Sanremo 2026, Aldo Cazzullo tira una nuova bordata contro Sal Da Vinci: “Ecco perchè non mi piace (ma amo Napoli)”
Il Festival è finito, ma le polemiche no, e il dibattito nei confronti della canzone vincitrice continua senza sosta con il giornalista in prima linea.

Che ad Aldo Cazzullo, nota firma del Corriere della Sera, la canzone Per Sempre Sì di Sal Da Vinci non piaccia è ormai cosa nota. Il giornalista si è infatti espresso molto chiaramente definendo il brano vincitore di Sanremo 2026 come "la colonna sonora di un matrimonio della camorra o una canzone di Checco Zalone", nonché "la più brutta che abbia mai vinto il Festival". Parole che hanno immediatamente scatenato una forte polemica, arrivata anche nel salotto di Caterina Balivo a La Volta Buona, con tanto di intervento della stessa conduttrice. Non contento, però, nelle ultime ore Cazzullo ha rincarato la dose con nuove frecciate velenose nei confronti di Sal Da Vinci: ecco cosa ha detto.
Cazzullo rincara la dose contro Sal Da Vinci: "È la Napoli che vorrebbero coloro che la detestano"
Dopo la polemica nata a seguito delle parole di Aldo Cazzullo, un lettore ha inviato al giornalista un messaggio di replica, poi pubblicato nella rubrica Lo dico al Corriere, affermando: "Ho letto la sua risposta a proposito del vincitore del festival di Sanremo, Sal Da Vinci, e sono rimasto stupito. Capisco che la sua canzone possa non piacere a tutti, ma io avverto una specie di pregiudizio da parte sua. Forse ce l’ha con Napoli e i napoletani?". Immediata la risposta di Aldo Cazzullo che, nel tentativo di spiegare la sua posizione, ha rincarato la dose nei confronti di Sal Da Vinci sparando ulteriori frecciate al veleno. "È vero il contrario. Io amo Napoli e i napoletani. Sal Da Vinci è la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano. Siccome io la amo, non mi piace Sal Da Vinci", ha quindi sottolineato il giornalista.
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Entra nel canale WhatsAppSanremo, l’opinione di Cazzullo su Sal Da Vinci: "Attitudine strappacore"
E dopo aver invece elogiato l’Orchestra italiana di Renzo Arbore, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Eugenio Bennato e suo fratello Edoardo e James Senese, Cazzullo ha aggiunto: "Geolier oggi, come Nino D’Angelo ieri, possono piacere o meno, ma sono voci originali, interessanti. La Napoli di Sal Da Vinci oggi, come la Napoli di Mario Merola ieri, rappresenta uno stereotipo che con la cultura napoletana non ha molto a che fare. È un’attitudine strappacore, enfatica, consolatoria: l’amore per sempre, ti prometto davanti a Dio… Mi sembra un passo indietro non solo rispetto a Quanno chiove, ma anche rispetto a Nel blu dipinto di blu". Insomma, un perfetto esempio del detto ‘Quando la pezza è peggio del buco’.
