Raoul Bova oltre Don Matteo, la sua fiction speciale: “Ne ho parlato con mia figlia”. Cos’è Tutto l’amore che resta su Rai 1
L'attore è pronto a tornare in tv nei panni di un preside sognatore, fondatore di un Liceo per l'inclusività. E spiega perché la nuova serie è importante per i ragazzi di oggi.

Non solo Don Matteo (che comunque tornerà il prossimo anno). Per Raoul Bova la prossima sfida, in arrivo su Rai 1 domani sera 29 settembre, è la fiction "Tutto l’amore che resta". Una storia di umanità e vicinanza, in cui l’attore interpreterà il ruolo del preside sognatore Stefano Fogli, fondatore del Liceo Helen Keller per ragazzi con e senza disabilità. Dell’esperienza e della nuova sfida Bova ha parlato durante la conferenza di presentazione in Rai, svelando i suoi punti in comune con il protagonista e l’importanza di questo racconto per i giovani ragazzi (inclusa sua figlia). Ecco qui sotto tutti i particolari.
Raoul Bova, la nuova fiction Rai Tutto l’amore che resta (in attesa di Don Matteo)
Rai 1 torna a ospitare un personaggio interpretato da Raoul Bova, da domani alle 21.30, con i primi due episodi della nuova fiction "Tutto l’amore che resta". Un adattamento dell’amatissima serie francese "Lycée Toulouse-Lautrec", creata da Fanny Riedberger, che nella versione italiana ruota attorno al protagonista Stefano Fogli, fondatore di un Liceo sperimentale per l’inclusività dei ragazzi disabili.
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Entra nel canale WhatsApp"Sono un fan di Stefano", spiega Bova, "perché è un sognatore…mi piacciono i personaggi combattivi, che hanno una forte morale e che lottano anche quando le cose sono complicate". E il legame con la figura che interpreta stavolta è doppiamente sentito: "Ho studiato alle magistrali e ho iniziato il tirocinio nelle scuole elementari. Volevo insegnare, era uno dei miei obiettivi. Sognavo una scuola in cui anche lo sport fosse alla base dei rapporti umani".
Il protagonista Stefano, che vive con la moglie Laura e il figlio Luca, affetto da una malattia invalidante, sogna una scuola inclusiva e libera. Che "valorizzi la diversità", come racconta ancora l’attore, perché "l’educazione sentimentale dovrebbe diventare materia da insegnare, fondamentale per gli uomini e le donne del futuro".
L’esperienza di Bova con la figlia e le parole di Giulia Bevilacqua
Nel presentare la nuova fiction Rai, Bova scava anche nella sua esperienza personale di padre. "Mia figlia mi ha raccontato alcuni commenti di ragazzi che potevano sembrare innocui o ingenui", spiega, "ma che le stavano facendo male. A scuola ha avuto la libertà di parlarne con gli insegnanti che le hanno dato la possibilità di aprirsi. La situazione è rientrata immediatamente". Eppure, tanti "ragazzi e ragazze non parlano delle proprie difficoltà e da questo possono nascere fenomeni come il bullismo o il revenge porn".
Ascolto, educazione e inclusione sono quindi i cardini di "Tutto l’amore che resta". Come spiega anche Giulia Bevilacqua, presente nel cast nei panni di Michela, ispettrice del Ministero dell’Istruzione chiamata a verificare che nell’istituto sia tutto a norma: "Oggi va per la maggiore un linguaggio cinico, violento, di ghettizzazione. Questa serie invece parla di come tutti possano sentirsi giusti con le proprie diversità".
Accanto a Bova e Bevilaqua, nella storia compaiono anche Gloria Harvey, che interpreta la sedicenne della Roma bene Vittoria, e poi Francesco Leo, nei panni del paraplegico Giulio, e Adriana Savarese nel ruolo di Ambra.
