Spider-Man: Brand New Day è la vendetta (simbolica) di Max su Vecna in Stranger Things: ecco il motivo
Tom Holland lo aveva anticipato: nel finale di Spider-Man: Brand New Day è la nuova Jean Grey a prendersi la scena

Per mesi Sony e Marvel hanno protetto un solo dettaglio di Spider-Man: Brand New Day come se fosse un codice nucleare: chi diavolo interpreta Sadie Sink. Trailer, spot, locandine – tutto mostrato tranne lei, tenuta fuori dalla campagna promozionale mentre il resto del cast, da Tom Holland a Mark Ruffalo, veniva sbandierato senza problemi.
Attenzione: da qui in poi si parla apertamente della trama, spoiler inclusi.
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Entra nel canale WhatsAppOra che il film è uscito anche in Italia, il mistero si è sciolto: Sink interpreta Jean Grey, presentata con il nome completo di Jean Elaine Grey, descritta come la mutante più potente del mondo. E se sei uscito dal cinema con la sensazione di aver già visto quel tipo di potere da qualche altra parte, probabilmente non ti sbagli: la caratterizzazione della sua parte più oscura, quella dei poteri incontrollabili che esplodono in momenti di terrore puro, richiama davvero altre cose viste di recente sullo schermo, e non a caso.
Da Stranger Things a Spider-Man Brand New Day: da Max a Jean Grey
Chi ha seguito Stranger Things conosce Sadie Sink come Max Mayfield, la ragazza che nella quarta stagione finisce nel mirino di Vecna, il villain telecinetico della serie, capace di sollevare le sue vittime in aria, spezzarle, terrorizzarle attraverso il puro potere della mente prima ancora di toccarle fisicamente.
Max, in quella stagione, è la vittima designata: sopravvive per un soffio, letteralmente salvata da una canzone, dopo essere stata sospesa a mezz’aria e quasi uccisa da una forza psichica che nemmeno può vedere. Ecco perché, guardandola oggi nei panni di Jean Grey – una ragazza che scopre di possedere poteri mentali così devastanti da renderla pericolosa agli occhi delle autorità, temuta e isolata proprio a causa di quello che ha dentro – è difficile non leggerci una specie di contrappasso poetico.
Non è la stessa storia, non è lo stesso universo narrativo, e Vecna ovviamente non compare da nessuna parte in un film Marvel. Ma il parallelo tematico è lì, evidente: l’attrice che per anni ha interpretato la vittima di un potere psichico incontrollabile adesso interpreta chi quel potere lo possiede, e in una scala anche più devastante. Se Max si prende una rivincita, la prende in questo modo – non contro Vecna in carne e ossa, ma contro l’idea stessa di essere sempre quella che subisce, mai quella che scatena la tempesta.
Il terzo atto che, a detta di Tom Holland, "ruba il film"
Che la performance di Sink funzioni, del resto, non lo dico solo io: lo stesso Tom Holland, notoriamente incapace di trattenersi dallo spoilerare qualunque cosa riguardi i film Marvel a cui partecipa, ha dichiarato che nel terzo atto è lei a rubare la scena, gestendo la pressione del ruolo con una grazia che lascia il segno. Ed è un dettaglio che non stupisce, considerando quanto fosse blindata la produzione attorno a lei (come d esempio il copione consegnato solo all’arrivo sul set a Londra e il minimo indispensabile di persone messe al corrente del suo personaggio prima del montaggio finale). Un livello di segretezza raro persino per gli standard sempre più paranoici della Marvel.
Perché la scena "alla Vecna" funziona così bene
Al netto del parallelo con Stranger Things, quello che rende davvero efficace il personaggio di Jean Grey in questo film – almeno nella sua fase più oscura e destabilizzante – è il concetto di un’adolescente che scopre un potere mentale incontrollabile. Tutto questo mentre il mondo attorno a lei la etichetta come pericolosa, diversa, da tenere sotto controllo. È lo stesso meccanismo emotivo di Carrie, il romanzo di Stephen King diventato film cult con Sissy Spacek nel 1976: una ragazza isolata, terrorizzata dal proprio potere prima ancora che dagli altri, che esplode in un momento di rabbia e dolore diventato iconico proprio per la sua fisicità quasi insopportabile da guardare.
Jean Grey, nei fumetti Marvel, ha sempre attinto alla stessa vena – non a caso l’arco della Fenice Nera è tra i più devastanti e amati dell’universo mutante – e il film sembra consapevole di questa eredità, scegliendo di introdurla proprio attraverso quella paura, prima ancora di avvicinarla al costume e al nome che i fan conoscono.
Il testimone raccolto da Sophie Turner (e da Famke Janssen prima di lei)
C’è poi un altro livello di lettura che vale la pena considerare, quello meta-cinematografico legato proprio al casting. Sink non è la prima attrice a raccogliere il testimone di Jean Grey: prima di lei ci sono state Famke Janssen, nella trilogia originale degli X-Men, e Sophie Turner, che ha interpretato proprio l’arco della Fenice Nera nel film del 2019, un progetto che – va detto onestamente – non convinse granché critica e pubblico, complice una sceneggiatura che faticava a rendere giustizia alla complessità psicologica del personaggio.
Inserire oggi Jean Grey dentro l’universo di Spider-Man, con un approccio molto più intimo e concentrato sul trauma personale prima che sull’apocalisse cosmica, sembra un tentativo consapevole di correggere il tiro rispetto a quel precedente, puntando su un’attrice che porta già, nel proprio bagaglio recitativo, l’esperienza di aver interpretato il terrore e la vulnerabilità in modo estremamente credibile.
Un dettaglio che cambia tutto: la famiglia che resta
E poi ancora, c’è un cambiamento ulteriore rispetto ai fumetti che merita di essere portato a galla, perché dice molto sulla direzione che Marvel vuole prendere con questo personaggio. Nella versione cinematografica, la famiglia di Jean non la rinnega quando i suoi poteri si manifestano – sua sorella Sarah le resta accanto anche di fronte al Damage Control, l’organizzazione che controlla e teme i mutanti.
È una scelta di scrittura che rende Jean meno sola nella sua sofferenza rispetto alla tradizione, e che forse – chissà – mi piace pensare possa essere ulteriormente un allontanamento dal trauma di totale isolamento che aveva già segnato Max in Stranger Things. Stessa attrice, stesso tipo di paura, ma questa volta con qualcuno al suo fianco.
Un ingresso nel MCU pensato per restare
Che Marvel stia costruendo qualcosa di più grande attorno a questo personaggio è evidente dal modo stesso in cui è stato gestito l’annuncio: un ingresso degli X-Men nell’universo cinematografico condiviso non è mai un dettaglio marginale, e affidarlo a un’attrice capace di reggere da sola un terzo atto che il protagonista di punta del franchise – Tom Holland in persona – definisce il momento migliore del film, è una scommessa che parla da sé. Che tu l’abbia notato guardando il film o solo dopo aver letto questo pezzo, resta comunque una delle operazioni di casting più intelligenti viste nel Marvel Cinematic Universe recente: prendere un’attrice che il pubblico ha imparato ad amare proprio mentre soffriva sullo schermo, e darle finalmente il potere, in tutti i sensi della parola.