, ma anche come tentativo di mettere ordine in una vita che corre troppo. Un respiro profondo nel mezzo del caos.
Voto: 7,5

Parlar d’amore (feat. Bresh)

Quando arriva Bresh, l’album mette la chitarra davanti e si ricorda che Genova non è solo porto, ma anche scuola cantautorale che prosegue la sua tradizione. Il pezzo è estivo senza diventare usa‑e‑getta, leggero ma con un retrogusto amaro. È una canzone d’amore che non fa la smorfiosa da cuscino Instagram, piuttosto due voci che si cercano, si rincorrono e raccontano l’amore per quello che è, tra inciampi e ironia. Il featuring non ruba la scena, ci si adatta.
Voto: 7

Princesa

Princesa è una delle tracce più narrative perché qui c’è proprio una protagonista con una storia che si sviluppa per fotogrammi, l’odore del mare e di locali chiusi troppo tardi. Sayf alterna rap e melodia, ma il pezzo lavora più per atmosfera che per "colpo di grazia". È una pagina di romanzo in mezzo a un disco pieno di racconti brevi.
Voto: 6

F.I.$ (feat. Tedua)

Sayf e Tedua fluttuano stessa galassia emotiva. "F.I.$" corre veloce, cambia beat, non molla un secondo. Di certo è la traccia per chi vuole la versione più street e nervosa di Sayf. Dentro c’è pure un omaggio al rap genovese di casa, come un filo che lega passato e presente senza rimpianti. L’intesa tra i due è naturale, tanto che sembra il primo capitolo di una storia che potrebbe andare avanti.
Voto: 7

Raffaello

Il pezzo più leggero del disco, quello che ti immagini sotto palco con le mani in aria e poca voglia di pensarci troppo. Flow che cambia, barre che colpiscono il giusto, produzione compatta. Non è il brano che sposta l’equilibrio dell’album, ma fa il suo mestiere tenendo l’energia alta. Del resto, Sayf sa divertirsi anche senza caricare ogni pezzo di significati cosmici.
Voto: 6

Non c’è

I toni si abbassano e si fa spazio il tema che torna un po’ ovunque nel disco con il tempo che corre, i soldi che vanno e vengono, il ragazzo che sogna e rischia di perdersi per strada. Non c’è è malinconica ma non lamentosa, pungente come certe sere in cui ti guardi indietro e ti chiedi quanto hai pagato tutto questo. La prova da "cantante" di Sayf è credibile, soprattutto nel ritornello, e la scrittura porta a casa il pezzo.
Voto: 7,5

Cosa vuoi da me

La ballad che mancava, come se il disco si fermasse un attimo a chiedere "oh, ma alla fine tu da me cosa vuoi davvero?". Il ritmo resta incalzante, ma l’atmosfera è più raccolta, quasi da confronto a cuore aperto. Non è il brano più immediato del lotto, anzi, ha bisogno di due‑tre ascolti per entrare davvero. Però quando ci riesce, resta lì in sottofondo come una domanda che non hai voglia di chiudere.
Voto: 6,5

Buona Domenica

Buona Domenica è il manifesto di una certa scrittura di Sayf in cui coesistono dettagli che riconosci subito. Il cantautorato genovese che si mescola alle sonorità latineggianti è travolgente, ma quello che spinge davvero è la distanza familiare raccontata tra le righe attraverso promesse sospese e assenze che fanno rumore.
Voto: 7,5

Tu mi piaci tanto

Il brano di Sanremo, quello che lo ha portato al secondo posto all’Ariston, diventa un tassello naturale del racconto. Dentro il disco, Tu mi piaci tanto è un invito generale a rallentare perché non c’è una gara e niente da dimostrare, piuttosto la voglia di riconoscere meglio quello che ci unisce.
Voto: 7

Money (feat. Artie 5ive, Guè)

Tre nomi forti su un brano che suona classico fin dal primo secondo. Money è il lato più massiccio del disco, quello in cui i grandi nomi dello urban italiano scendono in campo tutti insieme. Sayf non scompare, anzi: regge il confronto con naturalezza, infilando la sua prospettiva in un brano che poteva trasformarsi nella "traccia degli ospiti" e invece rimane coerente con il suo sguardo sul rapporto tra soldi, tempo e riconoscimento.
Voto: 6,5

Una Can

Una Can è il pezzo che più guarda al presente delle playlist: rap fresco, molto catchy, ricerca melodica evidente sia nella produzione che nel ritornello. Si canticchia senza pensarci troppo, ma dentro Santissimo ha anche il ruolo di fare da collante tra la parte più radiofonica e quella più suonata del progetto.
Voto: 6

Randa Baraonda

Finale col botto, ma non nel modo che ti aspetti. Randa Baraonda è già rodata in tour da più di un anno e si sente: è un pezzo che nasce sul palco, con quella tromba storta, lo swing sporco, il jazz fumoso, la sensazione di una notte che non vuole finire. Come chiusura di disco è perfetta perché riprende il suono dell’inizio, chiude il cerchio e ti lascia esattamente dove ti aveva trovato, in una città che non viene mai nominata troppo, Genova, ma che resta ovunque.
Voto: 8

Giudizio complessivo: 7


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