Un giorno in pretura, Roberta Petrelluzzi: "Mai parlato di Garlasco ed è un vanto". Poi propone il sostituto "perfetto" della Sciarelli
Roberta Petrelluzzi: "Garlasco? Non me ne sono mai occupata, ed è un vanto. Il male l'ho incontrato con Angelo Izzo"

Da quasi quarant’anni racconta le aule di tribunale senza inseguire il clamore, scegliendo il tempo dell’analisi invece della spettacolarizzazione. Roberta Petrelluzzi torna su Rai 3 con una nuova stagione di Un giorno in pretura, il programma nato nel 1988 e diventato un punto di riferimento per chi vuole comprendere la giustizia attraverso i processi. In un’intervista al Corriere, la conduttrice difende il metodo della trasmissione e prende le distanze dalla crescente esposizione televisiva della cronaca nera, citando soprattutto il caso Garlasco.
Roberta Petrelluzzi gela su Garlasco: "Non me ne sono mai occupata ed è un vanto"
Sul delitto di Chiara Poggi, tornato prepotentemente al centro dell’attenzione mediatica, Petrelluzzi è netta: "Non me ne sono mai occupata ed è un vanto". Una scelta precisa, legata anche al modo in cui il caso è stato raccontato negli ultimi mesi: "Garlasco? Una vergogna, un’esagerazione". Secondo la giornalista, il problema è una televisione che spesso trasforma i procedimenti giudiziari in spettacolo: "Rende tanto e costa poco, mentre noi costiamo tanto e rendiamo poco". Petrelluzzi spiega che Un giorno in pretura nasce con un obiettivo diverso: "Aiutare a ragionare. Il tentativo era far capire che le cose non sono come appaiono, che bisogna saper distinguere". Un approccio che, secondo lei, è ancora necessario in un’epoca dominata dalla ricerca della notizia immediata e dal commento continuo.
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Entra nel canale WhatsAppSul fenomeno mediatico legato a Garlasco aggiunge: "Sono fenomeni che si gonfiano da soli. Una bolla gigantesca, che poi scoppierà sulla testa delle persone". E paragona l’attuale attenzione al caso a quanto accadde con altri grandi eventi televisivi del passato: "Si viene presi da una sorta di "magia nera" a cui non ci si riesce a sottrarre. Non ragioni più, diventa una droga". La conduttrice precisa comunque che, se il caso dovesse arrivare a un nuovo processo, non esclude di occuparsene: "Lo farò se si arriverà a processo, ma non con piacere". Poi aggiunge: "Alberto Stasi è stato assolto per ben due volte. Allora: basta, interrompiamo. Se in primo grado e in appello non sono riusciti a trovare le prove sufficienti si deve chiudere".
Petrelluzzi su Un giorno in pretura: "Il male vero è Angelo Izzo"
Nel corso della sua lunga carriera Petrelluzzi ha incontrato molti volti del male e molti drammi umani. Ma quando le viene chiesto quale sia stato il caso più difficile, non ha dubbi: "Il male vero è Angelo Izzo, quello del Circeo. Non è follia la sua, è un’altra cosa". La follia, invece, per lei appartiene ad altri episodi segnati dalla violenza imprevedibile: "La diffusione delle malattie mentali è una grande piaga di oggi". Nessuna rabbia verso gli assassini, dice: "Rabbia no, dolore sì. Gli unici che hanno il diritto di provare rabbia sono i parenti delle vittime". Tra i casi che l’hanno coinvolta maggiormente cita Avetrana: "Mi ha coinvolto umanamente perché secondo me è un’ingiustizia enorme". Infine un pensiero per Federica Sciarelli e il suo addio a Chi l’ha visto?: "Le ho mandato un messaggio, mi è tanto dispiaciuto, era una condottiera". Per il futuro del programma suggerisce un possibile erede: "Domenico Iannaccone sarebbe perfetto. È una persona che ha acquisito una sensibilità straordinaria verso il dolore".