Teatro delle Vittorie, interviene l'AD Giampaolo Rossi: "Il teatrino della retorica, è surreale. La Rai non è un museo"
Tra polemiche, numeri e visione industriale, l’ad Rai difende la scelta con una posizione netta e parlando del ruolo dell'emittente.

Il caso del Teatro delle Vittorie continua ad agitare il dibattito pubblico, trasformandosi rapidamente da questione immobiliare a simbolo di uno scontro più ampio tra memoria storica e necessità industriali. La Rai, finita al centro delle polemiche per la decisione di cedere uno dei luoghi più iconici della televisione italiana, ha scelto di non arretrare, ribadendo con forza una linea che guarda soprattutto al futuro. In questo contesto si inseriscono le parole dell’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, che ha provato a riportare la discussione su un piano più concreto, tra numeri, sostenibilità e prospettive.
Il piano Rai e le parole dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi
Il punto da cui parte la riflessione dell’ad della rete del servizio pubblico è molto chiaro: "Il piano immobiliare è parte integrante del piano industriale e serve non per dismettere immobili, ma per costruire il futuro della Rai, che ha un patrimonio immobiliare da 750mila mq su tutto il territorio nazionale. A regime il piano porterà risparmi per oltre 10 milioni l’anno".
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Entra nel canale WhatsAppGiampaolo Rossi ribalta così l’idea di una Rai impegnata a svendere i propri beni, restituendo invece l’immagine di un’azienda che cerca di alleggerire una struttura diventata nel tempo troppo pesante e complessa da gestire. Il patrimonio immobiliare, con un’età media di circa quarant’anni, rappresenta infatti oggi una sfida in termini sia economici sia organizzativi.
Il problema del Teatro delle Vittorie
È inevitabile che il focus si concentri proprio sul Teatro delle Vittorie, diventato in poche settimane il cuore della polemica. Un luogo che per molti rappresenta un pezzo di storia della televisione italiana, ma che per la dirigenza Rai non è più adeguato agli standard produttivi attuali. Non a caso, l’ad ha usato parole molto nette: "Ho trovato il dibattito in parte surreale. Dal Teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile". Una frase che risponde a tono al clima acceso di questi giorni, in cui il valore simbolico del teatro si è spesso scontrato con considerazioni molto più pragmatiche. Infatti, stando a quanto riportato, mantenere la struttura comporterebbe una spesa complessiva di 14 milioni di euro: "Nessuno nega il valore affettivo e storico del luogo. Ma è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio, acquistato negli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo. Non risponde più agli standard produttivi. Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni: sette per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita". Una dichiarazione che evidenzia le incongruenze tra memoria e sostenibilità.
La possibilità di una soluzione pubblica tra Rai e Ministero
Nonostante la fermezza della posizione, Rai lascia comunque aperto uno spiraglio. "Se il ministero della Cultura o altri enti vorranno acquisirlo, la Rai metterà a disposizione materiali, scenografie, teche". Una soluzione che permetterebbe da un lato di preservare il valore storico del Teatro delle Vittorie e dall’altro di non gravare sui conti aziendali. Intanto il caso del Teatro delle Vittorie finisce così per rappresentare qualcosa di più grande: il tentativo della Rai di ridefinire la propria identità nel cambiamento televisivo attuale: "Non si può chiedere alla Rai di diventare digital media company e insieme incatenarla a una dimensione museale".
