Venezia 2026, Alberto Barbera rompe il silenzio sulla polemica contro il film Dau: "Menzogne e manipolazione, atto meschino"
Il direttore della Mostra Internazionale del Cinema prende la parola in merito alla pellicola russa al centro delle polemiche

Il direttore della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Alberto Barbera, ha preso in prima persona la parola in merito alla polemica legata al film russo Dau, diretto da Ilya Khrzhanovsky, affidando il proprio pensiero a Instagram. "Dau non è un film russo, non è propaganda filoputiniana", scrive. L’Ucraina, in una nota congiunta del ministero degli Esteri e di quello della Cultura, aveva condannato l’inclusione della pellicola nella Mostra, definendola una "selezione particolarmente dolorosa" che suscita "profonda preoccupazione".
Non si placa la polemica attorno alla Biennale di Venezia per il film russo Dau
"Lo so che in Ucraina, invasa dai russi, c’è una guerra sanguinosa e crudele in atto. Ma costruire un castello di accuse fondato su premesse menzognere e manipolazione della realtà per attaccare la Biennale e un film invitato in concorso, è un atto meschino e inaccettabile". Lo ha scritto Alberto Barbera, direttore della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia su Instagram, affidando ai social network il proprio pensiero e punto di vista sulla critica che è piovuta addosso alla Mostra da parte dell’Ucraina e dell’opinione pubblica. "Dau è un film di denuncia dei regimi totalitaristici e della loro intrusione nella vita dei cittadini per limitarne la libertà, è l’opera di un dissidente russo finito nelle liste di proscrizione del regime come terrorista e nemico dello Stato, un regista che sin dall’inizio ha preso posizione contro l’invasione russa dell’Ucraina", ha aggiunto.
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Entra nel canale WhatsAppBarbera si domanda perchè "questo cortocircuito inspiegabile ai danni di un film che gli accusatori non hanno evidentemente ancora visto? Perché fare della Biennale l’ennesimo bersaglio di un attacco gratuito e ingiustificato?". "Forse perché la Biennale di Venezia è rimasto uno dei pochi baluardi al mondo a difendere la libertà di espressione, a prescindere dalla provenienza geografica e dalla nazionalità. Difendiamone l’autonomia e la libertà", conclude.
Chi è Ilya Khrzhanovsky e qual è il punto di vista di Kiev
Ilya Khrzhanovsky, regista di Dau, in aperto contrasto col regime di Vladimir Putin, nel 2024 ha rinunciato alla cittadinanza russa per prendere quella britannica, tedesca e israeliana. A quanto si legge sul portale Peacelink.it, già nel 2014 firmava lettere a sostegno dell’Ucraina, che ha ripetutamente condannato l’invasione del 2022, che ha contribuito all’intervista di Zelensky ai giornalisti dell’opposizione russa, che espone la bandiera ucraina sul suo profilo Instagram. Un uomo che il regime di Putin ha inserito nella lista degli "agenti stranieri".
Il punto di vista del governo di Kiev non lascia spazio all’interpretazione. Nella nota ufficiale si legge: "In un momento in cui la Russia continua la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, distruggendo sistematicamente le nostre città, il nostro patrimonio culturale e la nostra identità nazionale, concedere una delle piattaforme culturali più prestigiose a un progetto legato allo Stato russo e alle sue reti di influenza trasmette un messaggio profondamente inquietante. Rispettiamo pienamente l’indipendenza curatoriale e il giudizio artistico del Festival. Allo stesso tempo, la cultura non può essere considerata isolatamente dalla politica né valutata esclusivamente in base al merito artistico, a prescindere da chi la finanzi o a quali interessi serva in ultima analisi".
