Sanremo, lo storico direttore Pippo Balistreri lascia il Festival: "Spazio ai giovani, ecco cosa consiglio a De Martino"

Balistreri lascia il Festival: l’addio dopo 41 edizioni e il consiglio chiave a De Martino per guidare la macchina più complessa della tv italiana.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Arriva la chiusura di un capitolo fondamentale della storia del Festival di Sanremo. Dopo quarantuno edizioni vissute da direttore di palco di Sanremo, Pippo Balistreri annuncia che è arrivato il momento di fermarsi ai microfoni di Fanpage, mettendo fine a un percorso professionale che coincide con alcuni dei momenti più iconici e discussi della televisione italiana.

Il momento di lasciare Sanremo per Pippo Balistreri

"Da tempo dico che è l’ultimo Sanremo, ma questa volta per me è arrivato il momento di lasciare". Con 74 anni e 41 Festival alle spalle, Balistreri sente che sia giusto: "Aprire la strada ad altra gente che, nel frattempo, mi ha seguito e ha imparato il mestiere. Dal prossimo anno avanti i giovani". Parole che anticipano un passaggio di testimone necessario in una macchina complessa che vive di competenze tramandate da un tecnico all’altro.

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In oltre quattro decenni ha visto cambiare epoche, direttori artistici, tecnologie e linguaggi musicali, restando sempre il punto fermo dietro le quinte dell’Ariston. Un ruolo silenzioso ma determinante, perché il direttore di palco è colui che tiene insieme tempi, ingressi, cambi scena e imprevisti, assicurandosi che la diretta scorra senza intoppi davanti a milioni di spettatori.

Il Festival di Sanremo 2026: una macchina complessa

Alla domanda su come verrà colmata la sua assenza, Balistreri risponde con realismo: ciò che faceva una sola persona verrà distribuito tra tre o quattro professionisti. Una suddivisione dei compiti che, nelle intenzioni, dovrebbe garantire continuità ed efficienza. Perché il Festival di Sanremo non è uno show qualsiasi, ma una struttura organizzativa che richiede coordinamento millimetrico.

Nella decisione di lasciare hanno influito anche altre considerazioni. Non essendo un dipendente Rai ma un esterno, racconta di aver percepito nel tempo una certa distanza, la sensazione di non far parte fino in fondo della "famiglia" aziendale. Nessuno gli ha chiesto di andare via, ma la consapevolezza di essere chiamato solo quando necessario ha contribuito a fargli maturare la scelta di chiudere questo capitolo.

Tra retroscena e verità mai raccontate

Ripercorrere la sua carriera significa attraversare episodi entrati nella memoria collettiva. Dal caso di Vasco Rossi nel 1983 con Vita spericolata, quando la caduta del microfono alimentò la voce di una protesta contro il playback, fino alla presenza dei Queen nel 1984, con la reazione di Freddie Mercury alla scoperta dell’esibizione in playback. Balistreri chiarisce che nel primo caso il microfono era funzionante e aperto, e che molte ricostruzioni nate negli anni non corrispondono alla realtà dei fatti. Non sono mancati momenti di tensione come la protesta dell’orchestra nel 2010, o la lite tra Morgan e Bugo nel 2020, nata da divergenze sull’arrangiamento e culminata con il cambio del testo in diretta e l’abbandono del palco. Anche i problemi tecnici, spesso oggetto di polemica, trovano spiegazioni molto più semplici di quanto si immagini. Dal pianoforte di Alicia Keys collegato a una ciabatta difettosa fino ai microfoni che possono essere scambiati nella concitazione del cambio palco, ogni dettaglio può trasformarsi in un caso nazionale.

Il consiglio a Stefano De Martino

Con il passaggio del Festival nelle mani di Stefano De Martino, Balistreri offre un suggerimento che suona come una lezione di metodo e di umiltà: "Stefano De Martino, prima di iniziare, dovrebbe andare sul palco, chiamare tutti i tecnici e le maestranze e dire: "Io sono il direttore artistico, però datemi una mano perché per me è la prima volta e ho bisogno del vostro aiuto"". Perché Nel congedarsi, Balistreri ringrazia la Rai e tutte le persone con cui ha lavorato, lasciando trapelare un’emozione sincera. Pur non essendo stato un dipendente dell’azienda, afferma di essere stato trattato benissimo e di voler esprimere gratitudine a chi ha condiviso con lui anni di lavoro intenso.


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