I remix delle hit storiche fanno bene alla musica italiana? La risposta arriva da Spotify (e TikTok)

La rivisitazione di Rumore di Raffaella Carrà da parte di Mark Ronson è solo l’ultima di tante operazioni simili. Ne abbiamo parlato col presidente della FIMI

Luca Burini

Luca Burini

Giornalista

Nato a inizio estate 1987, volevo fare il cantautore. Poi la vita mi ha portato a sfogare la voglia di comporre altrove.

Preparatevi. Nei prossimi mesi potreste ritrovarvi a ballare quel "Na, na. Na, na, na, na" che ha dominato le classifiche a cavallo tra il 1974 e il 1975 diventando una tra le hit indimenticabili di Raffaella Carrà. I dj internazionali Mark Ronson, Marlon Hoffstadt e Andrew Wyatt hanno infatti remixato Rumore per la colonna sonora del film Jay Kelly di Noah Baumbach. La nuova versione del brano suona a tutto volume in una scena della pellicola, disponibile su Netflix da dicembre 2025, in cui George Clooney si scatena in pista. Certo, il risultato finale di quest’iniziativa è stato stroncato dall’arrangiatore e produttore dell’originale, Shel Shapiro che però, ammette, di non aver ascoltato nemmeno gli altri remix della canzone usciti negli anni. Perché non è la prima volta che Rumore viene rivisitata. A inizio Anni ’90 era uscita la Remix 91 Dance Version, sul finire del millennio la Carrà l’aveva reincisa in chiave pop-rock, poi nel 2010 era uscito il cd singolo (che oggi probabilmente chiameremmo ep) Rumore The Remixes con quattro nuove versioni. Non avevano avuto lo stesso riscontro del disco del 1974, ma 12 mesi dopo Raffaella tornava a primeggiare nelle classifiche che contano grazie al remix di un altro dei suoi brani storici: A far l’amore comincia tu. A dare nuova vita al pezzo del 1976 ci ha pensato Bob Sinclair che ha anche accorciato il titolo nel più semplice Far l’amore.

In otto settimane la collaborazione tra la conduttrice e il dj si è arrampicata fino al sesto posto della classifica dei singoli più venduti per poi sbarcare anche all’estero grazie ai dj set di Sinclair e alla fama della Carrà in alcuni Paesi. Nei mesi successivi è stata usata in alcuni spot e trasmissioni tv per poi arrivare addirittura nel film La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Come colonna sonora di una scena di ballo sfrenato, ça va sans dire. Rielaborare canzoni del passato "fa bene al catalogo della musica italiana perché rimette in circolo hit magari poco conosciute dai più giovani che potrebbe considerare un po’ sorpassate le versioni originali", ci spiega Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) che, tra le altre cose, si occupa di stilare le classifiche di vendita nel nostro Paese.

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Certo non tutte le ciambelle riescono col buco e volano alto in hit parade. Operazioni di questo tipo sono numerose, molte passano inosservate. Perfino la Carrà e Sinclair non ce l’hanno fatta a replicare il successo di Far L’Amore quando nel 2015 con lo stesso approccio hanno riproposto Forte forte forte, singolo della cantante e conduttrice del 1976 firmato da Cristiano Malgioglio. Ma di esempi che si sono fatti notare nella Top Singoli della Fimi se ne trovano. Senza allontanarci troppo, il remix di Pedro della Carrà firmato da Jaxomy e Agatino Romero non solo si è fatto una ventina di settimane tra i più venduti, ma a 44 anni dall’uscita della versione originale ha conquistato un disco d’oro.

Nel 2023 il remix di Ancora Ancora Ancora di Mina, sempre firmato da Mark Ronson, è partito da una sfilata di Gucci per poi entrare nella programmazione radiofonica e nella Digital Chart. Alla rivisitazione di Sant’Allegria di Ornella Vanoni proposta da Jack Sani non è bastato diventare virale su TikTok: successivamente ha macinato mesi in classifica contribuendo al disco di platino arrivato a fine novembre, qualche giorno dopo la morte della cantante. "Nella maggior parte dei casi le vendite dei remix vengono conteggiate insieme a quelle della versione originale per arrivare alle certificazioni. Dipende dalla richiesta degli aventi diritto. Ovviamente ci si muove in modo completamente diverso per il pagamento delle royalty", chiarisce Mazza.

Intanto a dicembre sulle piattaforme streaming è sbarcata anche una nuova versione de L’emozione non ha voce di Adriano Celentano firmata dal dj italiano di fama internazionale, Samuele Sartini. Non è la prima volta che un successo del Molleggiato si dà una ‘svecchiata’: solo lo scorso anno era toccato alla viralissima Amore No (rimaneggiata da Pinaxa), prima ancora Benny Benassi aveva messo le mani su I want to know e Prisencolinensinaiciusol, con la quale si erano già confrontati tra gli altri Mario Fargetta e pure Scatman John. Sì, proprio quello di Scatman (Ski Ba Bop Ba Dop Bop).

Secondo il presidente di FIMI il fenomeno delle rivisitazioni potrebbe diventare sempre più corposo con l’espandersi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale: "Parlo ovviamente di un uso legale che permetterà anche ai fan di adattare ai tempi le canzoni del passato. I primi accordi tra le major e le piattaforme iniziano ad esserci. Saranno poi le case discografiche a chiedere agli artisti se vogliono dare il permesso", spiega. E quando lo si interroga su qual sia il cantante che gli piacerebbe rivedere in classifica con un remix di un brano del passato, Mazza non ha dubbi: «Penso che Lucio Battisti meriterebbe di arrivare alle nuove generazioni. Il suo repertorio ha un po’ sofferto l’assenza dallo streaming», conclude.


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