Suona al DopoFestival e ha selezionato i Giovani di Sanremo. Enrico Cremonesi: “Con Mattone di Angelica Bove è stato amore al primo ascolto”

L’alter ego musicale di Fiorello ci svela come nascono le esibizioni dei cantanti nel programma di Nicola Savino, ma anche le sue impressioni sulle canzoni in gara al Festival. L’intervista.

Luca Burini

Luca Burini

Giornalista

Nato a inizio estate 1987, volevo fare il cantautore. Poi la vita mi ha portato a sfogare la voglia di comporre altrove.

Sono giornate lunghissime quelle che sta vivendo a Sanremo il Maestro Enrico Cremonesi. Per molti alter ego musicale di Fiorello, il compositore e arrangiatore è nel cast del DopoFestival condotto da Nicola Savino senza, però, mancare il suo appuntamento quotidiano con La Pennicanza. Ma il suo coinvolgimento nel Festival 2026 è iniziato già in autunno: prima a telecamere spente nella commissione che ha selezionato i partecipanti a Sanremo Giovani e poi nella giuria televisiva che ha scelto i quattro che si sono esibiti all’Ariston. Se gli chiedi quale fosse il suo brano preferito lui non ha dubbi: "Mattone di Angelica Bove, in assoluto. Sia la canzone che l’artista". Con il pezzo che si è classificato al secondo posto nella categoria dedicata ai cantanti emergenti è stato amore al primo ascolto: "L’ho sentita piano e voce e ho subito pensato che fosse incredibile".

DOMANDA: Tra i ragazzi che avete dovuto scartare ce n’è uno che credi avrebbe meritato di arrivare in Riviera?
RISPOSTA: Sì, Petit.

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Dai giovani ai big. Li hai già incrociati tutti?
Per ora ho avuto a che fare solo con quelli che sono venuti ospiti al DopoFestival. Gli altri magari li ho giusto incontrati.

Tra chi ancora non è passato al DopoFestival chi aspetti in modo particolare?
Raf.

In trasmissione sembrate molto affiati. Quanta improvvisazione c’è?
C’è una quota di preparazione, ma anche tanto di estemporaneo. Gli artisti sono chiaramente impegnati e arrivano all’ultimo momento. A volte non c’è nemmeno modo di parlarsi prima della diretta, figurati di provare. Cerchiamo di capirci al volo.

Quindi anche i brani che esegui con gli artisti non vengono decisi in anticipo?
La maggior parte delle volte proprio all’ultimo minuto.

Passiamo dal Casinò (da dove va in onda il DopoFestival, ndr) all’Ariston. Come sta andando questo Festival?
Sanremo è sempre uguale a se stesso e al contempo è sempre diverso. Io comunque sono poco interessato al contorno. Mi focalizzo molto sui cantanti, sulle canzoni e l’orchestra. Questi sono gli aspetti più importanti della manifestazione, perlomeno dal mio punto di vista.

Allora togliamoci subito il dente sulle polemiche. Ammesso che ti appassioni, come vedi il dramma del calo degli ascolti?
Il chiacchiericco sugli ascolti c’è sempre stato. Oggi tante cose girano sul web e sui social che diventeranno la nuova televisione. Si parla di quello, ma non ci si concentra su tutti gli aspetti positivi di questa edizione e sul grande e difficile lavoro che Carlo Conti sta facendo.

Alcune delle persone che abbiamo intervistato in questi giorni dicono che c’è un atteggiamento negativo nei confronti di Sanremo 2026. L’hai percepito anche tu?
Basta guardare le domande che vengono poste dai giornalisti a Laura Pausini. Può piacere o non piacere, però stiamo parlando di una che ha portato la musica italiana nel mondo. Vogliono alimentare le polemiche e, soprattutto, non sono focalizzate sul Festival.

Domandare è lecito. Forse non è così lecito il tentativo di ingerenza della politica sull’operato di Carlo Conti. Di sicuro aiuta questa edizione a livello d’immagine.
Più in generale credo che musica e politica dovrebbero vivere in due dimensioni separate. Quando si mischiano il rischio di pericolo c’è sempre. Ma tutto fa spettacolo. Personalmente di un cantante mi interessano solo le opere, non come vota. Come dico sempre: se ti piace un’artista non conoscerlo mai. Di un fotografo mi deve piacere la fotografia, non per forza lui come persona. Vale lo stesso anche nella musica.

Ok concentriamoci su quella. Impressioni generali sul cast dei big?
Non è facile metterne insieme uno che accontenti tutti. Quello di quest’anno mi sembra frutto di una scelta molto coerente e rappresentativa del panorama attuale.

Chi promuovi?
Fedez e Masini hanno proprio una bella canzone. Poi Ditonellapiaga, per esempio, ha una produzione molto interessante, moderna. Fulminacci ha il cantautorato italiano nel dna, ma lo attualizza. Ci sono echi di cose che mi piacciono molto, come Battisti. O prendiamo il coraggio di Levante. Il suo ritornello non è un ritornello. È una proposta imprevedibile. Poi l’approccio british di Tommaso Paradiso. Mi ha colpito anche Sal Da Vinci, tradizionale e contemporaneo. Dicono che è orecchiabile. Scrivere qualcosa che ti entra in testa e non ti molla più non è facile. Poi lui è un cantante straordinario con una presenza scenica incredibile.

Delusioni ce ne sono state?
Ma no. Io cerco di non avere aspettative. Nel caso c’è qualcuno che mi ha sorpreso portando qualcosa di diverso rispetto ai suoi brani più famosi.

Serena Brancale.
Si è messa in discussione. Che è quello che fanno i grandi artisti.

Molto discusso, anche a La Pennicanza, è l’ospite di Ditonellapiaga nella serata delle cover. TonyPitony.
Ha una maschera che indossa per divertire. Fa testi dissacranti su musica bella cantando davvero bene. Immaginati Donne ricche con i versi Mogol.

Sarebbe un’altra canzone, potrebbe essere una perla. Ma avrebbe la stessa visibilità?
Non lo possiamo sapere. Sappiamo che lui ha avuto quest’idea, secondo me geniale, di farsi spingere dall’eco mediatica di questi testi. Però dietro c’è sostanza musicale. Poi io arrivo ai versi solo al terzo o quarto ascolto. Ho realizzato il significato del verso della "macchia sul vestito di Chanel" solo in un secondo momento.

Quel passaggio comunque sarebbe anche poetico. Quasi un quadro.
Lo è. Un po’ come il verso "Ditemi perché c’è un dirigibile marrone senza elica e timone dentro me" di Elio e le storie tese in Nubi di ieri sul nostro domani odierno (Abitudinario).

Prima di liberarti, ci dici chi tra gli artisti che a Sanremo non si vedono da un po’ o che non ci sono mai stati, vorresti fosse in gara il prossimo anno?
Il primo nome che mi viene è Enrico Ruggeri. È un cantautore meraviglioso ha ancora tantissime cose da dire. O Paolo Conte.


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