Pippo Baudo, il ricordo di Fabio Fazio e l'incredibile aneddoto: "Lui poteva tutto, gli ho visto fare cose impossibili: era un format lui stesso".
Il ricordo del conduttore di Che Tempo Che Fa, che svela anche il suo rammarico più grande

"Era curioso, moderno, mai stato di retroguardia. Aveva voglia di sperimentare". A un anno dalla scomparsa di Pippo Baudo, morto il 16 agosto 2025, Fabio Fazio lo ricorda sulle pagine de La Repubblica ripartendo dall’aspetto che più lo definiva: una fame costante di novità e l’istinto nell’intercettare la stoffa artistica altrui che poi si trasformava nella puntuale soddisfazione di poter dire: "L’ho inventato io!". "Cercava sempre il talento. Un genio che aveva lo spirito scanzonato del capocomico", spiega il conduttore di Che Tempo Che Fa. Davanti alla macchina dello spettacolo Baudo manteneva l’entusiasmo di un bambino al luna park, pretendeva ordine e garantiva a ogni trasmissione una linea precisa.
L’aneddoto (incredibile) sull’intervento di Pippo Baudo a favore di Enrica Bonaccorti
Ma soprattutto, dice Fabio Fazio, Pippo era unico, di più: "Lui poteva tutto". E per spiegarne l’autorità tira fuori un aneddoto legato a una sera in un teatro, a Roma. Racconta Fazio: "Vado in un teatro ed era strapieno di gente. Enrica Bonaccorti gli va incontro, concitata: ‘Pippo io dovrei fare una telefonata’. Lui urla nel foyer: ‘Un telefono per Enrica’. In dieci secondi arriva un telefono con la prolunga". E aggiunge, per spiegare quanto Pippo Baudo sia stato veramente unico nella storia della televisione: "Era un format a sé stante, quando ancora non esisteva il concetto di format".
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Entra nel canale WhatsAppDal varietà costruito con l’orchestra di Pippo Caruso e il balletto fino all’impostazione del Festival di Sanremo in cinque serate per come lo si conosce oggi, il conduttore siciliano ha fissato gli standard della produzione di prima serata.
E se c’è un rammarico per Fabio Fazio, è quello di non averci mai lavorato insieme: "Non ci ho mai lavorato insieme ed è il mio rammarico. Però è venuto spesso ospite da me e ho avuto l’occasione di fare interviste molto belle, come intercorrevano telefonate affettuose".
E proprio da queste chiacchierate lontane dalle telecamere, Fazio ricorda il pensiero di Pippo Baudo sulla trasformazione della televisione, oggi così lontana da quel giocattolo magico dell’epoca d’oro della sua carriera e dei suoi indimenticabili successi, orgogliosamente nazional popolari o, come li definisce Fazio "ultrapop". "Si rammaricava dell’avarizia con cui si costruivano i programmi, la ripetitività dei format", ricorda il conduttore di Che Tempo Che Fa, tracciando la distanza irreversibile con l’epoca d’oro : "La tv non è più costruita per rappresentare un’immaginario collettivo, ma è finita quella rispettosa, popolare, educata. Non credo che alcuno si ponga più il problema di una narrazione coerente, quella che Pippo incarnava".