Report, Sigfrido Ranucci riceve una nuova lettera di richiamo dalla Rai: "tensioni interne" per la puntata del 17 maggio
Nuovo caso attorno a Report: sarebbe arrivata un’altra lettera di richiamo per Sigfrido Ranucci, mentre in Rai cresce il dibattito sul ruolo dell’informazione d’inchiesta.

Dopo le polemiche delle scorse settimane, il nome di Sigfrido Ranucci torna ancora una volta al centro delle tensioni interne alla Rai. Secondo quanto riportato da Fanpage, al conduttore di Report sarebbe stata recapitata una seconda lettera di richiamo da parte dell’azienda, un passaggio che avrebbe ulteriormente irrigidito il clima attorno alla storica trasmissione investigativa di Rai 3. Al centro della vicenda, stavolta, non ci sarebbero dichiarazioni esterne o interviste televisive, ma direttamente il taglio editoriale adottato dal programma nelle ultime puntate.
Sigfrido Ranucci: una nuova contestazione interna contro Report
Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime ore, il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini avrebbe contestato a Ranucci la costruzione di alcuni servizi considerati troppo orientati verso una precisa tesi narrativa. Nella lettera, sempre secondo Fanpage, sarebbe stato chiesto un approccio più equilibrato e maggiormente improntato al "pluralismo", con l’invito a realizzare inchieste "a 360 gradi" e meno focalizzate su un’unica chiave interpretativa.
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Entra nel canale WhatsAppSi tratterebbe, dunque, di un richiamo di carattere editoriale, che arriverebbe a distanza di poche settimane dal precedente episodio nato dopo alcune dichiarazioni rilasciate da Ranucci durante È sempre Cartabianca, quando il giornalista aveva parlato della presunta presenza del ministro Carlo Nordio nel ranch uruguaiano dell’imprenditore Cipriani. Anche allora la vicenda aveva acceso un forte dibattito politico e mediatico.
Report, la puntata finita sotto osservazione della Rai del 17 maggio
A far aumentare le tensioni interne sarebbe stata soprattutto la puntata di Report andata in onda il 17 maggio su Rai 3, costruita attorno a tre inchieste particolarmente delicate. La prima, "In nome del padre", firmata da Giorgio Mottola con Greta Orsi, affrontava il ruolo che Ignazio La Russa avrebbe avuto nei percorsi professionali e politici dei figli. Un altro servizio, "Il braccio destro", curato da Luca Bertazzoni e Samuele Damilano, si concentrava invece sulla rete digitale vicina a Fratelli d’Italia. Infine, "Giustizia cieca" di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale analizzava le vulnerabilità informatiche del Ministero della Giustizia, tornando anche sul software Ecm. Tre servizi molto pesanti sul piano politico e istituzionale, che avrebbero finito per alimentare nuove discussioni ai vertici dell’azienda, soprattutto per il modo in cui alcune ricostruzioni sarebbero state presentate al pubblico.
La linea della Rai e la replica implicita di Ranucci
Da quanto trapela, la direzione Rai non avrebbe di fatto limitato la libertà del programma né impeditone la messa in onda. Le puntate, infatti, sono sempre state trasmesse regolarmente e le lettere di richiamo verrebbero considerate strumenti interni di gestione editoriale, non atti di censura. Resta però evidente che il confronto sia ormai diventato anche politico e simbolico. Da una parte c’è chi sostiene la necessità di garantire un’informazione più pluralista e meno schierata; dall’altra chi legge questi interventi come una pressione indiretta sull’autonomia giornalistica di Report.
Ranucci, almeno finora, non sembra intenzionato a modificare la sua direzione. Già dopo il primo richiamo aveva assunto una posizione molto netta, lasciando intendere di considerare queste contestazioni come interferenze sull’attività d’inchiesta. E con la stagione televisiva ormai vicina alla conclusione, la sensazione è che la vicenda sia destinata a proseguire ancora nelle prossime settimane, anche perché il futuro e il posizionamento di Report continuano ad essere in bilico da ormai un anno.
