Rental Family al cinema, recensione: un successo annunciato con Brendan Fraser che scalda l'anima
Brendan Fraser è protagonista di un film che scalda il cuore e accoglie lo spettatore in un abbraccio quasi familiare

Bentornati a Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata ai grandi film in uscita e in anteprima nazionale. Sin dagli anni 80 esiste in Giappone, una terra lontana da noi non solo geograficamente ma anche, e soprattutto, per usi e costumi, un fenomeno che colpisce e difficilmente lascia indifferenti: quello delle "famiglie in affitto". Si tratta di un servizio che mette a disposizione di clienti, alla ricerca di supporto emotivo, attori specializzati che possono impersonare parenti, amici, persino amanti disposte a chiedere scusa pur di permettere al marito fedifrago di ricucire il rapporto con la moglie.
Attorno a tutto questo HIKARI impernia il suo Rental Family, una storia dolce e delicata interpretata da un magnifico Brendan Fraser che, da dopo l’Oscar per The Whale, sta vivendo una meritata "seconda giovinezza". Accanto a lui nel cast Takehiro Hira, Mari Yamamoto, Akira Emoto e una giovanissima ma talentuosa Shannon Mahina Gorman.
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Entra nel canale WhatsAppRental Family – La recensione del film
Phillip Vandarploeug (Fraser) è un attore americano trapiantato a Tokyo. Alla ricerca di uno scopo nella vita, ha avuto un brevissimo momento di notorietà per via di uno spot per un dentifricio, ma da quel momento le opportunità lavorative latitano. Quasi per caso, Phillip riceve un ingaggio per conto di un’agenzia che offre famiglie a noleggio, appunto la Rental Family Inc gestita da Shinji (Hira). Inizialmente spaesato e restio a prestarsi a quella che definisce una farsa e, in particolare, una bugia, piano piano entra a fare parte di un mondo che funziona con logiche lontanissime dal suo modo di pensare.
Ingaggio dopo ingaggio comincia a conoscere i vari clienti dell’agenzia, affezionandosi alle loro storie e entrando, per quanto sempre interpretando un ruolo, nelle loro vite. Saranno proprio due di questi ingaggi, quelli legati all’anziano attore in pensione Kikuo Hasegawa (Emoto) e alla piccola Mia (Gorman), a dargli una prospettiva nuova da cui guardare la vita. E, forse, lo scopo che tanto cercava.
Il grande cuore del film… è un grande Brendan Fraser
Inutile girarci attorno: il motore mobile e immobile di Rental Family è Brendan Fraser. Molta della carica emozionale del film, proprio per come è costruito, ruota attorno al suo personaggio, a cui Fraser dona emotività e profondità. Proprio grazie alla sua ottima performance si percepiscono le problematiche etiche e le sensazioni provate dalla sua controparte su schermo, in modo credibile e solido. Lo si nota nel tono di voce, negli sguardi, nella mimica facciale nei e movimenti, ma soprattutto nell’ottima chimica che riesce a instaurare con gli altri interpreti di questo viaggio alla ricerca della consapevolezza di sé. Con la piccola Mia, in particolare, di cui è chiamato a vestire i panni del padre assente, ma anche con Hasegawa-san, per cui si finge un giornalista desideroso di strappargli un’intervista riguardo la sua vita e la sua carriera, rileggendo in lui la figura paterna che gli è parzialmente mancata in gioventù.
HIKARI non propone una storia particolarmente sorprendente, ma il plot riesce a veicolare il suo dolce messaggio in maniera efficace. L’ambientazione nipponica, poi, funziona e contribuisce al mood generale della pellicola, che riesce nel difficile compito di non cadere in stereotipi, trattando tutto con puntuale onestà.
HIKARI e un tocco delicato, quasi un abbraccio
Un grande plauso va fatto alla regista e sceneggiatrice HIKARI, che conferma di avere grande delicatezza nel seguire le storie e il loro andamento emotivo. Rental Family è un caldo abbraccio, uno di quei film che accolgono e accompagnano con strascichi emotivi piacevoli anche dopo il termine della visione. La cineasta di Osaka ci porta in Giappone prendendoci per mano e raccontando la sua terra con onestà ma anche con ironia e profondità. Temi non banali come la solitudine, la ricerca dell’identità, i ricordi e persino la spiritualità sono toccato con grande rispetto e maniera.
Forse se proprio vogliamo trovare un elemento negativo, la pellicola di HIKARI tende a fermarsi un po’ troppo in superficie. Non va a scavare più di tanto nel fenomeno e nelle problematiche a esso legate, come fu invece per Family Romance LLC di Werner Herzog. Philip, in fin dei conti, rimarrà sempre e solo un "grosso gaijin" che non comprenderà appieno la cultura giapponese. Una società in cui l’autoreclusione e l’incomunicabilità hanno creato danni enormi.
Rental Family è un classico feel-good movie, ma nel senso buono del termine. Una pellicola che ti abbraccia e ti accompagna per quasi due ore scaldandoti il cuore. Un peccato la mancanza di approfondimento di una tematica, quella delle famiglie a noleggio, così delicata, ma ci sentiamo di dire che avrebbe rischiato di appesantire un film che, alla fine dei conti, punta a scaldare il cuore invece che rabbuiarlo.
Voto: 8/10
