Robyn torna e canta l'amore fisico dopo i 40. Coraggiosa come Iva Zanicchi a Sanremo

Sesso, ritmo, testi diretti e sound inconfondibile. I primi tre brani dal nuovo disco Sexistential ci dicono che l’artista di Dancing on my own non ci ha traditi

Luca Burini

Luca Burini

Giornalista

Nato a inizio estate 1987, volevo fare il cantautore. Poi la vita mi ha portato a sfogare la voglia di comporre altrove.

Chi è nato tra la fine degli Anni ’80 e l’inizio dei ’90 non può non aver ballato almeno una volta nella vita Dancing On My Own di Robyn. Inno di tutti i cuori spezzati (in cerca di rivalsa) sul dancefloor, il brano è diventato un ever-green anche in Italia dove, va detto, non è che abbia brillato nelle classifiche di vendita del 2010. E mentre la canzone ancora suona nelle discoteche di tutto il mondo, la notizia ghiotta per i Millenial che l’hanno conosciuta all’epoca (e per gli Zoomers che l’hanno shazammata poi) è che Robyn è tornata. L’artista svedese era di fatto ferma discograficamente da qualche anno. Poi a novembre 2025 ha rilasciato a sorpresa la bella, ma dimenticabile, Dopamine. E con l’anno nuovo non solo è arrivato il doppio singolo Talk to Me/Sexistential, ma anche l’annuncio di un nuovo album, il primo in otto anni, previsto per la primavera.

Robyn ha scritto Talk to me con il Re Mida del pop

I tre pezzi usciti finora mettono subito in chiaro una cosa: Robyn non ha intenzione di tornare in sordina né di snaturarsi o adeguarsi a quello che va per la maggiore. Sensuale, introspettiva e, naturalmente, da ballare anche quando si è emotivamente a pezzi. Il singolo Talk To Me l’ha scritto in collaborazione con il Re Mida della musica scandivana Max Martin (l’uomo dietro a successi di gente come Britney Spears, Katy Perry, Taylor Swift, The Weeknd e così via). Malinconica e allo stesso tempo euforica, la canzone, un’ode al sesso telefonico e alla comunicazione sana, sembra destinata a diventare un nuovo classico nonostante il testo non sia proprio da Premio Lunezia (che comunque può essere assegnato solo a produzioni in italiano, quindi il problema non si pone).

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Robyn in Sexistential rappa le difficoltà delle madri single in cerca di sesso

Più sperimentale, a tratti ostica, Sexistential è diretta e cruda. Sia a livello musicale che di contenuto. Due minuti e 20 di house pop nervoso e minimale in cui racconta le difficoltà di cercare di fare sesso quando sei incinta dopo essere ricorsa alla fecondazione in vitro. "Fanculo un bambino con il Piano B, non è un grosso problema", canta. A un certo punto, il suo medico le chiede chi sarebbe il "donatore dei suoi sogni"; Robyn risponde: "Beh, Adam Driver mi ha sempre fatto venire un’erezione". Perfetta per i remix che verranno confezionati, ma anche molto memabile, Sexistential si porta dietro argomenti di attualità come il sesso dopo i 40 anni e la maternità da single che raramente vengono affrontati nella musica pop (a parte da Iva Zanicchi nelle sue ultime due partecipazioni a Sanremo, va da sé).

L’esibizione virale di Robyn al The Late Show tra critiche e complimenti

E proprio con questo brano Robyn ha deciso di fare anche il suo ritorno in tv con un’esibizione al The Late Show with Stephen Colbert che ha fatto discutere. La CNN ha definito la performance sorprendente: "Ha iniziato in posizione verticale con le gambe sollevate. Poi si è girata e ha iniziato a contorcersi sul palco nonostante i pantaloni di pelle rossa a vita alta. Niente, nemmeno un abbigliamento così costrittivo, può impedire a una performance così anticonformista di muoversi come vuole". Altre testate si sono concentrate invece sulla viralità su X di una clip dell’ospitata che ha macinato più di sei milioni di view o, meglio, sui tanti commenti che accusano la cantante di essere cringe.

L’importante è che se ne parli, direbbe qualcuno. O, come fa notare Pitchfork, Robyn dimostra ancora una volta di non aver paura di spogliarsi di avere «la sua torta e di spalmarsi la glassa su tutto il corpo». E, soprattutto, ci ha ricordato che la musica pop può essere intelligente, vulnerabile, ballabile e brutalmente onesta. In un colpo solo. Tutto questo nell’attesa delle nove tracce che compongono il disco. «E, se Dancing On My Own è stata la colonna sonora dei nostri primi grandi crolli emotivi da Millenial, Sexistential (che è anche il titolo dell’album, ndr) potrebbe diventare il sottofondo musicale di quelli più maturi e sofisticati, ma non per questo meno dolorosi», scrive Vogue. Quanta verità in poche righe.


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