Rob Reiner, chi era la moglie Michele Singer assassinata con lui: il killer, i figli e il capolavoro cambiato
La coppia di Hollywood ha vissuto un grande amore, si sono conosciuti sul set di "Harry, ti presento Sally", hanno avuto tre figli: uno di loro è sospettato di averli uccisi

Un incontro, anche inaspettato, può cambiare una vita. È successo a molti di noi, ma anche a Rob Reiner, trovato senza vita insieme a sua moglie Michele Singer, con ferite d’arma da taglio sul corpo, nella loro villa di Brentwood, quartiere elegante di Los Angeles. Il legame tra i due era davvero fortissimo, al punto tale da spingere l’attore e regista a dare una svolta totale alla carriera e alla sua esistenza.
A molti questa triste vicenda sembra ricordare quello che era accaduto qualche tempo fa ad altri due personaggi noti a Hollywood, Gene Hackman e sua moglie Betsy Arakawa, anche loro trovati morti in casa.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppMorto Rob Reiner, chi era la moglie Michele Singer
Il set di uno dei film più amati, "Harry, ti presento Sally", ha permesso a Rob Reiner e Michele Singer di incontrarsi per la prima volta, ma non è poi passato molto tempo rispetto a quando hanno scoperto di essersi innamorati l’un l’altra. Inizialmente la presenza comune sul set della pellicola, di cui lui era il regista e lei la fotografa era esclusivamente professionale, anche se lui aveva da poco il cuore libero, visto che era trascorso poco tempo dal divorzio alla sua prima moglie, l’attrice e regista Penny Marshall.
Pur essendo legata a un uomo così importante e avendo un lavoro che le ha permesso di distinguersi nel cinema, la donna ha sempre cercato di essere riservata il più possibile. Nel suo curriculum ci sono però opere davvero importanti, quali il servizio fotografico su Donald Trump per la copertina di "The Art of the Deal". È stata inoltre la produttrice del dramma americano del marito, "Shock and Awe" e di "Albert Brooks: Defending My Life" e "God & Country", oltre che di "Spinal Tap II: The End Continues", ultimo progetto di Reiner.
Non tutti però sono a conoscenza di un dettaglio relativo alla celebre pellicola con protagonista Meg Ryan, che conferma quanto fosse forte il legame che univa già allora i due coniugi. "Harry, ti presento Sally", infatti, non prevedeva alcun lieto fine, come aveva ammesso lo stesso Reiner. Harry e Sally avrebbero dovuto rivedersi a distanza di anni, per poi decidere di tornare ognuno alla propria vita.
È stato proprio l’amore per Michele, arrivato in un momento particolare della sua vita, a modificare la sua visione della sua vita, oltre al finale della pellicola. "Ero stato sposato per 10 anni ed ero single da altri 10 anni. Non riuscivo a capire come avrei mai potuto stare di nuovo con qualcuno e questo ha dato vita a Harry, ti presento Sally – aveva detto in un’intervista alla CNN –. Ho conosciuto mia moglie Michele, con cui sono sposato ormai da 35 anni: l’ho incontrata mentre stavamo girando il film e ho cambiato il finale". Ritrovare l’amore lo aveva quindi portato a credere che davvero nelle vite di ognuno di noi può esserci il lieto fine, anche quando meno ce lo aspettiamo, per questo è stato naturale fare lo stesso con quella commedia.
Rob Reiner, la vita privata e il figlio problematico
Rob Reiner e Michele Singer si sono sposati nel 1989 e hanno avuto tre figli, Jake (nato nel 1991), Nick (nato nel 1993) e Romy (nata nel 1997). Uno di loro, Nick, ha avuto diversi problemi nel corso della sua vita ed è colui che era inizialmente sospettato di avere accoltellato i genitori. Successivamente, la polizia ha però fatto trapelare alla stampa che nessun familiare sospettato per la morte di Rob Reiner e della moglie Michele
Sin da ragazzo è diventato tossicodipendente, senza mai nascondersi, anzi era stato lui stesso a rivelare di essere entrato in un centro di recupero a soli 15 anni. I rapporti con i due artisti non sono sempre stati buoni, proprio per questo era arrivato anche a vivere da senzatetto dopo avere deciso volontariamente di interrompere la disintossicazione.
Nonostante questo, anche lui aveva ereditato la passione per il cinema, che lo ha spinto a diventare sceneggiatore per il film "Being Charlie", uscito nel 2015, in cui parlava anche del suo dramma personale. Padre e figlio avevano comunque provato a riavvicinarsi grazie alla possibilità di lavorare insieme.