Per questo film, Ennio Morricone e Quentin Tarantino seppellirono persino l'ascia di guerra
Tra il regista e il compositore il sodalizio creativo è stato sicuramente profittevole, ma tra i due non è mancato qualche screzio

Da amante del Cinema in ogni sua forma, e in particolare del Western, Quentin Tarantino non poteva non apprezzare un maestro delle colonne sonore come Ennio Morricone, che proprio grazie alle sue musiche ha contribuito a far conoscere nel mondo il western all’italiana. Per anni, il cineasta di Knoxville ha tentato, infruttuosamente, di coinvolgere il compositore romano, scomparso nel 2020, nei suoi lavori. Tra i due, si dice, non scorresse buon sangue, ma per un film in particolare i due seppellirono "l’ascia di guerra". Una pellicola che ha fruttato a Morricone il suo secondo Oscar, oltre a una sfilza di altri premi.
Quando Quentin Tarantino riuscì a coinvolgere Ennio Morricone per The Hateful Eight
Quentin Tarantino aveva già usato musiche composte da Ennio Morricone per i suoi film, in particolare Kill Bill, in cui ci sono brani presi da Il buono, il brutto e il cattivo, Per un pugno di dollari e Il mercenario, e per Django Hunchained. Ma prima di The Hateful Eight non era mai riuscito a farsi scrivere da lui musiche specifiche. Già nel 2009 aveva tentato di coinvolgere il Maestro per Bastardi senza gloria. Purtroppo per lui, Morricone all’epoca era impegnato con altri progetti, nello specifico Baarìa di Giuseppe Tornatore, e dovette declinare l’offerta.
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Entra nel canale WhatsAppIl secondo, fruttuoso tentativo, fu appunto quello per The Hateful Eight, settima pellicola del regista di Knoxville. Anche in questo caso il rifiuto fu a un passo, poiché Morricone era alle prese nuovamente con un film di Tornatore (La corrispondenza). In un primo momento, Tarantino venne rifiutato al telefono ma decise di non demordere, presentandosi direttamente a casa del Maestro con la sceneggiatura in mano. E lo convinse. Morricone non perse un attimo, mettendosi subito a lavorare alle musiche che gli sarebbero valse l’Oscar nel 2016 (il secondo, dopo quello alla carriera nel 2007) e una sfilza di altri premi, tra cui il Golden Globe e il BAFTA.
Un rapporto non propriamente idilliaco
Nel 2018 aveva iniziato a circolare un’intervista, pubblicata sull’edizione tedesca di Playboy, in cui veniva riportato che Morricone avesse dato del cretino a Tarantino. Niente di vero, tant’è che con una nota il giornale prese le distanze dall’autore del pezzo, Marcel Anders, reo di aver "riprodotto erroneamente" le dichiarazioni del compositore. Ma che tra i due non scorresse proprio buon sangue è cosa nota. Nella sua autobiografia, Ennio, un maestro. Conversazione (2018), scritta assieme a Giuseppe Tornatore, Morricone aveva dichiarato che "se prendi un pezzo da un film, un pezzo da un altro, un pezzo da un altro ancora, una coerenza musicale non l’avrai mai".
C’è poi stato l’episodio dell’affermazione di Tarantino ai Golden Globes 2016, quando aveva paragonato Morricone a Schubert e Mozart. Il Maestro aveva replicato caustico: "Le sue parole un po’ mi hanno fatto piacere, un po’ mi hanno anche dato l’impressione che stesse prendendomi per i fondelli, forse con l’obiettivo di creare pubblicità attorno al film. Non credo a giudizi simili, sono adulazioni". Insomma, un sodalizio creativo sicuramente profittevole, ma non privo di una certa dose di acredine.
