Sanremo 2026, le pagelle generali del Festival: Fedez e Masini vincitori morali (8), Arisa magica (10), l'urlo di Ditonellapiaga (10)

I Top e i flop della 76esima edizione del Festival: Carlo Conti veloce e piatto, Sal Da Vinci tormentone sicuro, Elettra Lamborghini Miss Simpatia.

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Sanremo 2026, le pagelle generali: Fedez e Masini vincitori morali (8), Arisa Magica (10)
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La 76ª edizione del Festival di Sanremo, andata in onda su Rai Uno dal 24 al 28 febbraio 2026 e condotta da Carlo Conti, si è chiusa con la vittoria di Sal Da Vinci protagonista con il brano "Per sempre sì" premiato sul palco del Teatro Ariston. La classifica finale ha subito acceso il dibattito sui social, generando commenti contrastanti per motivi diversi. Tra sorprese e conferme, i favoriti hanno rispettato in parte le attese. Non sono mancati momenti di grande spettacolo e interpretazioni memorabili. Di seguito, le nostre pagelle personali dei protagonisti e dei momenti più significativi di questa edizione del Festival di Carlo Conti, che durante la finale ha passato il testimone a Stefano De Martino.

Sanremo 2026, le pagelle generali della 76esima edizione

Arisa inarrivabile (voto: 10). Sembra uscita da una fiaba: "Magica favola" racconta il viaggio emotivo di una donna tra infanzia e età adulta. La voce di Arisa è pura magia, intensa e autentica, capace di emozionare anche nel silenzio. L’interpretazione è delicata ma potente, ogni parola vibra di autenticità. La performance trasporta il pubblico in un’atmosfera sospesa e incantata, trasformando il palco in un luogo di emozione pura. Nella serata delle cover si piazza al terzo posto, nella classifica generale chiude quarta. In entrambi i casi, meritava molto di più.

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Ditonellapiaga perfetta con urlo finale (voto: 10). Performance potente e da brividi, con voce impeccabile e intensa. La presenza scenica è magnetica, supportata da un corpo di ballo sincronizzato e dinamico. Alterna momenti di grande energia e delicatezza, con impatto complessivo da standing ovation. L’esibizione lascia il pubblico senza fiato e conferma talento e professionalità. Tormentone sicuro.

Tutti cantano Sal Da Vinci (voto: 9). Si conferma tra i protagonisti più attesi grazie a un brano travolgente e immediatamente orecchiabile. La sua interpretazione vocale è potente e intensa, mettendo in risalto tutta l’esperienza dell’artista. La presenza scenica è sicura e magnetica, capace di catturare il pubblico dall’inizio alla fine. Il brano mantiene originalità pur restando fedele al suo stile riconoscibile. La capacità di emozionare e trasmettere sentimento rende l’esibizione memorabile. Con queste qualità, Sal Da Vinci si trasforma nel re del Festival e la sua ‘Per sempre sì’ si candida a essere il tormentone assoluto della primavera-estate 2026.

Serena Brancale commuove (voto: 10). Dimenticate il ritmo latino: il suo brano punta all’intimità e alla profondità emotiva. Affronta temi di perdita e lutto, mostrando un lato vulnerabile e umano. L’arrangiamento raccolto e la magnifica estensione vocale rispecchiano pienamente il mood malinconico del testo. L’esibizione colpisce per autenticità e trasporto emotivo, scatenando lacrime e applausi. La scelta di aprirsi con un brano così personale la pone tra le più amate dal pubblico.

Fedez e Marco Masini vincitori morali (voto: 8). Con "Male necessario" il duo esprime carisma e intensità. Il brano invita al coraggio e a non perdere la speranza nei momenti difficili, sostenuto da una voce potente ed espressiva di Masini. La presenza scenica è magnetica, il pubblico risponde con standing ovation. Interpretazione autentica e sentita senza cadere nel melodramma. L’energia e la concentrazione rendono l’esibizione convincente e memorabile, ma non gli basta ad andare oltre il quinto posto nella classifica generale. Per molti, sono i vincitori morali.

Elettra Lamborghini Miss Simpatia (voto: 7,5). Elettra conquista il palco con la sua energia esplosiva e un look tutto da guardare, ritmo travolgente e sensualità al punto giusto. La sua esibizione è divertente, sopra le righe e fedele al suo stile esuberante, capace di far ballare il pubblico. Non manca l’ironia: la frecciata sui famosi festini bilaterali" chiude lo show tra risate e polemica leggera, ricordandoci che la Lamborghini sa mescolare musica e spettacolo con un pizzico di follia. Uno show che lascia il segno… e forse anche qualche notte insonne.

Fulminacci poetico (voto: 7). Con il brano definito come "percorso a ostacoli", Fulminacci conquista per sensibilità e stile. Il pezzo mescola atmosfere anni ’80 con un ritmo energico, senza perdere l’intimità emotiva. La voce calda e ricca di sfumature e la presenza scenica sobria catturano l’attenzione. L’arrangiamento valorizza ogni dettaglio del testo e della melodia, rendendo l’esibizione raffinata e coinvolgente.

Ermal Meta poetico (voto: 6). Brano intenso e necessario, che racconta la storia di una bambina di Gaza tra le macerie del conflitto. Interpretazione carica di responsabilità e umanità, con delicatezza e introspezione. La musica diventa testimonianza, emozionando senza mai scadere nella retorica. Ogni parola pesa e resta, rendendo l’esibizione poetica e memorabile. Per Adriano Celentano avrebbe dovuto vincere il Festival a mani basse, invece rimedia un ottavo posto che gli sta stretto.

Tommaso Paradiso romantico (voto: 6). Brano intimo dedicato alla figlia Anna, in cui emerge fragilità e amore sincero. L’interpretazione è autentica, senza filtri, capace di arrivare dritta al cuore del pubblico. La tensione iniziale lascia spazio a una performance più sicura e coinvolgente, rendendo il momento tenero e memorabile.

Il Festival piatto di Carlo Conti (voto: 4) La sua conduzione è tradizionale e senza guizzi, senza cambiamenti dell’ultimo minuto o idee originali, con qualche timida leggerezza solo nei duetti e nella finale, ma nulla di memorabile. Rimane ancorato al passato e fatica a lasciarsi andare anche quando i co-conduttori cercano di alleggerire l’atmosfera con gag, blocca spesso ospiti e colleghi per rispettare i tempi, mostrando poco empatia verso chi sale sul palco. Il ritmo rapido fa chiudere le serate presto, ma contribuisce a un festival piatto e senza carisma. Manca il brio, la fantasia e l’imprevedibilità che rendono una conduzione viva. Conti resta impeccabile nella forma, ma freddo nello stile di conduzione e il risultato è uno spettacolo lineare, elegante ma noioso. Gli va comunque dato atto di aver portato in porto un biennio sanremese con ottimi risultati di pubblico, cosa su cui pochi avrebbero scommesso dopo l’addio di Amadeus. Ora ha deciso di uscite di scena, probabilmente nel momento giusto. In finale, il passaggio di consegne a De Martino certifica la fine del suo mandato al Festival.


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