Raffaella Carrà, il figlio adottivo fa causa al musical di Cannito. La reazione scioccata: "Mi aveva fatto i complimenti"
Gian Luca Pelloni Bulzoni avrebbe presentato al Tribunale di Roma una richiesta di inibizione. Ma a detta del regista si era dimostrato entusiasta del progetto.

Luciano Cannito, regista del musical dedicato alla Carrà, si è ritrovato al centro di una causa intentata da Gian Luca Pelloni Bulzoni, figlio adottivo della diva italiana. Una mossa che ha spiazzato Cannito, come lui stesso ha rivelato al settimanale Oggi, anche perché (a detta del regista) Pelloni Bulzoni si era dimostrato entusiasta per il progetto dedicato alla madre. Eppure questo non avrebbe impedito un epilogo decisamente amaro. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Raffaella Carrà, la richiesta del figlio adottivo al tribunale
Pelloni Bulzoni, figlio adottivo segreto di Raffaella Carrà, aveva presentato al Tribunale di Roma una richiesta di inibizione alla "realizzazione, distribuzione, pubblicizzazione e rappresentazione, in qualsiasi forma e tramite qualunque mezzo" del musical, per l’assenza del suo consenso. A legittimare la sua posizione in giudizio, il ruolo di erede della Carrà, che lo avrebbe spinto ad agire in qualità di "titolare dei diritti sull’immagine, sulla voce e sul nome, reale e d’arte, nonché dei dati, delle informazioni sulla sua vita personale e professionale perché altresì titolare del diritto morale e dei diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno dell’artista".
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Entra nel canale WhatsAppIl Tribunale di Roma ha però respinto la richiesta, come riportato Il Fatto Quotidiano. Ma anche se la vicenda legale si è conclusa (almeno per ora) a favore della produzione, sono state le dichiarazioni del regista Luciano Cannito a riaccendere il dibattito sulla questione.
Il racconto di Luciano Cannito
Il regista ha infatti svelto a Oggi di essere andato a trovare Pelloni Bulzoni a Roma il 26 giugno 2025, con l’intenzione di illustrargli nei dettagli il progetto "affinché tutto procedesse nel massimo rispetto". Un incontro che, stando alla sua versione, si era svolto in un clima di grande cordialità: "Mi ha accolto con gentilezza e sembrava davvero entusiasta del mio lavoro. Raffaella si fidava. E mi creda, ci sono molte altre persone che si fingono suoi amici e se ne approfittano perché lei non c’è più".
Tant’è che Cannito ammette di aver faticato a collegare quell’incontro positivo con il ricorso arrivato successivamente: "Non mi aspettavo il ricorso da lui presentato ma non ne ho capito il perché. Per un po’ ho addirittura creduto che la causa si riferisse al primo spettacolo, Bailo Bailo". Poi la conclusione dolceamara: "Vi assicuro che il figlio adottivo della Carrà mi ha fatto addirittura i complimenti". Meglio allora che la vicenda si sia chiusa in un nulla di fatto. Anche se resta il dispiacere, almeno da parte di Cannito, per questa spiacevole parentesi legale.
