'Colpa dei Sensi', Ricky Tognazzi: “Una storia di segreti e passioni. Simona Izzo? Per me è fondamentale, abbiamo un grande sogno"
Libero Magazine intervista Ricky Tognazzi (con Simona Izzo), regista della nuova fiction Mediaset "Colpa dei Sensi"

Al via venerdì 30 gennaio in prima serata su Canale 5 "Colpa dei Sensi", la nuova serie in 3 serate firmata dalla coppia Ricky Tognazzi e Simona Izzo che vede protagonisti due beniamini del pubblico della fiction Mediaset: Gabriel Garko e Anna Safroncik. Nel cast anche: Tommaso Basili, Giorgia Würth, Francesco Venditti, Lina Sastri, Romano Reggiani, Nicole Delfino, Lorenzo Lavia, Marco Cocci, Nicola Pistoia, Rebecca Liberati e Rosanna Banfi.
Una storia di amori, passioni, segreti e scomode verità che promette di tenere incollati allo schermo i telespettatori dal primo all’ultimo minuto. Ne abbiamo parlato, in questa intervista con Rocky Tognazzi (e Simona Izzo).
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Libero Magazine intervista Rocky Tognazzi con Simona Izzo
Signor Tognazzi, come definirebbe con poche parole la serie "Colpa dei sensi"?
"Questo è un melò, è una storia di segreti e di passioni. Ogni singolo personaggio si porta dietro una colpa, una colpa in cui li hanno trascinato i sensi. Sono colpe ma, alla fine, sono anche alibi, perché l’amore e la passione sono forze a cui, in realtà, non possiamo resistere mai veramente".
Da dove vi è venuta l’ispirazione per questa storia?
"Simona aveva scritto qualche anno fa una raccolta di racconti sui cinque sensi: udito, vista, olfatto, tatto, gusto. Sono racconti sensuali e sentimentali, e partendo da questi abbiamo pensato a una storia che fosse perfetta per Anna Safroncik e Gabriel Garko con cui avevamo già fatto una serie di grande successo un po’ di anni fa".
A proposito di grandi successi, andate in onda in un momento di grande riscossa della fiction Mediaset, con il successo di A Testa Alta ma anche con i buonissimi numeri della prima puntata della nuova fiction con Anna Valle, questo aumenta le aspettative su Colpa dei Sensi?
Beh, speriamo che questo aumento delle aspettative non ci si rivolti contro e non diventi un maggiore rischio di delusione. No, a parte gli scherzi, noi crediamo molto in questa serie , è vero che è un ottimo momento per le fiction Mediaset e questo non può che farci piacere. Che dire? Male che vada, saremmo un’ottima medaglia di bronzo.
Lei in questa miniserie si ricava anche un ruolo, quello del padre del personaggio interpretato da Gabriel Garko, le è dispiaciuto negli anni non essersi dedicato più spesso alla recitazione, oltre che alla regia?
Diciamo che mi sono ricavato un piccolo cameo, per "firmare visivamente l’opera", un po’ come faceva il grande Alfred Hitchckok. Diciamo che, no, perchè l’attore è un mestiere del tutto differente e sorprattutto è un mestiere in cui sei perennemente in balia delle decisioni degli altri, dei registi, forse non ho coltivato la recitazione quanto avrei voluto ma anche perchè ho trovato la mia strada nella regia.
E invece la tv? Come mai vi si vede così poco, in quanto personaggi?
Io sono un regista, Simona (Izzo ndr) è sceneggiatrice, regista e scrittrice, facciamo mestieri diversi, però coltiviamo l’idea di una sit-com in cui raccontare le nostre nevrosi coniugali, una sorta di nostra versione di "casa Vianello", un casa "Izzo-Tognazzi" e chissà se riusciremo a realizzare questa nostra idea prima di diventare troppo vecchi e farlo in versione "villa Arzilla" (ride).
Ma come si fa a lavorare a quattro mani su un film, facendo in due un lavoro complicato come la regia? Sembra piuttosto complicato da fuori…
In realtà io mi chiedo spesso, ma come fanno i registi che ne hanno solo due di mani? Io e Simona ci compensiamo, ci completiamo e anche ci controlliamo a vicenda il lavoro e le scene. E’ un lavoro complesso e veramente faticoso, per noi è più facile dividercelo. Lavorando in due hai poi sempre qualcuno che ti guarda le spalle. Insomma, ci sono molti più vantaggi che svantaggi. Certo, ci sono situazioni in cui si discute, ci si confronta, ma non si può avere paura del confronto, è il sale dei rapporti personali: senza confronto sarebbe la fine non solo del sodalizio professionale, ma anche del matrimonio.
C’è qualcosa che vi rende particolarmente orgogliosi di questo ultimo lavoro, "Colpa dei sensi"?
Personalmente, avere avuto il piace di lavorare di nuovo con Lina Sastri, una grandissima attrice, una che illumina la scena. A lei sono legati i miei ricordi di esordiente in "Piccoli Equivoci". Da allora ci siamo incontrati svariate volte, la cerchiamo sempre perché è veramente un’attrice che aiuta il regista a esprimere il suo messaggio: è una presenza a cui teniamo tanto. Poi c’è Francesco Venditti, Georgia Wurth, Lorenzo Lavia e c’è anche un cameo di Rosanna Banfi. Noi amiamo circondarci di persone a cui vogliamo bene ma anche che siamo sicuri ci possano dare artisticamente molto.
Tre motivi per vedere "Colpa dei Sensi"?
Sicuramente il primo motivo, il più principale, è: scoprire come va a finire, perchè ogni puntata lancia un gancio per la seguente, poi…
Poi interviene Simona Izzo: "Il motivo è perché è una storia di passioni, il tema più forte che esista. E’ una serie girata in una provincia ricca, in un mondo di privilegio, con personaggi che si ritrovano a fare i conti con i propri desideri, e le proprie passioni. C’è la linea narrativa del figlio (Garko), che è non solo protagonista di questa storia d’amore giovanile che all’improvviso riprende fuoco, ma è anche un figlio che crede che il padre abbia ucciso la madre e deve fare i conti con una verità inaspettata. Poi c’è la linea narrativa sintetizzata nella frase che dice Georgia Wurth "nessuno è riuscito ad amare chi amava". Succede più spesso di quanto vogliamo ammettere, di ritrovarci intrappolati in legami solo per comodità e non perchè ci rendono felici: "Dio ci ha dato l’abitudine al posto della felicità", è una frase di Puskin che c’entra molto con questa serie. E sono temi davvero universali, che possono coinvolgere tutti.
