Red Hot Chili Peppers, Netflix svela i segreti della band: la tragedia di Hillel Slovak e gli anni ‘selvaggi’
Il 20 marzo debutterà su Netflix 'The Rise of the Red Hot Chili Peppers', un documentario sulle origini del gruppo. Al centro la figura leggendaria di Hillel Slovak.

Netflix è pronta a mettere il ‘pepe’ nella sua sezione documentari. Dal 20 marzo sulla piattaforma arriverà infatti "The Rise of the Red Hot Chili Peppers", docu-film che racconta gli anni più ruvidi e folgoranti della band di Los Angeles, prima che diventasse una macchina da stadi e da oltre 120 milioni di dischi venduti. Un tuffo negli anni Ottanta, quando Anthony Kiedis, Flea, Jack Irons e soprattutto Hillel Slovak stavano ancora cercando di capire che forma dare a quell’ibrido esplosivo che avrebbe cambiato la storia del rock. Ecco qui sotto tutti i dettagli.
Red Hot Chili Peppers, il documentario Netflix sugli inizi della band
"The Rise of the Red Hot Chili Peppers", il nuovo docufilm sulla leggendaria band californiana, debutterà su Netflix il prossimo 20 marzo. A curarne la regia Ben Feldman, già autore di "Bug Out" e "Rich & Shameless", che qui firma il suo progetto più ambizioso. Dove tenta di ripercorrere gli anni più difficili e formativi dei Red Hot, e l’influenza del chitarrista originale Hillel Slovak, morto di overdose nel 1988. Il cuore del film è proprio il triangolo umano e artistico tra Kiedis, Flea e Hillel, amici fin dall’adolescenza e accomunati da quella miscela di follia, povertà e sogni enormi nella Los Angeles degli anni Ottanta.
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Entra nel canale WhatsAppNel documentario Flea e Kiedis ripercorrono gli inizi del gruppo, ma a parlare sono anche le voci di John Frusciante, Jack Irons, George Clinton e di altri amici e collaboratori storici. Al centro, ovviamente, c’è Hillel Slovak: chitarrista geniale, anima tormentata, il primo a trovare la formula perfetta tra funk, hardcore e melodie che oggi associamo ai Red Hot. Le sue parti di chitarra sono il DNA di brani che verranno dopo, da "Under the Bridge" a "Californication", raccontati nel film come figli diretti di quella stagione di esperimenti e dolore. E la sua morte, nel giugno 1988, viene narrata non come un capitolo scandalistico, ma come la ferita fondativa da cui la band decide di ripartire.
Un dietro le quinte raro sulle origini dei Red Hot
A proposito del docu-film sui Red Hot Chili Pepper, è il regista Feldman a promettere in una nota "una storia in cui è possibile identificarsi profondamente, sulle amicizie che plasmano le nostre identità e sul potere duraturo dei legami forgiati durante l’adolescenza". "Ciò che è meno comprensibile", conclude poi, "è che quegli amici hanno poi creato una delle più grandi rock band della storia. Sono profondamente grato alla band e alla famiglia di Hillel per la loro fiducia e generosità, e a Netflix per aver contribuito a portare questa storia sul palcoscenico mondiale".
