Sanremo, il Maestro di Arisa: "In finale incrocio le dita per lei. Nel voto dovrebbero coinvolgere gli orchestrali come anni fa". L'intervista
Roberto Molinelli, che in passato ha collaborato con Mahmood, De Gregori, Dalla e Bocelli, ci racconta la gioia per il terzo posto nella serata delle cover. E sulla rappresentanza femminile: “Ho fiducia nel futuro”.

"Non ho mai aspettative quando faccio qualcosa, ma il terzo posto mi ha riempito di gioia", racconta Roberto Molinelli, il Maestro che ha diretto Arisa e il Coro del Teatro Regio di Parma sulle note di Quello che le donne non dicono nella serata del Festival dedicata alla cover. L’operazione poteva sembrare rischiosa: "Era un bellissimo sogno che è diventato realtà. Abbiamo unito due mondi musicali apparentemente distanti, ma entrambi fortemente radicati nella tradizione italiana e riconosciuti nel mondo: la canzone d’autore e l’opera lirica", spiega a poche ore dalla puntata vinta da Ditonellapiaga e TonyPitony. Preso dagli ultimi ritocchi, il compositore, direttore d’orchestra e violinista italiano non ha ancora avuto occasione di ascoltare tutte le cover e gli inediti in gara, quindi, preferisce non pronunciarsi sulle proposte degli altri Big e nemmeno sulle polemiche accessorie al Sanremo. Lui, che nella sua carriera ha incontrato il pop tante volte con collaborazioni con nomi come Mahmood, Francesco De Gregori, Tony Hadley, Antonella Ruggiero, Lucio Dalla, Enrico Ruggeri e Andrea Bocelli, aveva già avuto occasione di lavorare con Arisa: "Abbiamo fatto concerti con l’orchestra della Magna Grecia al Teatro Antico di Taormina e al Petruzzelli di Bari, serate memorabili. È una delle migliori voci e interpreti che abbiamo oggi in Italia", racconta.
DOMANDA: Come è nata l’idea di fare proprio questo tipo di versione del brano che Ruggeri ha scritto per Fiorella Mannoia?
RISPOSTA: Naturalmente la canzone è stata scelta da Arisa. Insieme abbiamo parlato della direzione da prendere. Lei è veramente molto creativa: riesce sempre ad avere idee originali e stimolanti.
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Entra nel canale WhatsAppE qui entra in gioco il Coro del Teatro Regio di Parma.
Che ieri è stato meraviglioso.
Per lei non è la prima volta in gara all’Ariston.
Tutte memorabili. Nel 2009, per esempio, ho lavorato con Alexia, Mario Lavezzi e Mogol sul brano Biancaneve. Abbiamo vinto il premio per il miglior arrangiamento della Giuria di Qualità. Più di recente, nel 2021, sono tornato con gli Extraliscio.
Con chi sogna di collaborare in futuro?
Ci sono tanti artisti che mi interessano. Sa, in realtà, ogni nome può essere interessante dal punto di vista dello scambio creativo. Mi sarebbe piaciuto invece lavorare con Franco Battiato. Ho, comunque, diretto l’orchestra nel suo film Musikanten sulla vita di Ludwig van Beethoven. Non mi si riconosce perché, naturalmente visto il ruolo, sono inquadrato di spalle con costumi d’epoca.
Torniamo a Sanremo. In passato l’orchestra votava le canzoni in gara. Pensa che fosse un sistema sensato?
Assolutamente. I professori che vedete in tv lavorano con gli artisti in competizione per settimane. Assistono all’evoluzione delle versioni che sentiamo all’Ariston, al processo tramite il quale la performance prende corpo. Sperimentano da vicino il talento e la professionalità dei concorrenti. Credo che andrebbero nuovamente coinvolti nelle prossime edizioni.
Tra le critiche mosse a questa edizione, una delle primissime è stata al cast per l’alta quota di sconosciuti al mainstream televisivo.
Non credo che nessun direttore artistico della storia del Festival di Sanremo abbia mai remato contro se stesso. Poi tutti possiamo sbagliare. È comunque presto per giudicare il successo musicale di questa edizione. Io sono certo che anche quest’anno alcune canzoni rimarranno. A volte ne sopravvivono dieci, altre otto o sei. È un po’ come col vino. Ci sono annate più fortunate, altre meno. Anche i grandi pittori o i grandi scultori hanno avuto periodi alterni nella creatività.
Si parla tanto della rappresentanza femminile nel cast dei cantanti in gara. Anche nel suo settore c’è un problema in questo senso. Per quanto, rispetto al passato, qualche direttrice d’orchestra inizi a vedersi.
Io sono fiducioso nel presente e nel futuro. L’evoluzione è in corso. Anche nella musica classica. Chi ha l’età per ricordarsi, non so, i concerti del Capodanno di Vienna degli Anni ’70 e ’80 avrà l’immagine di un’orchestra composta da soli uomini. Oggi è diverso. Anche nei management musicali. Se torniamo indietro di qualche ora, la serata delle cover è stata vinta da Ditonellapiaga, diretta da Carolina Bubbico. Una donna diretta da una donna.
Si è fatto un’idea riguardo alla polemica sul numero di artiste in gara?
Credo che Carlo Conti abbia dato la miglior risposta: "Io scelgo le canzoni, non chi le porta".
Tra gli artisti che non hanno mai partecipato alla gara di Sanremo o non lo fanno da un po’ ce n’è uno in particolare che vorrebbe all’Ariston il prossimo anno?
Difficile fare un nome in particolare, ma mi piacerebbe vedere sempre più cantautori. Essere autori di se stessi è una cosa ancora più totalizzante. Nel 2025 c’era Brunori Sas, per esempio. Ecco, sarebbe bello si potenziasse quel tipo di proposta.
Per salutarci… in finale tifa Arisa?
Incrocio le dita. Ha una canzone che mi piace tantissimo. La rappresenta. Lei stessa ha detto che è uno stralcio della sua vita. Le auguro tanto successo con questo brano.
