Brendan Fraser: dalle stelle alle stalle e poi all'Oscar, un'incredibile storia umana e di resilienza

Affondanto dal peso della depressione e di un fisico segnato da anni di infortuni e stunt pericolosi, Brendan Fraser ha saputo rimettersi in piedi

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Brendan Fraser: dalle stelle alle stalle e poi all'Oscar, un'incredibile storia umana e di resilienza
AnsaFoto

Per chi è cresciuto a cavallo della metà degli anni ’90 e dei primi 2000, Brendan Fraser è un mezzo mito. Aitante, muscoloso, eroico: il prototipo perfetto per personaggi senza macchia e senza paura, ma con una fortissima vena ironica e autoironica, che caratterizzavano i film action di quel periodo. Tra la trilogia de La Mummia, George, re della Giungla, Viaggio al centro della Terra e simili, Hollywood lo aveva "congelato" in un ruolo che, visto da fuori, lo voleva perfetto e inattaccabile. Ma dietro alla maschera si nascondevano dolore, abuso, infortuni e un corpo che, piano piano, cedeva sotto il peso dell’aspettativa. Un peso che ha inevitabilmente portato a una sonora caduta, ma da cui Brendan ha saputo rialzarsi e reinventarsi, diventando protagonista di una lenta quanto inesorabile resurrezione.

La rinascita di Brendan Fraser: quando Hollywood "chiese il conto" ma lui seppe rialzarsi

Era la "gallina dalle uova d’oro" di Hollywood, un volto e un fisico che garantivano incassi milionari. Un’energia che sembrava inesauribile. E che invece, alla fine, ha finito per spegnersi lentamente come una candela che ha raggiunto il termine del suo stoppino. I numerosi (e pericolosi) stunt a cui sottoponeva il suo corpo hanno scavato solchi all’apparenza invisibili, ma che poi sono venuti a galla. Anni di ruoli d’azione avevano ridotto il corpo dell’attore a un colabrodo, tra interventi chirurgici vari, alle ginocchia, alla schiena e persino alle corde vocali. Per ben due volte in 24 mesi è stato sottoposto a intervento di laminectomia, necessario per alleviare la pressione sul midollo spinale o i nervi nella schiena. Inoltre, nel primo film de La Mummia, del 1999, nell’iconica scena in cui Evelyn (Rachel Weisz) lo salva per il rotto della cuffia da un’impiccagione, stava realmente per morire soffocato.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Come si legge su un report di The Hollywood Reporter pubblicato nel 2023 il regista, Stephen Sommers, gli chiese di rendere la scena il più convincente possibile. Girarono infatti un campo lungo con lo stunt-man appeso, ma Sommers voleva un primo piano. Lui accettò, ma si rivelò un errore potenzialmente fatale. Vennero girate due scene, e nella seconda corda fu stretta ancora di più: a Fraser mancava l’aria, fino a che perse l’equilibrio e i sensi. "Ero bloccato sulle punte, non potevo far altro che scendere", ha ricordato in un’intervista. In un’altra occasione ha rivelato che, ai tempi de L’Imperatore Dragone, stava "insieme grazie al nastro adesivo e al ghiaccio. Ero pieno di borse del ghiaccio con tappo a vite e protezioni tipo quelle che usano i ciclisti di down-hill che sono piccole e leggere e si nascondono bene sotto ai vestiti".

Il peso invisibile ma presente della depressione

La sua scomparsa non fu immediata, ma lenta e graduale. Un dissolversi dalle scene che assunse presto i connotati dell’incubo personale. A gravare su spalle, già appesantite da numerosi infortuni, anche il divorzio dalla moglie e collega Afton Smith, nel 2008. I due si erano conosciuti nel 1993 e sposati il 27 settembre 1998. Con Afton, Brendan ha avuto i figli Griffin Arthur (2002), Holden Fletcher (2004) e Leland Francis (2006). Tra Brendan e Afton scoppia una pesante diatriba legale per l’affidamento dei figli, che si conclude con Fraser costretto a pagare circa un milione di dollari l’anno per il mantenimento. Proprio per questo motivo, finisce per trovarsi costretto ad accettare quasi ogni ruolo gli venga proposto.

A questo si aggiunge anche la violenza sessuale subita nel 2003 da Philip Berk, uno dei presidenti della Hollywood Foreign Press Association, che organizza i Golden Globe. "La sua mano sinistra mi girò intorno e afferrò la mia natica, con un dito mi toccò il mio perineo, iniziando a muoverlo", ha rivelato nel 2016 in un’intervista al magazine GQ. In quell’occasione ricorda di essere scappato via senza parlare con nessuno. "Mi sono sentito male, come un bambino, come se avessi un nodo in gola. Pensavo che avrei pianto, […] mi sentivo come se qualcuno mi avesse gettato addosso della vernice invisibile", ha aggiunto. Tutto questo si è sommato giorno dopo giorno fino a che, attorno al 2008, Brendan non ha avuto un definitivo crollo. Non a caso, quell’anno coincide con le ultime tre apparizioni di rilievo dell’attore al cinema, ovvero Viaggio al centro della Terra (dal cui sequel sarà poi tenuto lontano), Inkheart (voluto dalla stessa autrice, che scrisse il personaggio pensando proprio a lui) e il terzo capitolo della saga de La Mummia, La Tomba dell’Imperatore Dragone. Per via di un altro grave infortunio alla schiena è costretto a dire no al ruolo di Guglielmo Tell in una grossa produzione.

La "Brenaissance": il salvagente lanciato da Aronosfky e un Oscar meritatissimo

Dopo diversi anni passati a tenere un basso profilo, mentre tutto il mondo si domandava che fine avesse fatto, nel 2022 Brendan Fraser torna al cinema con un ruolo da protagonista. È Darren Aronofsky, regista dietro a pellicole come Requiem for a Dream, Il Cigno Nero, The Wrestler e Madre!, a offrirgli questa sorta di "salvagente". Per interpretare il ruolo di Charlie, uomo affetto da una gravissima forma di obesità e in disperato tentativo di riconnettersi emotivamente con la figlia, Fraser ha dovuto affrontare tutti i demoni del suo passato.

Charlie è profondamente depresso e affetto dal cosiddetto "Binge eating disorder", annegando i suoi problemi in quantità spropositate di cibo. Per The Whale, questo il titolo del film, Brendan ha anche dovuto sostenere una prova fisica non indifferente, dovendo indossare una tuta prostetica pesante oltre 130 kg e sottoponendosi a sedute di trucco lunghe anche cinque-sei ore. Il risultato, presentato alla 79ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è stato una standing ovation di quasi 10 minuti, che ha portato l’attore sull’orlo delle lacrime. Un pianto che racchiude l’essenza di un uomo che sa di avere toccato il fondo ma che è riuscito a tornare a galla a respirare. Anche l’Academy ha riconosciuto la sua incredibile performance, premiandolo con un meritatissimo Oscar come miglior attore protagonista. Dopo The Whale, sono arrivati Killers of the Flower Moon, di Martin Scorsese, Brothers di Max Barbakow e Rental Family, della regista giapponese Hikari, in cui Fraser interpreta un attore spiantato che decide di entrare in un’agenzia di "famiglie a noleggio". Rental Family, lo ricordiamo, arriva oggi, giovedì 19 febbraio 2026, nelle sale italiane.


Potrebbe interessarti anche