Pino è - Il viaggio del musicante, pagelle: Elodie magia pura (10), Emma fuori categoria (9). Ma Clementino è fuori posto (4)

Pino è - Il viaggio del musicante in onda il 6 giugno 2026 su Rai 1: i top e i flop della serata evento da Piazza del Plebiscito a Napoli

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Elodie Emma
IPA

Rai 1 ha proposto sabato 6 giugno 2026 Pino è – Il viaggio del musicante. Il concerto evento dedicato a Pino Daniele è una replica già andata in onda e registrata a Napoli, a Piazza del Plebiscito nel settembre 2025. La serata è stata condotta da Carlo Conti e Fiorella Mannoia con una scaletta ricca di nomi che hanno conosciuto l’artista e lo hanno omaggiato a 70 anni dalla sua nascita e 10 anni dalla sua scomparsa. Vediamo allora i promossi e i bocciati con le pagelle della prima serata di Rai 1 in onda il 6 giugno 2026.

Pino è – Il viaggio del musicante: i promossi del concerto evento su Rai 1

Elodie ipnotica. Voto 10. In collegamento dal museo che a Napoli custodisce alcuni dei tesori legati a Pino Daniele, Elodie ha firmato una performance magnetica di Qualcosa arriverà. Un’esibizione capace di attraversare lo schermo e arrivare dritta in Piazza del Plebiscito, quasi annullando la distanza fisica. Non era lì, ma era ovunque. Elodie ci ha abituati a performance ad alta intensità, fisiche, viscerali, sempre in movimento. Qui però ha scelto un’altra strada: meno corpo, più anima. E il risultato cambia prospettiva. Questo omaggio a Pino Daniele tira fuori una versione diversa dell’artista: meno costruita, più istintiva, a tratti ruvida, ma proprio per questo autentica. Ed è nelle pieghe meno controllate che si vede la sua verità.

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Emma non si smentisce mai. Voto 9. La sua presenza non era un dettaglio, né tantomeno una scelta casuale. Emma Marrone ha un legame preciso con la storia che stava andando in scena: Pino Daniele l’aveva voluta con sé in un’epoca in cui i talent show erano ancora visti come una scorciatoia sospetta, quasi una macchia difficile da cancellare. Quella scelta, oggi, pesa più di qualsiasi retorica: ha aperto una strada e ha dimostrato che da un palco televisivo si può arrivare anche dove, per molti, non si sarebbe mai dovuti entrare. In tailleur nero e con un’emozione evidente ma trattenuta, Emma su Stare bene a metà ha portato a Piazza del Plebiscito un’intensità rara, di quelle che non cercano consenso ma lo ottengono comunque. Non era una semplice esibizione. Era un ritorno di senso. E sì: Pino ne sarebbe stato orgoglioso. E forse, ancora di più, dovrebbe esserlo lei di sé stessa.

Noemi e Stash: l’Italia non vi merita. Voto 8. Due artisti diversissimi, un’unica condanna: essere costantemente sottovalutati. Da anni Noemi e Stash fanno il loro lavoro con una qualità che molti celebrati colleghi possono soltanto inseguire, eppure continuano a essere trattati come se appartenessero alla seconda fila. Stash ha acceso Piazza del Plebiscito con Quanno chiove e A me me piace ‘o blues. La cosa più difficile? Non ha provato a fare Pino Daniele. Non lo ha imitato, non lo ha scimmiottato, non si è nascosto dietro la nostalgia. Ha interpretato quei brani con personalità, rispetto e identità, riuscendo nell’impresa più complicata: renderli suoi senza tradirli. Noemi, sulle note di Dubbi non ho, è stata intensa senza essere teatrale, potente senza essere pesante, spontanea senza rincorrere l’effetto speciale. Una presenza scenica che riempie il palco senza bisogno di urlare. Perché continuiamo a considerarli outsider quando giocano con la naturalezza dei fuoriclasse? Forse il problema non è il loro talento. È che in Italia ci siamo abituati a riconoscerlo sempre con qualche anno di ritardo.

Geolier, campione di umiltà. Voto 7,5. "Pino non si può interpretare. Pino si canta sul ‘iss". Bastano queste parole, dette dopo aver affrontato Napul’è, per raccontare più di mille analisi. Geolier ha dimostrato ancora una volta che i numeri, da soli, non spiegano tutto. Stadi pieni, arene sold out, una crescita fulminea che lo ha reso in pochi anni uno dei nomi più centrali della scena italiana. Eppure, quando si è trattato di confrontarsi con un gigante come Pino Daniele, ha scelto la via più difficile: quella della misura. Niente sovrastrutture, niente esibizionismo, solo rispetto e passo indietro. In Napul’è non ha cercato di "battere" il brano. Ha capito che certi pezzi non si dominano: si attraversano. Ed è lì che emerge il punto vero. Geolier è la prova vivente che talento, successo e numeri non bastano a raccontare un artista. Serve altro. E quel "altro", oggi, si chiama ancora una volta umiltà.

Pino è – Il viaggio del musicante: i bocciati della serata evento su Rai 1

Clementino e Rocco Hunt: non è sempre una sagra di paese. Voto 4. Sia chiaro: nessuno ce l’ha con la goliardia, la simpatia o con l’energia da festa di piazza. Ma questo copione, tra pacche sulle spalle, "uagliò" distribuiti a raffica e complicità ostentata ogni trenta secondi, comincia a sembrare un disco incantato. Nessuno pretende artisti ingessati, però esiste anche una via di mezzo tra l’istituzionale e l’animatore da villaggio turistico. La loro versione di ‘O Scarrafone, al fianco di Tullio De Piscopo e Tony Esposito, ha reso ancora più evidente il divario: da una parte fuoriclasse che hanno scritto pagine di musica, dall’altra due interpreti apparsi fuori contesto. Più che protagonisti, Clementino e Rocco Hunt sembravano ospiti capitati sul palco sbagliato.

Mancava Pino Daniele: voto 3. Ci hanno provato tutti. Con rispetto, impegno e anche una discreta dose di coraggio. Per chi non mastica il napoletano, confrontarsi con il repertorio di Pino Daniele era già una salita ripida. E l’impegno si è visto. Il problema è un altro: quelle canzoni non sono semplicemente brani da eseguire, sono pelle, strada, anima. E quella miscela ruvida, viscerale e inconfondibile che Pino sapeva metterci dentro non è replicabile. Più di una cover ha mostrato la corda. Perché a mancare, alla fine, non era la tecnica. Era Pino.


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