Il Sanremo Giovani 2025 di Gianluca Gazzoli profuma di naftalina: la recensione
Le canzoni non convincono nemmeno chi le ha selezionate. I testi e i siparietti sono ripetitivi. I giudici hanno poco appeal. Ridateci, perlomeno, il format di Amedeus!

"Troppo giovani, troppo sconosciuti", è il ritornello che gli opinionisti di professione e qualche vecchia gloria – ormai discograficamente irrilevante – ripetono come un mantra commentando il cast dei big di Sanremo 2026. Salottini televisivi che già stanno cannibalizzando la kermesse, ma che, come spesso succede, tendono a ignorare la sanguinaria selezione dei giovani del Festival. Per chi non se ne fosse accorto, lo show, se così vogliamo chiamarlo, è iniziato l’11 novembre su Rai2, nella tardissima serata del martedì per godere del traino di Belve di Francesca Fagnani (che stasera non ci sarà). Dopo l’addio alla Rai da parte di Alessandro Cattelan (o viceversa), alla conduzione di Sanremo Giovani – Sarà Sanremo (premio fantasia) è arrivato Gianluca Gazzoli, alla sua prima vera e propria avventura su un canale generalista come presentatore. Obiettivo finale scegliere i sei artisti che la sera del 14 dicembre su Rai1 si giocheranno i due posticini previsti per loro in Riviera a febbraio.
Gli ascolti galleggiano al 6 per cento. In linea con l’edizione precedente. A mancare, però, è tutto il resto. Intanto l’impostazione da talent show dovrebbe prevedere tra i giudici volti noti, pungenti e di richiamo. Invece sono stati richiamati Ema Stokholma, Carolina Rey, Manola Moslehi, Enrico Cremonesi e Daniele Battaglia. Bravi e professionali, ma non proprio i nomi che vedremmo a X Factor, Amici e The Voice. I magnifici cinque danno il loro parere davanti alle telecamere, ma votano inspiegabilmente in segreto. Come in segreto, dietro alle quinte, votano il direttore artistico Carlo Conti e Claudio Fasulo, vicedirettore della Direzione Intrattenimento Prime Time. Poi sullo schermo, con una grafica molto Amici di Maria De Filippi, vediamo chi passa le, spesso mal assortite, sfide a due. Il tutto all’insegna di commenti post esibizioni pieni di superlativi (bravissimo, bellissimo, grandissimo, tantissimo…). Che fa venire in mente la bacchettata di Ornella Vanoni a Lorena Bianchetti nel loro iconico scontro a Domenica In: «Se tutti sono bravissimi, grandissimi, che differenza c’è con quelli che lo sono per davvero?». Parole sante.
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Entra nel canale WhatsAppFosse solo questo il problema! La media delle canzoni è molto più debole del solito. Lo ammettono con parsimonia pure i giudici che, però, sono anche coloro che le hanno selezionate (insieme con Conti e Fasulo). Viene da chiedersi se le tante proposte arrivate fossero così brutte da dover portare avanti brani poco convincenti. A livello di numeri qualcosina sta funzionando (senza fare sfracelli). L’ex Amici Nicolò Filippucci sembrerebbe essere il favorito: tra quelli in gara, il suo brano è quello con più ascolti su Spotify (circa 700 mila macinati in un mese, rilevanti solo se confrontati con quelli degli altri partecipanti al contest), secondo più virale su TikTok (con numeri comunque trascurabili) e il terzo più trasmesso dalle radio (con un netto stacco, però, rispetto a La Messa che è al primo posto). Bella soddisfazione invece per Angelica Bove: la sua canzone, tra le più interessanti, per quanto forse poco commerciale, ha raggiunto il primo posto della Top 50 Viral di Spotify Italia, sopra a nomi blasonati come Tommaso Paradiso, Annalisa, Cesare Cremonini.
Infine, manca lo show. Gianluca Gazzoli è stato chiamato probabilmente perché molto seguito dai giovani. Peccato che l’effetto sia quello di uno che vuole fare il ragazzo cool, con testi e siparietti un po’ deboli. Una su tutti la gag ripetuta ad ogni stacco pubblicitario: «Passa il turno… (pausa tensiva), ve lo dico dopo la pubblicità», coi giudici che fingono disappunto e impazienza nel sapere il risultato. Tutto questo ripetuto due volte a puntata, in ogni puntata. Non faceva ridere la prima volta, figurarsi alla decima. Nel 90 per cento dei casi, durante le interviste pre-esibizione dei ragazzi (tra i quali si registra la defezione di Soap che si è ritirata, nonostante avesse passato il turno) si parla di nonni o famiglia, come se i cantanti in gara non avessero altro da raccontare (nonostante siano grandissimi, bravissimi, meravigliosi, spettacolari…). Se, messo nelle stesse condizioni, Cattelan lo scorso anno se l’era cavata grazie a un po’ di mestiere, il pur volenteroso Gazzoli fatica in una trasmissione dalla scrittura non eccelsa, soprattutto se pensata proprio per i giovani.
Eppure, per fare qualcosa di più accattivante basterebbe guardarsi indietro. All’esperimento di Amadeus che nel 2020 ha portato la selezione dei giovani di Sanremo in seconda serata su Rai1 col format Ama Sanremo. Nulla di futurista, ma sicuramente più coinvolgente (non che ci voglia poi così tanto): televoto aperto, giuria televisiva di volti popolari (Luca Barbarossa, Piero Pelù e i tanto chiacchierati Morgan e Beatrice Venezi) con voto palese, ospiti musicali. Risultato? Una media di ascolti del 10 per cento, poco sotto a Porta a Porta.
