Le Iene, Rocco Siffredi risponde alle accuse querelando 21 persone tra cui due autori: "È stato un anno difficile"

La controffensiva legale dell'attore dopo i servizi tv che hanno sollevato accuse di abusi: una battaglia destinata a spostarsi dalle telecamere alle aule di tribunale.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Negli ultimi giorni il nome di Rocco Siffredi è tornato al centro dell’attenzione mediatica dopo l’inchiesta trasmessa dal programma televisivo Le Iene, che nel 2025 ha dedicato diverse puntate al racconto di alcune aspiranti attrici che avevano parlato di presunti abusi e pressioni subite durante alcune produzioni. Ora la vicenda entra in una nuova fase, quella giudiziaria.

La querela di Rocco Siffredi dopo il servizio de Le Iene

L’attore e regista ha infatti depositato alla Procura di Milano una querela per diffamazione nei confronti di 21 persone. Tra queste figurano diciotto soggetti identificati e tre ancora ignoti. Nell’elenco ci sono anche due autori della trasmissione Le Iene, oltre ad alcune delle ragazze che avevano raccontato la propria esperienza davanti alle telecamere. Secondo quanto emerso, l’atto presentato dalla difesa è molto articolato e supera le duecento pagine. Rocco Siffredi è assistito dall’avvocata Rossella Gallo e contesta punto per punto quanto emerso nei servizi televisivi.

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Nel corso delle puntate dell’inchiesta alcune aspiranti attrici avevano sostenuto di essere state costrette ad accettare determinate pratiche o scene durante le riprese. Una delle puntate era stata intitolata "Rocco sotto accusa, abusi e violenze?" e aveva contribuito ad alimentare un dibattito molto acceso attorno alla vicenda. Con la querela l’attore sostiene invece che quelle accuse non corrispondano alla realtà e che abbiano danneggiato la sua immagine professionale.

Il materiale depositato dalla difesa

Per sostenere la propria versione dei fatti, la difesa ha consegnato agli inquirenti anche un hard disk contenente circa 500 gigabyte di materiale. All’interno ci sarebbero documenti, riprese integrali delle scene realizzate sul set e una serie di registrazioni considerate centrali nella strategia difensiva. Tra questi elementi ci sono le cosiddette videoliberatorie: registrazioni effettuate prima e dopo le riprese nelle quali le attrici dichiarano davanti alla telecamera di partecipare alle scene in modo volontario.

Secondo la difesa, proprio queste registrazioni dimostrerebbero che tutto sarebbe avvenuto con il consenso delle persone coinvolte. L’obiettivo è quindi dimostrare che non ci sarebbe stata alcuna costrizione durante le riprese. Gli avvocati hanno inoltre raccolto alcune interviste rilasciate in passato da alcune delle stesse attrici che oggi accusano l’attore. In quei contenuti, secondo la ricostruzione difensiva, i toni sarebbero stati molto diversi rispetto a quelli utilizzati nelle testimonianze televisive.

Le testimonianze dei collaboratori e la questione del montaggio televisivo de Le Iene

La difesa ha fatto riferimento anche alla disponibilità di alcune persone che lavorano abitualmente sui set delle produzioni legate a Siffredi. Cameraman, tecnici e costumisti avrebbero manifestato l’intenzione di testimoniare per raccontare la loro esperienza. Alcuni di loro avevano già preso posizione durante la messa in onda dei servizi di Le Iene, pubblicando sui social immagini con un nastro nero sulla bocca per protestare contro l’assenza di spazio per la loro versione dei fatti. Secondo quanto sostenuto dalla difesa, le accuse raccontate in televisione non sarebbero mai state accompagnate da denunce penali formali, rimanendo quindi nell’ambito del racconto mediatico.

Tra i punti contestati nella querela c’è anche il montaggio di una delle interviste realizzate durante i servizi di Le Iene. In una scena Siffredi appare visibilmente commosso e, secondo la difesa, il montaggio avrebbe fatto pensare agli spettatori che quel momento fosse collegato alle accuse. La ricostruzione fornita dall’attore è diversa: la commozione sarebbe stata legata a una vicenda personale riguardante le condizioni di salute del figlio, che in quel periodo si trovava ricoverato in ospedale.

Le parole di Rocco Siffredi

Dopo la diffusione dei servizi televisivi, Siffredi aveva commentato pubblicamente la situazione attraverso i suoi canali social. In quel messaggio aveva scritto: "Ci tenevo a dirvi che quest’anno non è iniziato nel migliore dei modi per me e il problema non sono le menzogne che stanno venendo fuori ma cose private. Vi dico solo che la verità vince sempre e per me non c’è una seconda verità, ma una sola. Il problema di questi tempi è che il mondo va a senso unico. Quindi purtroppo a noi tocca difenderci e noi lo faremo". Con il deposito della querela la vicenda passa ora al vaglio della Procura di Milano, che dovrà esaminare il materiale presentato e valutare gli sviluppi della situazione. Ora arriva anche un commento, attraverso i suoi canali social, della notizia. L’attore infatti rivela: "È stato un anno difficile, un anno di sofferenza, soprattutto per i miei familiari… Ma crediamo ancora nella giustizia!".


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