Roberto Savi, chi è il capo della ‘Uno Bianca’: chi ha ucciso, poteri oscuri, nuove rivelazioni e cosa fa oggi
Insieme ai fratelli Alberto e Fabio, il poliziotto-killer è stato responsabile dell'eccidio del Pilastro a Bologna e l'assalto al campo nomadi di via Gobetti

Uno dei simboli più inquietanti e controverse della cronaca nera italiana del secondo Novecento, Roberto Savi sarà tra i protagonisti della prima edizione di Belve Crime. Il poliziotto-killer sarà infatti tra gli ospiti della prima puntata dello spin-off di Belve e si racconterà in studio da Francesca Fagnani anche attraverso alcune rivelazioni esclusive. Uno degli assassini più efferati della storia recente del nostro Paese, Savi è stato responsabile dell’eccidio del Pilastro a Bologna e l’assalto al campo nomadi di via Gobetti, ma non solo. Scopriamo tutta la sua storia.
Chi è Roberto Savi, dalle stragi della Uno Bianca all’arresto
Nato a Forlì il 19 maggio del 1954, dopo avere militato nell’organizzazione di estrema destra ‘Fronte della Gioventù’ Roberto Savi entra in Polizia e presta servizio nella Questura di Bologna. Soprannominato ‘il monaco’ per il suo essere taciturno, Savi conduce una doppia vita tanto paradossale quanto drammatica: autorità di pubblica sicurezza di giorno, spietato criminale di notte. Insieme ai fratelli Alberto e Fabio e ad altri membri appartenenti alle forze dell’ordine, nel 1987 dà vita alla ‘Banda della Uno Bianca’, che fino al 1994 seminerà il terrore tra Emilia-Romagna e Marche. Il ‘bilancio’ del clan sarà di 24 vittime e di oltre 100 feriti, con episodi di assoluta ferocia e violenza gratuita come l’eccidio del Pilastro a Bologna nel 1991 e l’assalto al campo nomadi di via Gobetti. Dopo essere riuscito a sfuggire alla cattura operando proprio ‘dall’interno’ delle indagini, nel 1994 viene arrestato quasi per caso grazie all’intuizione di due poliziotti di Rimini.
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Entra nel canale WhatsAppRoberto Savi a Belve Crime: le sue confessioni a Francesca Fagnani
Nonostante l’ergastolo, Roberto Savi ha sempre un atteggiamento di totale distacco, non mostrando mai né pentimento né empatia nei confronti delle sue vittime. Nella puntata di martedì 5 maggio 2026 di Belve Crime – durante l’intervista realizzata da Francesca Fagnani al carcere di Bollate – il poliziotto-killer racconterà come dietro ‘Banda della Uno Bianca’ non ci fosse solo una targa, ma addirittura i servizi segreti. Parlando della rapina nell’armeria di via Volturno (2 maggio 1991), infatti, Savi parlerà della ‘necessità’ di uccidere Pietro Capolungo. "Perché era un carabiniere. Era tutto un insieme di cose intrallazzate. Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri, i servizi segreti dell’Arma".
