Reazione a Catena, Pino Insegno: "Sono figlio della gente, non una vittima sacrificale. L'Eredità? Non sarebbe una promozione" - Intervista

Libero Magazine ha incontrato Pino Insegno prima della messa in onda della nuova edizione di Reazione a Catena, in onda nel preserale di Rai 1.

Stefania Meneghella

Stefania Meneghella

Giornalista

Giornalista pubblicista, scrittrice e critica d’arte, sono autrice di quattro romanzi e fondatrice di Kosmo Magazine

Vent’anni di parole e un’intesa vincente che tiene incollati milioni di italiani alla tv. Reazione a Catena festeggia lo storico traguardo delle venti edizioni e lo fa, per un altro anno, con uno dei volti più amati: Pino Insegno, ormai il re del preserale estivo di Rai 1. Una scenografia totalmente rinnovata e un avvio dedicato ai campioni storici del quiz: novità dopo novità, questa edizione del programma si preannuncia essere ricca di colpi di scena.

Intervista a Pino Insegno, conduttore di Reazione a Catena, in onda a partire dal 3 giugno su Rai 1

In questa intervista a Libero Magazine, Pino Insegno racconta i segreti della macchina del gioco e il bilancio di una carriera vissuta tra doppiaggio e comicità.

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La nuova stagione che sta per iniziare segna un traguardo storico: la ventesima edizione di Reazione a Catena. Tu c’eri nelle prime stagioni storiche e ci sei oggi. Che effetto fa vedere questo programma compiere vent’anni e rendersi conto di averne firmato un pezzo di storia così importante?

La sensazione è bella, perché abbiamo visto crescere questo programma. Ci sono stato in quattro edizioni, dalla seconda alla quinta, dopo l’amico Pupo. È stata un’avventura, un bambino che ho visto crescere e in cui ho subito riconosciuto una bellissima creatura. È veramente scritto bene da sempre, la cosa più importante è come si recita e si interpreta il testo di una trasmissione. Questa era infatti la mia preoccupazione: è però sempre stato un format bellissimo e fa un po’ paura sentire che compia vent’anni. Ho capito quanti anni fossero passati quando ho ascoltato le storie dei campioni che ho incontrato: la loro vita è cambiata radicalmente. Quello è stato il termometro del passaggio del tempo, che mi ha permesso di capire come una cosa bella possa non finire mai. Negli anni è stato sempre curato rinnovandolo ogni volta. In due anni sono cambiati i giochi, lo studio è cambiato, ma è mutato anche il modo di portarlo avanti. È andato avanti insieme al tempo.

In vent’anni è cambiata anche la televisione…

È vero. Io dico sempre che il calcio è cambiato ma non sono cambiati i tifosi. La tv è cambiata, ma magari la gente non così tanto quanto la tv. Quando si offre qualcosa che dà tranquillità in famiglia, difficilmente si sbaglia. Questo è quello che abbiamo sempre cercato di trasmettere anche con la Premiata Ditta. Siamo cresciuti con quella tv che metteva d’accordo tutta la famiglia, e c’è quindi grande attenzione in tutto questo. Quando si mette di fronte al pubblico uno spettacolo che ha rispetto di tutto e tutti, si vince.

La grande novità di quest’anno è appunto il torneo dei campioni storici. C’è una squadra del passato che ti è rimasta nel cuore per l’alchimia o per il modo di comunicare?

Mi sono affezionato a squadre che non sono campioni, che magari hanno girato una sola volta o una sola estate. Per me è bello quando senti i loro ragionamenti e mi piace ascoltarli ragionare. Mi accorgo ogni giorno che la lingua italiana è pazzesca; gli autori tirano giù milioni di parole ogni volta. Un esercizio che allena e rinfresca la mente.

In un’epoca di comunicazione veloce e dominata dai social, un programma basato sulla lingua italiana continua a fare ascolti record. Qual è il segreto di questo successo secondo te?

Proprio il portare avanti la bellezza della lingua italiana e delle sue sfaccettature. I dialetti sono tanti, ed io mi batto da tanti anni per far insegnare la lingua italiana a scuola.

L’anno scorso Reazione a Catena ha portato a casa dati di share straordinari, eppure si ha quasi l’impressione che la stampa e la critica abbiano fatto passare questo successo sotto traccia. Ti senti un po’ sminuito rispetto ad altri conduttori che vengono invece osannati con dati inferiori ai tuoi?

Da sempre, dai tempi della Premiata Ditta, sono sempre stato figlio della gente. A preoccuparmi è sempre stato il gradimento, non tanto i numeri, anche se questi fanno sempre la differenza. La vittima non mi si addice: quando c’è un problema, cerco di risolverlo diversamente, magari con un sorriso. L’importante è fare un buon prodotto e che abbia un ottimo gradimento da parte di tutti. Non mi sento affatto una vittima sacrificale; dopo 42 anni di onorata professionalità nel campo della tv, del doppiaggio e del teatro, mi sento molto fortunato ad essere ancora presente.

In questa stagione vi troverete a convivere con i Mondiali di calcio, che accenderanno i riflettori proprio nella vostra stessa fascia oraria. Come pensate di combattere la concorrenza di un evento del genere?

Non la puoi combattere; due anni fa, ci scontrammo con gli Europei di Calcio, con Wimbledon, Roland Garros, le Olimpiadi. Abbiamo comunque sempre fatto numeri interessanti e ci siamo ripresi alla grande. Quest’anno speriamo di replicare; i Mondiali hanno stavolta degli orari un po’ diversi, dato che andranno in onda spesso a mezzanotte, alle 2, alle 4, a mezzogiorno. L’unico dispiacere è non vedere la nostra Nazionale.

Raccogli il testimone da un inverno record de L’Eredità guidata da Marco Liorni. Tra l’altro Liorni è stato premiato con una promozione importante nell’access prime time estivo al posto di Affari Tuoi. Visti i tuoi risultati, Reazione a Catena per te è un punto d’arrivo o ambisci anche tu, in futuro, a una promozione di fascia?

Non la vedo come promozione; Reazione a Catena mi assomiglia di più rispetto a L’Eredità. Lì riesco a mettere in pratica il mio essere conduttore, attore, comico, doppiatore. Mi permette di tirar fuori anche altre doti. L’Eredità è un bellissimo programma e sì, mi piacerebbe farlo, così come anche Affari Tuoi. Non la vedo però come una promozione, ma come una disponibilità da parte mia di potermi cimentare anche con altro. Ormai ho trovato l’equilibrio giusto di fare quel passo indietro che un attore deve fare.

Nella tua carriera hai infatti usato la voce per far ridere ed emozionare. Qual è la maschera vocale più difficile da indossare, e quale senti più vicina al Pino di tutti i giorni?

Nella quotidianità, è quella che ho interpretato per doppiare l’attore americano Will Ferrell, che seguo da trentadue anni. Lui lo trovo molto vicino, anche se è il più faticoso. I più semplici sono invece stati Viggo Mortensen nel Signore degli Anelli oppure Jamie Foxx in Django, ma anche Ray Charles. I film più difficili sono quelli comici, mentre quelli più facili sono i drammatici. Per fare il comico devi conoscere la realtà e superarla.

Facendo un passo indietro, con la Premiata Ditta avete fatto la storia della comicità televisiva. Ti piacerebbe tornare con una reunion? Ne avete mai parlato?

La reunion è stata anche proposta. L’unica paura è che si è lasciato un ricordo bellissimo di quegli anni: sarebbe come tornare dopo vent’anni in un posto in cui sei stato così bene con tua moglie e ora assume un sapore diverso. Sarebbe bello rivederci, dato che quest’anno compiremmo quarant’anni, perché debuttammo nel 1986. La gente è abituata a vederci insieme, a me ha visto invecchiare e quindi non creo quel distacco. Sarebbe però bello una serata d’onore con tutti gli ospiti che vengono da noi, così come sono venuti con tutte le prime serate che abbiamo fatto.

Futuri progetti da raccontarci?

Nella mia vita ci sono sempre il teatro e il doppiaggio. Spero di tornare in tv con la seconda edizione di Facci Ridere, con Roberto Ciufoli, che è andato molto bene. Ci sono altri progetti importanti para-televisivi: sto per aprire in tutto il Lazio delle Accademie gratuite, che danno la possibilità ai ragazzi di formarsi sulle arti e mestieri. Si chiama Accademia Corrado Pani, dedicato a lui che è stato un mio grande amico ma anche un grandissimo attore. Vorrei riportare questi personaggi in tv: mi è capitato, nell’Intesa Vincente, che uscisse ad esempio il nome di Mastroianni e i concorrenti non sapessero chi fosse. Vorrei tanto che si dedicasse ogni giorno dell’anno a Ugo Tognazzi, Umberto Tozzi, Massimo Troisi, Totò e così via… Mi piacerebbe che i ragazzi li conoscessero: persone che hanno reso grande questa nazione e che hanno reso grandi la tv, il cinema e il teatro.


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