Report, occhi puntati su Ranucci ma emerge un'altra verità: il 37% di chi si sta battendo sui social sono giovanissimi. Come al Referendum
Il post dedicato alla denuncia della sospensione delle puntate di Report visto da 2,5 milioni di persone; oltre il 37% sono giovanissimi.

Da settimane la trasmissione Report è al centro di un acceso dibattito pubblico. Non per un’inchiesta andata in onda, ma per quanto, secondo quanto denunciato dai giornalisti della redazione e dal conduttore Sigfrido Ranucci, starebbe accadendo attorno al programma stesso.
Le accuse sono pesanti e riguardano presunte pressioni, limitazioni e, soprattutto, quella che la redazione definisce una progressiva riduzione degli spazi destinati alla trasmissione. Tra gli aspetti più contestati, il blocco delle repliche su Rai 3, una decisione che, secondo i giornalisti di Report, finirebbe per limitare la diffusione del lavoro svolto dalla redazione e il diritto dei cittadini ad accedere ai contenuti del servizio pubblico.
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Entra nel canale WhatsAppReport, il blocco su Rai, l’esposto di FdI e la replica di Ranucci
La storica trasmissione d’inchiesta di Rai 3 è stata sospesa cautelativamente. La messa in onda delle repliche estive di Report, infatti, è stata bloccata da viale Mazzini, spiegando che si tratta di una misura cautelativa finalizzata a tutelare il marchio aziendale in una fase particolarmente delicata, dopo la scelta di Fratelli d’Italia di presentare un esposto alla Procura, chiedendo di fare piena luce sui rapporti tra Ranucci e l’imprenditore Valter Lavitola, recentemente iscritto nel registro degli indagati come presunto mandante dell’attentato esplosivo avvenuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Lavitola avrebbe intrattenuto rapporti personali con il conduttore e, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, avrebbe avuto contatti anche con persone che lamentavano servizi realizzati da Report. L’esposto annunciato dagli esponenti di FdI in Commissione di Vigilanza Rai punta a chiedere ai magistrati di verificare se quei rapporti abbiano potuto influenzare l’attività della trasmissione, con particolare riferimento ad alcune vicende legate al settore delle energie rinnovabili nel Lazio.
La decisione dello stop a Report ha suscitato un acceso dibattito politico e numerose critiche, soprattutto da parte delle opposizioni e della stessa redazione del programma, che la considera una scelta sproporzionata e lesiva del lavoro svolto in quasi trent’anni di attività giornalistica. Nelle scorse ore, inoltre, l’ANSA ha sentito proprio Sigfrido Ranucci, il quale ha respinto con decisione ogni ipotesi di interferenza nell’attività della trasmissione.
«Non esiste nessuna inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola. In generale non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola. Questo possono testimoniarlo tutti i collaboratori che hanno partecipato alle inchieste. Quindi l’esposto di Fratelli d’Italia si basa su presupposti del tutto errati», ha dichiarato. Ranucci aveva anche commentato la sospensione delle repliche sostenendo che «la conseguenza di questa decisione è che a essere sospesa è la qualità del lavoro di una squadra, e soprattutto la memoria di fatti importanti di questo Paese», aggiungendo che il provvedimento rischia di trasmettere un messaggio profondamente sbagliato all’opinione pubblica.
Report, un’ondata di attenzione senza precedenti sui social
A dimostrazione dell’interesse suscitato dalla vicenda ci sono anche i numeri diffusi da fonti vicine alla redazione relativi al profilo Facebook di Sigfrido Ranucci. Secondo questi dati:
Il post dedicato alla denuncia della sospensione delle puntate di Report avrebbe superato 2,5 milioni di visualizzazioni, raggiungendo oltre 1,5 milioni di utenti non abituali; il dato più significativo riguarda il pubblico giovane: oltre il 37% delle persone raggiunte avrebbe un’età compresa tra 18 e 35 anni; un secondo post, relativo alla denuncia presentata nei confronti di Fratelli d’Italia, avrebbe registrato circa 1,4 milioni di visualizzazioni, con oltre 800mila utenti non abituali raggiunti; anche in questo caso emerge una forte partecipazione dei più giovani: circa il 30% degli utenti raggiunti avrebbe meno di 30 anni.
Se confermati, questi numeri raccontano una realtà interessante: la vicenda di Report non interessa soltanto il pubblico storico della trasmissione, ma coinvolge anche una fascia generazionale che normalmente segue meno la televisione tradizionale e si informa prevalentemente attraverso i social network. Un dato che racconta come i giovanissimi siano attivi e presenti, proprio come è successo nei mesi scorsi al Referendum Costituzionale sulla riforma della Giustizia.
Perché questa vicenda riguarda tutti
Al di là delle appartenenze politiche e delle opinioni personali su Report, la questione solleva un tema che riguarda il funzionamento del servizio pubblico. Una trasmissione giornalistica può continuare a svolgere il proprio lavoro con piena autonomia? Le decisioni editoriali sono motivate esclusivamente da criteri organizzativi oppure rischiano di incidere sul pluralismo dell’informazione? Sono domande che meritano risposte chiare, perché la credibilità del servizio pubblico si fonda anche sulla fiducia dei cittadini nella libertà di chi fa informazione.
Difendere il pluralismo non significa condividere ogni inchiesta o ogni scelta editoriale di Report. Significa riconoscere che il confronto democratico si alimenta attraverso la possibilità di raccontare fatti, porre domande e sottoporre il potere al controllo del giornalismo. Per questo motivo, il modo migliore per farsi un’opinione è vedere direttamente la trasmissione. L’invito è a guardare la puntata di Report disponibile su RaiPlay il 12 luglio 2026, ascoltare quanto viene raccontato e valutare personalmente quanto raccontato dalla redazione e da Sigfrido Ranucci.
Chi ritiene importante sostenere la libertà di informazione può poi condividere pubblicamente la propria partecipazione: una semplice foto mentre guarda la puntata, da pubblicare sui social, taggandosi e spiegando perché considera importante difendere il diritto dei cittadini a vedere Report e a chiedere che le repliche tornino disponibili su Rai 3. In una democrazia matura, il dissenso si esprime con la partecipazione, l’informazione e il confronto pubblico. Ed è proprio la partecipazione dei cittadini a rappresentare il miglior antidoto contro ogni forma di limitazione del pluralismo informativo.
