Sanremo, parla il direttore artistico del Primo Maggio: “Ascolti in calo? Non si può crescere per sempre”. Intervista a Massimo Bonelli

Dalla Riviera promuove lo show e il cast proposti da Carlo Conti contestando la narrazione negativa che ruota attorno a questo Festival. E, se per un giudizio definitivo sulle canzoni è troppo presto, non ha problemi a svelare chi vorrebbe vedere in gara.

Luca Burini

Luca Burini

Giornalista

Nato a inizio estate 1987, volevo fare il cantautore. Poi la vita mi ha portato a sfogare la voglia di comporre altrove.

Manager, produttore, editore, consulente musicale, anche Massimo Bonelli è a Sanremo in questi giorni per coordinare Casa SIAE, la struttura-hospitality installata a pochi metri dal Teatro Ariston durante il Festival. Per questo motivo, il direttore artistico del Concerto del Primo Maggio di Roma non è riuscito a godersi la prima puntata della kermesse "in poltrona", spiega. Si è perso, quindi, qualche canzone e qualche momento dello show condotto da Carlo Conti e Laura Pausini che, rispetto all’edizione precedente, ha registrato una contrazione degli ascolti: 9 milioni 600 mila telespettatori e il 58 per cento di share contro i 12.600.000 e il 65,3 per cento del 2025: "Sono un tema che riguarda più il percepito che il reale", dice Bonelli sottolineando come attorno a questo Festival ci sia stata una sorta di aura negativa fin dall’inizio, esacerbata dalle polemiche recenti, nelle quali, però, non vuole entrare non essendo in pari con le ultime notizie. L’ultima in ordine di tempo rimanda, per l’ennesima volta, alla saga legata alla partecipazione del comico Andrea Pucci che ha fatto un passo indietro dopo la rivolta social scattata all’annuncio della sua ospitata. Un evento che ha ferito profondamente la destra di governo che non riesce a smettere di parlarne con (tentativi di) ingerenze decisamente fuori luogo come il video appello in cui il 24 febbraio il presidente del Senato Ignazio La Russa si è preso la briga di esortare, diciamo, Conti a garantire una presenza riparatoria a Pucci. Ma questa è un’altra storia. Contano le canzoni e lo show: "Io faccio probabilmente questo mestiere per colpa o grazie alla passione per Sanremo, quindi sono sempre indulgente col festival", mette le mani avanti Bonelli.

DOMANDA: Promuovi la gestione di Carlo Conti?
RISPOSTA: Mi piace perché è funzionale allo spettacolo e dà importanza alla musica. Che non è facile. Con 30 brani nuovi in gara è complesso mantenere alta l’attenzione in una serata così. Il rischio è che alcuni artisti passino in secondo piano.

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Cosa ti ha colpito di più di tutte quelle ore di diretta?
Fuori dalla gara l’ospitata di Tiziano Ferro. Durante la sua carriera ha confezionato una serie di brani che fanno parte del nostro immaginario collettivo.

A proposito di artisti e canzoni, veniamo alla gara.
Non ho ancora sentito tutti i pezzi, ma ci sono diversi giovani big molto interessanti. Penso a Colombre e Mariantonietta. Ma anche Eddie Brock, Nayt. Poi Ditonellapiaga ha una traccia molto forte. Senza dimenticare le conferme di Malika Ayane ed Ermal Meta che porta un messaggio importante.

Prima parlavamo di polemiche. Anche il cast è stato, pretestuosamente, criticato.
Porta a scoprire nuovi artisti. Che è quello che deve fare Sanremo: proporre i pezzi a prescindere dall’importanza di chi li canta.

Attorno ai pezzi e ai loro interpreti però c’è anche uno show.
Che è l’aspetto che mi interessa meno. Mi piace la sobrietà di Conti, della scena e delle luci. Trovo che complessivamente sia ben confezionato.

Qualche canzone da bocciare?
Da tecnico non penso si possa valutare una proposta al primo ascolto, soprattutto se presentata insieme ad altre 29. Poi c’è l’esibizione dal vivo in cui l’emozione, i problemi tecnici, la poca esperienza possono giocare qualche brutto scherzo.

Torniamo alla flessione degli ascolti.
Penso sia statistico: sono ormai quasi dieci anni che vengono registrati. Tutte le curve di crescita a un certo punto hanno un momento di calo. Non si può crescere all’infinito. È fisiologico e anche necessario per poter far ripartire un nuovo ciclo. E poi fin dall’autunno c’è stata questa narrazione negativa di Festival dal tono minore, che non so perché sia nata.

È molto diffusa sui social.
Nella comunicazione orizzontale di oggi, una percezione di questo tipo finisce per concretizzarsi. Comunque siamo solo alla prima serata. E il clima qui in città è incandescente: tantissima gente, tantissima attenzione. Mi pare più del solito. Andare a prendersi un caffè al bar è quasi un’impresa!

Niente disfattismo, insomma.
Cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.

La classifica di ieri sera, essendo quella della stampa, non ha sorpreso granché: rispecchia abbastanza le pagelle che abbiamo letto nelle ultime settimane. L’unica vera sorpresa, forse, è stato Fulminacci. Lui è molto legato al Concertone del Primo Maggio.
Il suo primo live tv è stato chitarra e voce proprio da noi nel 2019. Non posso essere che contento per lui. Lo stimo da quando lo conosco: fonde il cantautorato col pop. Credo che il suo posizionamento in Top5 sia un ottimo segnale. Ha le potenzialità per diventare grandissimo. Fa già tanti live pienissimi ed è molto seguito nonostante non sia un’artista da tormentone estivo. Per fortuna. La sua Stupida sfortuna mi piace, come mi piace la resa televisiva della performance.

Fino a qualche anno fa non c’era un grande travaso di cantanti tra Primo Maggio e Sanremo. Sembrava che ogni tanto qualche cantante del Concertone finisse nel cast di Sanremo. Oggi non è più così o è solo un’impressione?
Lo streaming ha cambiato lo scenario musicale. Ha democratizzato tutto. Quindi sono cadute un po’ le barricate che c’erano tra indipendenti e artisti mainstream. Molti dei debuttanti di quest’anno sono passati prima da noi. Prendi Colombre e Mariantonietta o Le bambole di pezza.

Quindi anche quest’anno qualcuno dei cantanti in gara in Riviera arriveranno a Roma?
Assolutamente sì. Il mio obiettivo è proporre una fotografia della musica italiana con tutte le sue tonalità e sfaccettature. Chi è adatto per essere parte di questo racconto viene contattato a prescindere dal fatto che abbia vinto Sanremo, non sia mai stato in tv o abbia fatto le hit estive.

Per salutarci ti chiedo il nome di un artista che all’Ariston non si vede da un po’ o che non c’è mai stato e che ti piacerebbe fosse nel cast.
Credo che La Municipàl se lo meriterebbe. Carmine Tundo è veramente un genio.


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