Salvo Sottile: "Garlasco? Ormai siamo in overdose. La cronaca è come l'antibiotico: fa bene se non si esagera"

Libero Magazine intervista Salvo Sottile che ci parla del successo dei programmi di cronaca, delle scelte di Far West su Garlasco e anche della sua estate tra mare e famiglia

Valentina Di Nino

Valentina Di Nino

Giornalista

Romana, laurea in Scienze Politiche, giornalista per caso. Ho scritto per quotidiani, settimanali, siti e agenzie, prevalentemente di cronaca e spettacoli.

"Ora mi prenderò qualche giorno da passare nella mia città dove non torno mai: vedo i miei genitori una volta l’anno praticamente, e l’estate non vedo l’ora di riabbracciarli. Mi rilasserò al mare, e mi godrò i miei figli".

Un’estate tutta mare, famiglia, affetti, Sicilia e relax quella di Salvo Sottile, che sta ricaricando le batterie dopo un’intensa stagione televisiva, preparandosi ad affrontare la prossima, sempre alla guida del programma Far West, l’approfondimento di cronaca del venerdì sera di Rai Tre, molto seguito dal pubblico. Ne abbiamo parlato con il conduttore in questa intervista.

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Salvo Sottile, da Far West a Garlasco: l’intervista

Salvo Sottile, anche nel prossimo autunno tornerà nel venerdì sera di Rai Tre alla guida di Far West: cosa ci dobbiamo aspettare per la prossima edizione?

Più che novità andremo avanti nel segno della continuità, sulla strada che abbiamo sempre percorso. Il nostro impegno è da sempre quello di raccontare puntualmente la realtà, ma anche di andare a esplorare mondi poco conosciuti, accendendo la luce dei riflettori su temi, fatti e situazioni che spesso rimangono al buio. Questa è un po’la nostra linea, la linea di Far West: raccontare storie che spesso non vengono raccontare dagli altri programmi di informazione, portando all’attenzione del grande pubblico temi e situazioni dimenticati e in cui spesso ci sono persone che chiedono il nostro aiuto, e noi arriviamo.

Il caso Garlasco è un tema obbligato in queste settimane per i programmi di cronaca, ma Far West se ne è occupato sempre meno, andando controcorrente. Perché?

C’è un po’ un’overdose di informazioni, commenti, analisi sul caso Garlasco. Penso che bisognerebbe lasciare i magistrati fare il proprio lavoro.

Garlasco a parte però, ultimamente è oggettivo che ci sia stata un’esplosione di interesse del pubblico televisivo per i fatti e i programmi di cronaca, come se lo spiega?

In realtà il grande interesse per la cronaca c’è sempre stato. La cronaca è come l’antibiotico: se tu la somministri nelle giuste dosi può fare bene: aiuta a capire il mondo. Se esageri però, diventa tossica e penso che il caso di Garlasco rischi di diventare esempio del secondo caso. Noi di Far West abbiamo fatto nostro l’appello della famiglia Poggi a non parlarne troppo, perché c’è una indagine in corso e, invece di inseguire strane teorie bisognerebbe lasciar lavorare i magistrati, e poi trarre delle conclusioni. Bisognerebbe rimanere sugli elementi certi, senza avventurarsi in teorie che poi si rivelano buchi nell’acqua.

Cosa ne pensa delle proteste dei suoi colleghi per i tagli delle puntate di alcune trasmissioni Rai, a iniziare da Report?

Anche il mio programma è stato tagliato: faremo delle puntate in meno anche noi. Quindi non è un problema che investe solo un programma. Perché secondo me, l’errore che si sta facendo in questo caso, è personalizzare la questione, quando si stratta di un problema che investe tutti i programmi dell’approfondimento: il nostro programma, Report, il programma di Giletti, Presa Diretta: siamo in tanti toccati da questo intervento della Rai. Ovviamente, il primo pensiero è il dispiacere per tutti quelli che lavorano con noi, per i colleghi giornalisti che sono fondamentali per noi e che si ritrovano a rinunciare a una quota di lavoro, però nel momento in cui è un sacrificio che chiede la Rai perché bisogna risparmiare milioni nella finanziaria, noi possiamo purtroppo fare ben poco.

Ma perché questi tagli si abbattono più sull’approfondimento che su altri generi della Tv?

Questo va chiesto alla Rai. Credo però, che questi tagli non riguardino solo l’approfondimento, ma che siano generalizzati e lineari e tocchino anche l’intrattenimento, il daytime e, per l’approfondimento, tutti i programmi più grandi,

Tornando a Far West, qual è la vicenda di cui il suo programma si è occupato quest’anno che l’ ha più colpita?

Ce ne sono state tante, veramente. Noi quest’anno siamo stati tanto sul mondo dei santoni, delle sette, delle pseudo medicine alternative, perché c’è una combinazione micidiale tra quello che circola sui social e la speranza di tante persone. Molte, troppe persone, si fidano di quello che circola sui social, non rendendosi conto che quello è diventato un terreno fertile per una marea di truffatori, che speculano non sulla salute ma sulla malattia delle persone. Quando sei malato sei più fragile, spesso sei spaventato e hai il bisogno di aggrapparti a una speranza, una qualsiasi speranza. E proprio in questi frangenti si è ovviamente più disposti anche a pagare ingenti somme di denaro a quelli che poi si rivelano cialtroni e truffatori. E’ un fenomeno enorme, e l’abbiamo voluto raccontare soprattutto per aprire gli occhi a più persone possibili. Ed è un racconto di cui sono molto orgoglioso.

Ma a parte Far West, per il futuro: qualche altra ambizione televisiva?

No, posso tranquillamente dire che sto bene così, mi basta il mio programma che mi sta dando tantissime soddisfazioni non ho altri desideri al momento.

Quindi l’appuntamento in tv è per l’autunno, nel frattempo cosa farà quest’estate?

Cercherò di fare un po’ di mare, vado in Sicilia. Torno nella mia città in cui non riesco a tornare mai e riabbraccio i miei genitori che vedo una volta l’anno, insieme ai miei figli che verranno con me.


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