Sanremo, Marco Baldini: “Le radio avevano già capito su chi puntare”. E sulla classifica: “La vittoria di Sayf sarebbe stata un bel segnale”
Deluso dalla proposta de Le Bambole di pezza, il conduttore promuove Ermal Meta e Chiello. E sulla scelta di Stefano De Martino per il Festival 2027: “Giustissima. Mi sarebbe piaciuto anche Fabio Volo”.

Sabato pomeriggio, 15.40. Marco Baldini invia un messaggio su Whatsapp a un amico: "I primi tre escono da questo gruppo: Serena Brancale, Arisa, Ditonellapiaga, Sayf, Sal Da Vinci e Fedez". Mancava ancora qualche ora alla finale di Sanremo 2026, ma il conduttore radiofonico ci aveva azzeccato. Certo, erano tutti nomi già finiti nelle cinquine vincenti delle varie serate, i più quotati, ma c’è di più, spiega il presentatore, per anni spalla di Fiorello: "Sal Da Vinci e Arisa sono quelli che sanno stare meglio sul palco. Cosa dire di Sayf? Parla per lui quello che ha fatto nella serata delle cover (l’esibizione su Hit the road Jack con Alex Britti, Mario Biondi e, soprattutto, la sua tromba, ndr). La sua canzone potrebbe tranquillamente imperversare anche tutta l’estate".
DOMANDA: Avrebbe dovuto prevalere lui?
RISPOSTA: Penso sarebbe stato un bel segnale, la conferma che Sanremo punta sempre di più sui giovani.
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Entra nel canale WhatsAppLui ha vinto per il televoto, staccando di quasi tre punti percentuali Sal Da Vinci, che era secondo. Alla fine, quest’ultimo è arrivato primo grazie alle altre due giurie. Con un vantaggio dello 0,3 per cento.
Un ex aequo, insomma. Sarà interessante capire chi ha penalizzato Mi piaci tu. Verosimilmente immagino la sala stampa. Mi sorprenderebbe se la colpa fosse delle radio. Però in questi giorni ho sentito la canzone che ha vinto al supermercato e al bar. Trasmettono molto anche Sayf e Ditonellapiaga.
Le radio avevano già il sentiment. Da professionista del settore, sono questi tre i brani più radiofonici?
Aggiungerei anche Mariantonietta e Colombre. Credo che, rispetto a Che fastidio! di Ditonellapiaga, la proposta di Sayf sia più trasversale. Nel suo testo si possono ritrovare anche le persone più grandi.
Secondo Earone in Top5 ci sono nell’ordine Ditonellapiaga, Fedez con Masini, Tommaso Paradiso, Fulminacci, e Sal Da Vinci. Segnalo anche il sesto posto di J-Ax.
Lui ha un pezzo originale e ironico. E sono molto contento per Fulminacci che ha proposto qualcosa di veramente indie.
Arrivando settimo nella classifica generale. Si è anche portato a casa il premio della critica.
I papabili erano lui ed Ermal Meta.
Adesso, però, fai parlare il Marco Baldini fan. Chi ti è piaciuto?
Ho adorato proprio Ermal Meta: la sua proposta era la più profonda. Forse poteva avere ancora più coraggio in questo senso. Mi è piaciuta molto anche la base alt rock di Chiello. Molto moderno, il più attuale.
Chi ti ha "deluso"?
Le Bambole di pezza. Le passo in radio da anni. È uno dei pochi gruppi punk rock che esistono in Italia e vanno al Festival con una canzone così sanremese? Si sono snaturalizzate!
Riecheggiavano i Modà. Con più chitarre elettriche.
Avrebbero dovuto proporre qualcosa sulla scia di quello che hanno fatto con Occhi di gatto nella serata delle cover. Lì le ho riconosciute. È come se si fossero un po’ adagiate in un Festival in cui l’unica vera rivelazione è stata TonyPitony.
Che come sponsor ha avuto Fiorello.
Ci aveva giusto, dimostrando che noi vecchietti con tanta radio sulle spalle, qualcosa ne capiamo. Hai sentito che padronanza vocale ha? Per non parlare della proposta musicale.
Lui e Ditonellapiaga hanno fatto una performance quasi da Broadway venerdì.
Vedi Sanremo non ha più come rivale le tv generaliste, ma i social e i colossi come Netflix. Chi si muove meglio, chi buca lo schermo vince. Conta anche il personaggio.
Cosa pensi invece delle accuse di misoginia, sessismo e razzismo ai suoi testi?
Quando ero ragazzo non ci si faceva tutti questi problemi. Non c’era il politically correct di oggi che sconfina nella censura. Uno dovrebbe essere libero di esprimersi e gli ascoltatori, i telespettatori, di cambiare canale o skippare la traccia. Lo stesso discorso vale per Andrea Pucci.
Oddio, lì è stato lui a fare un passo indietro.
Io sarei andato lo stesso. In America sono liberi di dire qualsiasi cosa. Forse ultimamente un po’ meno. Però l’approccio è: "È solo spettacolo". Non stiamo parlando di chirurghi che operano a cuore aperto. Uno dovrebbe essere libero di esprimersi e il pubblico di dovrebbe scegliere se guardarlo o no.
I continui interventi politici, come il videoappello di Ignazio La Russa che chiedeva a Carlo Conti di trovare il modo di coinvolgere Pucci nonostante il passo indietro l’avesse fatto lui, non credi abbiano remato contro al Festival e all’immagine del conduttore e direttore artistico?
Di sicuro non ha aiutato. Anzi ha dato l’idea che lui abbia subito pressioni, quando ha dimostrato di essersi mosso in totale libertà. Lui è uno che non si fa intimorire da nessuno, fidati. Lo conosco da anni. Pensa che lo chiamavamo Pippo Conti, perché è il naturale erede di Baudo. Non ama le polemiche e non le cavalca.
Ha sorvolato il più possibile anche sull’analisi tecnica degli ascolti. Cosa che faremo anche noi. Tu conosci bene anche Nicola Savino che è tornato alla guida del DopoFestival. Guardando alle edizioni che ha condotto in passato, forse questa è risultata un po’ sottotono.
Ha fatto il suo mestiere, senza sbavature. Forse aveva meno materiale per esprimersi al meglio.
Effettivamente lo show all’Ariston non ha convinto tutti.
Ho letto critiche esagerate. Ci sono state conduzioni peggiori. A Carlo non si può contestare nulla. Ha fatto il suo lavoro. Laura Pausini fa la cantante, non la conduttrice. Io tutto sto disastro non lo vedo. È stato un Sanremo tranquillo, pulito, senza fronzoli.
Nulla di migliorabile?
La lunghezza. Mi rendo conto che ci siano delle esigenze per l’Auditel, ma è infinito. Ci troppe canzoni in gara. Di 30 proposte forse giusto la metà sono rilevanti. E, secondo me, bisognerebbe essere ancora più attenti ai nuovi generi musicali, alle nuove tendenze. Il mondo indie è pieno di ragazzi meritevoli. Bisognerebbe guardare più all’Eurovision Song Contest che a Miss Italia, per intenderci.
Giriamo queste riflessioni a Stefano De Martino, conduttore e direttore artistico di Sanremo 2027. Che ne pensi di questa scelta?
Giustissima, la più naturale. E credo che Carlo abbia contribuito. De Martino è il giovane più bravo sul mercato. Canta, balla, è uno showman.
Non conosciamo però le sue competenze musicali, ma sarà affiancato. Non credi che sia arrivato il momento di affidare Sanremo a una donna nel ruolo di conduttrice e direttrice artistica?
Fammi qualche nome.
Laura Pausini, Giorgia, Elisa.
Sono tutte cantanti, non presentatrici.
Anche Gianni Morandi (che ha condotto due edizioni del Festival, ndr), per quanto avesse una carriera televisiva più importante. Allora ti faccio il nome di Antonella Clerici che Sanremo l’ha già condotto con risultati importanti.
Ma è di un’altra generazione.
La stessa di Conti. Allora se parliamo di persone che hanno più o meno la stessa età di De Martino, su due piedi non mi viene in mente nessuna conduttrice che potrebbe anche fare da direttrice artistica. Ce ne saranno, ma dovrei pensarci. Pensando ai più giovani avrei puntato tutto su Alessandro Cattelan.
Secondo me sarebbe interessante anche Fabio Volo che, comunque, è over 50.
Rimaniamo sulla parità di genere. C’è stata una polemica riguardo al numero di donne in gara.
In Italia siamo indietro anni luce sotto questo aspetto, ma, conoscendo Conti non credo sia voluto. Ha scelto sulla base delle proposte che ha ricevuto.
Senza sapere chi si è candidata e senza avere ascoltato i brani viene un po’ difficile controbattere. Con Fiorello vi siete sentiti?
Quest’anno no. Quando c’era lui al Festival ci siamo scambiati diversi messaggi. Durante l’affaire Morgan-Bugo pensava che qualcuno si fosse sentito male.
Chiudiamo con il nome di un artista che non si vede da un po’ in gara o che non ci è mai stato che ti piacerebbe vedere all’Ariston il prossimo anno.
Mario Venuti, è uno che sa fare musica.
