Saman Abbas, condannato il clan familiare. La Cassazione tuona sulla premeditazione: "Vicenda agghiacciante"
Morning News ha dedicato uno spazio nella puntata di giovedì 16 luglio 2026 al caso di Saman Abbas, la ragazza pakistana uccisa dai suoi familiari, all'indomani delle condanne

"Morning News" ha dedicato parte della puntata di giovedì 16 luglio 2026 al caso du Saman Abbas, la ragazza pakistana uccisa nel 2021 per mano dei suoi familiari che erano contrari alla sua idea di "vivere all’occidentale" e avere una storia d’amore senza imposizioni legate alla parentela. Ora la vicenda si è chiusa a livello giuridico con la decisione della Cassazione su tutti gli imputati. Vediamo insieme l’esito sul caso.
Saman Abbas. Morning News puntata 16 luglio 2026: cosa è successo
Saman Abbas è stata uccisa la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, perché si era opposta al volere della famiglia. Lei, infatti, non voleva sposarsi con il giovane pakistano che i parenti avevano scelto per lei, che amava un altro ragazzo, per questo è stata aggredita, strozzata e gettata in una fossa, preparata in precedenza, a conferma di come tutto fosse premeditato. Le condanne per i responsabili della sua morte sono definitive, i Giudici della Prima Sezione Penale di Cassazione hanno accolto le richieste della Procura Generale, confermando gli ergastoli per i genitori e i cugini, mentre allo zio Danish sono stati inflitti 22 anni. I cinque sono accusati a seconda delle posizioni di concorso in omicidio volontario e occultamento di cadavere.
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Entra nel canale WhatsAppA parlare fuori dalla Suprema Corte è stata Valeria Miari, avvocato di parte civile "Questo mette la parola fine a una vicenda molto complessa e dolorosa sotto tutti i punti di vista, investigativo, giudiziario, umano e culturale. E’ una fine che soddisfa tutte noi parti civili".
"Una vicenda agghiacciante", così l’hanno definita i giudici della Suprema Corte, con i parenti che hanno organizzato nei minimi dettagli un delitto corale e premeditato. Per la Procura Generale l’omicidio, pur avendo proprie radici culturali, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata. Su questo ha commentato anche Liborio Cataliotti, legale dello zio: "Il movente culturale non può comportare sconti di pena o disapplicazione di aggravanti che sono fondate sulla nostra cultura".
Arriva il commento di Elena Carletti, che era sindaco di Novellara nel periodo in cui è avvenuta la tragedia: "E’ stato un iter giudiziario molto lungo e complesso, la notizia ha soddisfatto tutti, era effettivamente auspicabile che venissero confermate le condanne già espresse in sede di appello. C’è stato il riconoscimento di una responsabilità trasversale, familiare, il riconoscimento di un clan, questa è la parola fondamentale per questa vicenda. Si deve riconoscere la responsabilità a un clan familiare, che ha agito in modo consapevole, con premeditazione, ricostruisce anche la natura di questo genere di delitto. E’ una sentenza molto importante, mi auguro che si continui a parlarne, può parlare a tantissime donne che c’è una speranza, un modo di agire da queste logiche tribali che appartengono a una cultura patriarcale, ma c’è una giustizia, che va rispettata. Ci sono i diritti di queste ragazze, con questa sentenza dobbiamo ricordare Saman e il suo sacrificio immane in nome di una libertà a cui aveva diritto, tutta la rete dei servizi dovrà lavorare per salvare più ragazze possibili".
Il giornalista Gianmarco Menga ha scritto anche un libro sul caso, per questo il suo commento non può che essere rilevante: "Questa sentenza è importante, ma non era scontata. Il processo di primo grado aveva portato a due assoluzioni, l’appello le aveva convertite in due condanne all’ergastolo, per fortuna la Cassazione le ha confermato: Questa sentenza ci trasmette un messaggio, il diritto alla vita supera ogni cultura e ogni religione. Non abbiamo vinto noi Occidentali contro l’Oriente, ma semplicemente abbiamo dato una risposta, il diritto alla vita e il coraggio di essere libere va oltre cultura e religione. La storia di Saman ci insegna una cosa fondamentale, e lo sto spiegando nelle scuole, la libertà non è scontata, la libertà di istruirsi, amare e vestirsi come uno crede, con quei vestiti è andata a morire su quel viottolo, accompagnata da chi doveva proteggerla".