Caos Rai, che autogol su Ranucci, Fagnani e Cucciari: il requiem dei vicerè e i capricci della sinistra spianano la strada ai melanizzati
Sigfrido Ranucci, Francesca Fagnani e Geppi Cucciari crollano sotto il peso di dossieraggi, contratti milionari e pretese di smart working, regalando a Viale Mazzini l'occasione d'oro per fare pulizia.

Sigfrido Ranucci, Francesca Fagnani e Geppi Cucciari sono riusciti in un’impresa che nessun manuale di lottizzazione aziendale avrebbe mai potuto prevedere: farsi le scarpe da soli prima ancora che gli avversari potessero scendere in campo. Raccontare la nuova stagione dei palinsesti Rai come un semplice e tragico martirio in cui i puri e i giusti vengono spazzati via dalla cattiveria dei nuovi padroni è infinitamente semplicistico. La realtà che si respira è più divertente (si fa per dire): i vecchi vicerè si sono sgonfiati uno dopo l’altro, regalando alla governance la scusa d’oro e i pretesti perfetti per fare pulizia. Quando hai la pancia piena, i capricci logistici e i polveroni editoriali che ti scoppiano tra le mani, i "piani alti" non devono nemmeno prendersi il disturbo di fare i cattivi; gli basta sedersi in prima fila con i popcorn e aspettare il più classico degli autogol per ripulire la casa.
Il Vietnam di Report
Il termometro di questo suicidio collettivo segna temperature da record a via Teulada, dove la trincea d’assalto si è trasformata in una rissa da ballatoio con tanto di pesci in faccia davanti ai distributori del caffè. Sigfrido Ranucci perde lo scettro solitario di Report, ma non per rotazione di routine: a dare il pretesto perfetto all’azienda è stato il caos mediatico nato attorno alle relazioni pericolose e alle chiacchierate con Valter Lavitola sui business dei carbon credit in Zimbabwe. Davanti al ridimensionamento, la redazione si è comportata come uno Stato nello Stato: prima hanno fatto terra bruciata intorno alla prima scelta dei vertici, Giulia Presutti, impallinandola con un fuoco amico talmente violento da costringerla a una ritirata umiliante prima ancora di toccare il microfono, e poi hanno portato l’anarchia in cortile. Vedere gli storici Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni trasformati in ultras che aggrediscono verbalmente Salvo Sottile (prossimo conduttore di Ore 14), urlandogli "venduto" e accusandolo di sciacallaggio editoriale, è l’istantanea di un regno allo sbando. Per fermare la "guerra civile", la dirigenza ha dovuto calare le braghe e accettare la tregua armata imposta dal vicoreame: dentro la fedelissima Claudia Di Pasquale, accolta tra baci e abbracci da una redazione che ha difeso il fortino, mentre l’ex capo appiedato ironizza su conduzioni a cinque o sei e minaccia ricorsi d’urgenza, escludendo per ora la politica ma evocando il mostruoso che ci governa.
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Entra nel canale WhatsAppLe belve addomesticate
A ruota, si consuma lo sgonfiamento dei fanta-intoccabili della seconda rete, e ci pensa Francesca Fagnani a dimostrarlo, rifugiandosi in un silenzio strategico mentre i direttori d’area provano a rimediare al pasticcio estivo del suo contratto di esclusiva. Corteggiata per il dopo-Sciarelli a Chi l’ha visto? e poi rimbalzata per un interno, poi ipotizzata come traghettatrice d’emergenza proprio per guidare lo sfacelo di Report e infine lasciata con un pugno di mosche in mano, la compagna di Chicco sbatte la porta sentendosi non valorizzata. Ma la retorica del danno insostituibile per l’azienda si scontra con la dura realtà del telecomando, perché il suo confessionale tv, Belve, aveva già perso da un pezzo il graffio delle origini, trasformandosi in una sfilata ripetitiva di celebrity e gossip edulcorato che fa sbadigliare pure i gattini.
Il treno perso per Milano
Lo stesso cortocircuito si ripete, paro paro, sulle frequenze di Rai Radio 1, dove la fine di un’era si scontra contro il tabellone dei treni regionali. Geppi Cucciari saluta Un giorno da pecora dopo 11 anni e ben 2.000 puntate passate a fare il contropelo alla politica in coppia con Giorgio Lauro. Mantenendo la conduzione di Splendida Cornice, la pasionara sarda chiedeva di poter trasmettere in diretta da Milano per metà della stagione, come le era sempre stato concesso. Ma con il nuovo vento contrario, la governance ha deciso di azzerare i vecchi privilegi, esigendo la presenza fisica in studio nella Capitale. Davanti al suo rifiuto di fare la pendolare, l’azienda ha applicato il cinismo del controllo organizzativo e le ha dato il benservito. Un autogol perfetto che ha permesso a Viale Mazzini di unire l’utile al dilettevole: tagliare le voci "scomode" e liberare la sedia per la nuova stagione.
Il vuoto viene occupato al volo da Nancy Brilli, che risolve ogni grana sul campo: vive a Roma, garantisce la presenza fisica in studio per tutta la stagione e ci mette il solido mestiere di chi sa fare spettacolo senza la pretesa snob di fare la lezioncina di morale. Il fattore politico qui è sussurrato, impalpabile: l’attrice ha espresso pubblicamente la sua stima per la premier, definendola una donna tutta d’un pezzo. A Viale Mazzini si ringrazia e si riorganizza il palinsesto senza colpo ferire, ma la strada è stata spianata dalla sinistra-vecchia guardia: chi ha il pane non ha i denti, e chi si credeva intoccabile ha finito per lasciare le chiavi del salotto a chi ha più fame, flessibilità e pragmatismo.
